Primavera, momento clou per le concimazioni

Gli interventi che si vanno a programmare riguardano frutticole, mais e pomodoro


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Negli anni ’80 era consuetudine effettuare corpose concimazioni azotate negli arboreti nel mese di febbraio, ma successivamente la ricerca ha evidenziato che questi interventi andavano in massima parte sprecati, in quanto in realtà le colture frutticole iniziano ad assorbire gli elementi nutritivi dalla soluzione circolante del suolo in massima parte verso il termine della fioritura.

Tutte le fasi che precedono l’antesi si svolgono sfruttando le sostanze di riserva che sono state accumulate nelle gemme, nel fusto, nelle branche e nell’apparato radicale nel corso della stagione precedente.

Alla luce di questa acquisizione scientifica si possono effettuare almeno due considerazioni:

–   curare con attenzione la concimazione del frutteto ha ripercussioni sia sulla produzione dell’annata che su quella successiva; la pianta da frutto deve essere messa nelle migliori condizioni per accumulare riserve effettuando irrigazioni e concimazioni anche in post raccolta;

–   concimare molto prima della fioritura espone i fertilizzanti distribuiti, soprattutto azotati, a rischio di perdite in quanto solo a partire da quella fase la pianta necessita di nuovi nutrienti ed esplica un attivo assorbimento con l’apparato radicale: di fatto, ormai da diversi anni, l’impostazione corretta della concimazione radicale delle colture frutticole, sia pomacee che drupacee, prevede che i primi interventi si attuino in prossimità della fioritura.

È la modalità di gestione successiva della fertilizzazione che orienta la scelta rispetto a quali prodotti distribuire e in che quantità (vedi fig. 1): in particolare si deve considerare se nell’arboreto viene effettuata o meno la fertirrigazione, ormai presente nella maggioranza dei frutteti specializzati.

La distribuzione dei fertilizzanti con gli impianti di microirrigazione è estremamente vantaggiosa in quanto:

–   agevola il frazionamento delle concimazioni;

–   consente la localizzazione dei nutrienti in prossimità dell’apparato radicale assorbente;

–   conferisce mobilità ad elementi molto trattenuti dal suolo come fosforo e potassio.

 

Utilità dello spandiconcime

Anche se l’impianto frutticolo si avvale della fertirrigazione, non è una buona pratica distribuire la totalità degli elementi nutritivi con questa modalità: una concimazione iniziale, preferibilmente quella in prossimità della fioritura, con concimi complessi, anche organo minerali, è bene venga effettuata con lo spandiconcime.

La motivazione di questa scelta risiede in due punti principali:

  1. fare arrivare i fertilizzanti anche in aree diverse dalla banda ristretta lungo la fila interessata dalla fertirrigazione;
  2. assicurare una base di nutrienti, meglio se accompagnati da sostanza organica, che tutelino da possibili errori o malfunzionamenti della fertirrigazione nel corso della stagione.

Questa concimazione iniziale, generalmente effettuata con concimi NPK scelti con il rapporto adeguato per la coltura, viene dimensionata per coprire circa il 30-40% del fabbisogno totale in nutrienti, per poi fornire il resto in fertirrigazioni successive, effettuate a turno di 7-10 giorni.

Le fertirrigazioni vengono avviate anch’esse in corrispondenza della fioritura: la prima o le prime della stagione è bene siano effettuate con un apporto prevalente di fosforo, dell’ordine di 10 -15 unità di P2O5, in quanto è il nutriente chiave per la crescita ed il rinnovo dell’apparato radicale che è il primo processo che la pianta intraprende in quel periodo.

Se l’impianto frutticolo non si avvale di fertirrigazione, la concimazione di base….

 

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