Il progetto CombiMais non si ferma

Si passa alal terza fase della ricerca di filiera del mais, con l’obiettivo di arrivare a 200 q/ha


CombiMais

Non c’è due senza tre. Il progetto CombiMais Idrotechnologies, che dopo i primi due anni di ricerca era stato dichiarato concluso (in occasione di Expo), passa invece alla fase 3 e prosegue quindi anche per il terzo anno.

«Tre anni fa avevamo deciso di svolgere questa ricerca di filiera del mais – spiega l’ideatore Mario Vigo – coltura strategica per l’Italia e per la Lombardia in particolare, e dopo i primi due anni di attività in effetti avevamo pensato di non proseguire più con questa iniziativa. Poi, alla luce della mancata risposta delle Istituzioni (l’iniziativa è condotta esclusivamente da aziende private, senza contributi pubblici) e delle recenti dichiarazioni di Giovanni Fusco di Assosementi (“Temiamo un ulteriore calo delle superfici a mais anche per il 2016, con il rischio di non poter disporre di mais italiano per sorreggere produzioni Dop di punta come prosciutti e formaggi. È quindi necessaria una forte collaborazione tra tutti gli attori di questo settore per trovare soluzioni adeguate”), abbiamo deciso di tornare a lavorare su CombiMais, sperando che alla fine arrivino anche dei segnali da parte di Istituzioni nazionali e locali (Regione)».

L’obiettivo di “CombiMais 3” rimane lo stesso (cioè 20 t di qualità), così come sono confermati i 30 ettari dell’azienda agricola Folli dei fratelli Vigo a Mediglia (Mi), con un protocollo di produzione convenzionale, ma anche alcune innovazioni. Partecipano le stesse aziende dei primi 2 anni (Syngenta, Netafim, Unimer, Cifo, Same Deutz-Fahr e Kuhn) e da quest’anno il coordinamento è affidato ad Amedeo Reyneri dell’Università di Torino. «Dal punto di vista delle tecniche colturali – conclude Vigo – abbiamo diversi pacchetti che prevedono innovazione: concimazione localizzata alla semina, densità d’impianto più o meno elevata, genetica Artesian Syngenta per gli aspetti idrici, concimazione per via radicale e fogliare, difesa in pre-emergenza, controllo della piralide, installazione di sensori per monitorare la disponibilità idrica del terreno ed eventualmente fertirrigazione. In altre parole, andremo a misurare in modo sempre più preciso tutti gli input».

A questo punto non resta che attendere la semina, prevista alla fine di marzo-inizio di aprile.

Leggi l’articolo completo su Terra e Vita 09/2016 L’Edicola di Terra e Vita


Pubblica un commento