Portinnesti e allevamento del melo

Il Solaxe è la forma che meglio coniuga le esigenze agronomiche con quelle economiche


melo

La realizzazione di un meleto specializzato oggi impone scelte impiantistiche che, a seconda della cultivar che si andranno ad individuare, possano permettere di entrare in piena produzione in tempi brevi e siano in grado di generare una produzione eccellente sia dal punto di vista quantitativo sia qualitativo. In fase di impianto è quindi fondamentale individuare il portinnesto ideale, anche in funzione delle caratteristiche del terreno, e il corretto sesto di impianto in relazione alla forma d’allevamento che si andrà ad adottare. Quest’ultima dovrà essere in grado di assicurare, oltre alla longevità e alla costanza produttiva, un equilibrio vegetativo tale da favorire la massima resa produttiva, sia in termini quantitativi che di calibro dei frutti, oltre che di semplificazione delle operazioni di gestione colturale intesa come riduzione dei tempi di potatura e ottimizzazione delle rese di raccolta.

08 - T e V 48 - 2015 - melo

Pezzatura e colore sono caratteristiche qualitative irrinunciabili

 

Caratteristiche

Negli ultimi anni la scelta del portinnesto in melicoltura ha subito una forte semplificazione arrivando, nella maggior parte dei casi, a limitare la scelta solo ad alcuni cloni del portinnesto M9 ottenuti mediante selezioni clonali, ibridazioni e incroci.

L’interesse per l’M9 e i suoi cloni deriva dalle peculiarità sempre più attuali di questo portinnesto in grado di offrire uno sviluppo vegetativo contenuto ed equilibrato oltre a una rapida entrata in piena produzione.

Oltre a questo sono particolarmente interessanti le caratteristiche di forte adattabilità ai terreni, la longevità e la buona pezzatura impressa ai frutti.

Il classico M9 ottenuto nel 1914 in Inghilterra è nel tempo diventato policlonale. I cloni più diffusi ed oggi utilizzati sono:

Emla – Leggermente più vigoroso dell’M9 capostipite rispetto al quale è anche meno pollonifero.

Adatto a terrenio fertili, pesanti ed irrigui. Precoce entrata in produzione e molto produttivo.

Pajam2 – Di vigoria simile a quella dell’Emla e leggermente più pollonifero del Pajam1. Indicato per terreni irrigui e fertili.

Adatto per impianti di media densità e per cultivar di vigore non elevato.

T337 – Vigore di un 20% inferiore a quello di Emla ed analogo a quello del Pajam1. Scarsamente pollonifero è indicato per terreni irrigui e fertili con varietà vigorose. Di produttività elevata induce un buon calibro e una buona colorazione dei frutti.

Sensibile alla stanchezza del terreno, all’asfissia radicale, alla siccità, alla concorrenza delle infestanti, ai freddi invernali e all’Erwinia amylovora. Tollerante a Phytophtora cactorum.

Pajam1 – Di vigoria leggermente inferiore all’Emla e simile a quella del T337. Leggermente più pollonifero di Emla. Buon calibro dei frutti. Indicato per terreni irrigui e fertili. Particolarmente adatto a varietà di elevata vigoria.

Melo allevato a fusetto

Melo allevato a fusetto

Requisiti fondamentali

I requisiti fondamentali che una forma d’allevamento deve soddisfare sono innanzitutto l’elevata produttività, che però deve essere costante nel tempo e di ottima qualità sia dal punto di vista organolettico che della pezzatura dei frutti, oltre che la semplicità della sua realizzazione. Forme non eccessivamente alte permettono una migliore esecuzione delle operazioni di potatura e raccolta che, anche se non arrivano a permettere la totale eliminazione dell’impiego di carri accolta, permettono di svolgere la maggior parte del lavoro da terra. La scelta della forma d’allevamento ha una sua importanza anche nella precocità dell’entrata in piena produzione del frutteto in relazione alla capacità della stessa di riempire nel più rapido tempo possibile tutti gli spazi vuoti lungo il filare. È per questo che a fianco di sistemi di allevamento che potrebbero essere considerati più classici, come il fusetto o il solaxe, si sono recentemente affiancate soluzioni più innovative come l’asse colonnare o il doppio asse. Al di là delle specificità gestionali delle varie forme, che possono condurre ad interessanti economie sui tempi di potatura, tutte richiedono un’elevata professionalità nelle fasi di allevamento dei primi anni. Per tutti i sistemi una volta completata la struttura dell’albero la gestione diventa molto più semplice e talvolta in grado di contenere i tempi complessivi di potatura. Sui sistemi ad asse colonnare o doppio asse è sicuramente più difficoltoso mantenere il costante equilibrio vegeto-produttivo rispetto a soluzioni in volume il cui portamento facilita il raggiungimento di questo importante obiettivo.

 

L'equilibrio vegetativo facilita la gesione del meleto

L’equilibrio vegetativo facilita la gesione del meleto

Quali forme adottare

Nella scelta della forma d’allevamento, in relazione alla cultivar e al portinnesto ideale, vanno debitamente considerati, oltre alla produttività e ai tempi di lavoro, i costi iniziali di impianto legati al numero di astoni che si rendono necessari in un ettaro in funzione del sesto d’impianto.

Nelle tabelle si considera che per le forme a maggiore densità di impianto, e pertanto a maggiore costo dell’investimento iniziale, corrisponde una evidente riduzione dei tempi di potatura e di raccolta che di per sé compensa, per lo meno in parte, la differenza sul costo annuo di ammortamento del materiale vivaistico.

Raccolta su meleto allevato a Solaxe

Raccolta su meleto allevato a Solaxe

Oltre al numero delle piante deve essere però considerato un ulteriore aspetto legato alla differente distanza fra le file che incide in modo rilevante sul costo annuo di ammortamento della struttura. In linea di massima si consideri che passando dal sesto fra le file di 4 m del solaxe ai 3,2 m del doppio asse si intensifica il numero dei filari del 20% incrementando al tempo stesso il costo di realizzazione della struttura di sostegno e antigrandine oltre che dell’impianto di irrigazione. Incremento di costo che pur non essendo del tutto proporzionale comporta un maggiore onere che, riferito ad ettaro, può essere stimato in circa 5mila €/ha che corrispondono ad un maggior costo annuo di ammortamento della struttura di circa 450 €/anno. Stando a queste considerazioni è evidente che il solaxe, per le cultivar che ben si prestano e nei terreni idonei, è la forma d’allevamento che meglio coniuga le esigenze agronomiche con quelle economiche nella coltivazione del melo.

 

 

 

Leggi l’articolo completo di tabelle su Terra e Vita 48/2015 L’Edicola di Terra e Vita


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