Psr, approvati dall’Europa tutti i piani regionali

Parte una politica che per l’Italia vale 20,85 miliardi in sette anni


Psr

I Psr italiani ed europei sono stati tutti approvati, al 24 novembre 2015. Finalmente la programmazione dello sviluppo rurale 2014-2020 può prendere avvio in tutte le Regioni.

L’approvazione dei Psr italiani è proceduta con molta lentezza, molto più lentamente della maggior parte degli altri paesi europei; a settembre 2015 erano stati approvati solo 12 Psr italiani sui 23 previsti; a ottobre altri 2 Psr; poi a novembre, il rush finale con l’approvazione degli ultimi 9 (tab. 1).

 

Regioni del Nord, più virtuose

Il percorso di approvazione era iniziato il 26 maggio 2015 con i primi 5 Psr (Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Bolzano, Rete Rurale Nazionale); in generale le Regioni del Nord Italia sono state più veloci nel negoziato con Bruxelles, a eccezione della Regione Molise, che è stata la più virtuosa delle Regioni del Sud, avendo avuto il Psr approvato il 2 luglio 2015, prima di molte Regioni del Nord.

Solo il 24 novembre 2015, ultimi in graduatoria, sono arrivati i Psr di Puglia e Sicilia.

Un’Italia con velocità molto diverse.

Alcune Regioni hanno già emanato i primi bandi della nuova programmazione 2014-2020. All’opposto, altre Regioni, in prevalenza del Sud Italia, sono alle prese con la conclusione dei pagamenti dei Psr 2007-2013.

 

Psr italiani in ritardo

L’approvazione degli ultimi Psr, alla data del 24 novembre 2015, evidenzia il grave ritardo dell’avvio della politica di sviluppo rurale 2014-2020.

Occorre ricordare che il Psr è solo il primo atto della programmazione e gestione delle risorse finanziarie. Appena giunta l’approvazione del proprio Psr, ogni Regione dovrà procedere all’istituzione del nuovo comitato di sorveglianza e all’individuazione dei criteri di selezione delle misure; solo dopo queste procedure le Regioni possono predisporre i bandi (che richiedono, a volte, alcuni mesi) e poi possono procedere alla pubblicazione dei bandi.

Gli agricoltori delle Regioni, che hanno avuto il Psr approvato in ritardo, dovranno attendere i prossimi mesi maggio-giugno 2016 per vedere un bando pubblicato.

La partenza in ritardo dei Psr accresce il rischio di disimpegno delle risorse finanziarie, anche se in questa programmazione c’è una maggiore elasticità.

Per il periodo 2014-2020 vale la cosiddetta regola “n+3” (art. 136 del Regolamento CE 1303/2013), anziché la regola “n+2”, che vigeva nella programmazione 2007-2013; pertanto le certificazioni di spesa devono essere presentate alla Commissione entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello dell’impegno nell’ambito del Programma.

Speriamo che questa maggiore elasticità consenta ad alcune Regioni italiane di non “rimandare” i soldi a Bruxelles come è successo nella programmazione 2007-2013.

 

In Italia: 23 Psr

La programmazione 2014-2020 vede la coesistenza di 2 Psrn (nazionali), insieme ai tradizionali 19 Psr regionali e ai 2 Psr delle province Autonome di Trento e Bolzano, per un totale di 23 Psr.

I Psrn (nazionali) sono due:

–   “Rete rurale nazionale”;

–   “Programma di Sviluppo Rurale Nazionale”, che riguarda tre misure: gestione rischio, biodiversità animale, infrastrutture irrigue.

La politica di sviluppo rurale in Italia vale 20,85 miliardi di euro in sette anni (tab. 2). Un’opportunità che va utilizzata bene.

Una somma del 6% superiore rispetto a quella della programmazione 2007-2013, a dimostrazione della crescente importanza dello sviluppo rurale nell’ambito della Pac.

L’Italia ha deciso di destinare 18,6 miliardi di euro all’attuazione dei programmi regionali e 2,2 a misure nazionali.

La Regione italiana con maggiore dotazione finanziaria è la Sicilia con 2,2 miliardi di euro; a seguire la Campania con 1,8 miliardi, la Puglia con 1,6 miliardi e la Sardegna con 1,3 miliardi (tab. 2).

 

Le misure

Le Regioni hanno costruito i loro Psr avendo a disposizione un menu di 19 misure e 64 sottomisure, previsti dai regolamenti comunitari (Reg. 1305/2013 e Reg. 808/2014).

Le Regioni hanno potuto decidere le misure da usare (e come) per raggiungere gli obiettivi fissati, in base alle 6 priorità e alle 18 focus area. Ogni Psr deve contenere almeno quattro delle sei priorità.

L’elenco completo delle misure è riportata nella tabella 3.

Le Regioni non hanno necessariamente attivato tutte le misure; quindi u

na lettura del Psr deve verificare le misure attivate e analizzarne con attenzione i contenuti.

Ogni misura si caratterizza per alcune informazioni essenziali:

–   obiettivi della misura;

–   beneficiari;

–   condizioni per l’accesso agli aiuti;

–   entità e importo dell’aiuto.

Inoltre è molto importante la ripartizione finanziaria di ogni misura, che identifica la scelta politica più importante che caratterizza ogni Regione.

 

Conoscere il proprio Psr

La Pac (pagamenti diretti e politica di sviluppo rurale) in Italia vale 7,4 miliardi di euro annui. Le Amministrazioni pubbliche hanno il dovere di utilizzarli con efficienza ed efficacia; purtroppo l’incapacità amministrativa di molte Regioni sono un vero ostacolo per l’agricoltura italiana e per i territori rurali.

Gli agricoltori devono esigere un cambiamento e un miglioramento radicale della politica agraria nazionale e regionale.

Il Psr è lo strumento di politica agraria più importante per un agricoltore ed è facilmente reperibile sui siti web delle varie Regioni italiane. Sullo stesso sito, le Regioni dovranno pubblicare i bandi e le graduatorie dei beneficiari ammessi a finanziamento.

L’agricoltore deve investire un po’ di tempo nella conoscenza del proprio Psr regionale e, possibilmente, anche dei due Psrn (nazionali). Si tratta di risorse che non ci si può permettere di non utilizzare.

 

Leggi l’articolo completo di tabelle su Terra e Vita 48/2015 L’Edicola di Terra e Vita


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