Potature straordinarie per oliveti tradizionali

Si ricorre ad interventi drastici per correggere e modificare l’architettura della pianta, ringiovanire oliveti vecchi o abbandonati, poco produttivi. Le tecniche per riformare alberi con danni severi da freddo o da patogeni


uliveto

Gli oliveti tradizionali possono essere recuperati attraverso interventi di potatura, per adattarli a interventi meccanici e conservarne l’attività produttiva. Il vaso policonico è la forma da raggiungere, quando si vogliono raggiungere questi obbiettivi. La pianta risponde con un’attività vegetativa proporzionale all’intensità dei tagli.

Si può intervenire con potature drastiche quando si ha a che fare con piante non potate, invecchiate o poco reattive alle cure colturali, quando si ha un’eccessiva quantità di legno (numerose branche primarie o dicotomiche) e con piante impostate male.

Le piante non potate o comunque potate male tendono a concentrare distalmente la vegetazione, lasciando spoglia la porzione basale delle branche primarie, così da dare produzioni scarse. Una potatura di razionalizzazione e ringiovanimento consente di recuperare reattività alle cure colturali ed alla meccanizzazione, costruendo una chioma più ampia, fisiologicamente attiva e produttiva. Il tipo di intervento è legato alla validità degli organi strutturali della pianta e comporta periodi più o meno lunghi di limitata produzione. Quando il problema è un’eccessiva quantità di legno si possono eliminare le branche in eccesso, mantenendone solo 3 o 5. Quelle da mantenersi devono avere una distanza tra loro che permette uno sviluppo sufficiente delle branche secondarie e della chioma. Eliminando le dicotomie si pù portare un vaso tradizionale a policonico. Dopo la potatura di riforma insorgeranno molti polloni e succhioni; di questi si devono eliminare solo i più vigorosi e assurgenti. Dopo tre anni si otterrà una forma a vaso abbastanza razionale senza eccessivi cali produttivi. Piante con struttura adeguata, ma di dimensioni notevoli, possono essere abbassate con tagli di ritorno sula parte terminale d’ogni branca sopra a una struttura laterale rivolta verso l’esterno.

Con sesti di 6×6 m e piante vigorose di varietà a frutto medio-grande con un’età che va dai 6 ai 70 anni si può fare una potatura di riforma tale da permettere l’aggancio dello scuotitore al tronco. Le procedure di potatura varieranno a seconda che si parta da un vaso policonoco o un vaso cespugliato.

La potatura di riforma risulta utile anche in caso di danni da neve o gelo: il vaso policonico semplificato resiste meglio al peso della neve. Le branche spezzate dal peso della neve vanno raccorciate in corrispondenza d’una ramificazione laterale o all’inserzione se la rottura è nella parte basale. Tagliare le branche principali e ricominciare dal vertice del tronco è utile quando queste non sono più idonee a ricostruire la chioma, ma si avrà un periodo improduttivo di 3 anni, che diventa di 5 quando anche il tronco è compromesso e, tagliato il ciocco, occorre ripartire dai polloni.

L’epoca migliore per la potatura di riforma è d’inverno dopo la raccolta, infatti se fatta in autunno rende più sensibile la pianta ai freddi invernali, mentre alla ripresa vegetativa porta a uno spreco delle risorse della pianta. I tagli, sempre fatti obliqui, per non farvici stagnare dell’acqua, e disinfettati immediatamente con prodotti rameici, devono essere realizzati con strumenti puliti e affilati.

 

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