Pomodoro nell’incertezza, senza prezzi nè superfici

A poche settimane dall’inizio dei trapianti. E sale la polemica fra Interprofessione e Coldiretti


pomodoro

La sola certezza è che non vi sono certezze. A poche settimane dall’inizio dei trapianti, nel mondo del pomodoro regna la confusione: non si conoscono i prezzi, non si conoscono le superfici. Si teme l’invasione di produttori dell’ultima ora, allettati dalle buone quotazioni dello scorso anno, e per premunirsi gli industriali stanno tirando sul prezzo come non si vedeva da tempo: sono partiti da 75 euro a tonnellata, contro i 92 dello scorso anno. Un taglio di quasi il 20% che, se dovesse passare, riporterebbe il valore del pomodoro da industria ai livelli di inizio decennio.

In tutto questo si inserisce la polemica – al vetriolo, nonostante le dichiarazioni formali – tra Coldiretti e l’Organizzazione interprofessionale del nord Italia, accusata dal sindacato agricolo di non fare programmazione e di essere, in una parola, inutile.

Oi o distretto?

A dar fuoco alle polveri, un comunicato a ciel sereno di fine febbraio, con cui il presidente regionale di Coldiretti, Mauro Tonello, definiva l’Organizzazione interprofessionale (Oi) un fallimento, in quanto non in grado di valorizzare il prodotto. A stretto giro la risposta del presidente Pier Luigi Ferrari, che faceva notare come non rientrasse tra i compiti della sua struttura la trattativa sui prezzi. «Di più: la legge espressamente ci vieta di svolgere questo ruolo», fa notare Ferrari. «Capisco che quando la trattativa è difficile diventi semplice creare contrapposizioni, è accaduto altre volte. Ma il nostro statuto riporta un solo divieto preciso: quello di mettere bocca nella determinazione dei prezzi».

Quanto alla necessità di valorizzare il prodotto, anche facendo programmazione delle superfici, Ferrari non ha dubbi: «In passato le parti hanno sempre preferito fare da sole. Se ci chiederanno di intervenire, noi siamo pronti».

Tonello, da parte sua, rincara la dose: «Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Le nostre critiche non riguardano la questione dei prezzi, ma la sistematica incapacità di programmare le produzioni, con incontri che si svolgono quando ogni agricoltore serio ha già deciso quanti ettari investire».

Che a Coldiretti l’Oi non piaccia è abbastanza palese. E dimostrato dal fatto stesso che il maggior sindacato agricolo non ha mai aderito all’interprofessionale. «Già ai tempi della sua formazione dicemmo che non era la soluzione», spiega a Terra e Vita lo stesso Tonello, che non fa mistero di preferire la formula del distretto. «Un distretto è quel che ci vuole. Si era partiti con l’idea di crearlo, sei anni fa, salvo poi scoprire che in Emilia-Romagna non c’è una legge che li prevede. Si ripiegò allora su una Oi, che già all’articolo 1 dello statuto faceva confusione tra distretto e interprofessione, una chiara anticipazione di ciò che sarebbe venuto in seguito. Per questo non aderimmo, fin da allora».

Oggi, sfruttando le sue mani libere, dichiara chiusa la stagione della Oi: «Un distretto ha il ruolo di valorizzare l’intera filiera, facendo sì che produca valore aggiunto. Di ciò beneficiano i produttori, l’industria ma anche l’indotto. Non è un caso se la Plv dei territori coperti da distretto aumenta di quasi il 10% in più rispetto alle aree non coinvolte». Valorizzare il prodotto finale, continua Tonello, permetterebbe anche di contrastare l’import di pomodoro di scarsa qualità: «Se il consumatore si rende conto del valore del prodotto italiano sarà disposto a pagarlo qualcosa in più e questo permetterà alle aziende di sopravvivere». Teoria con cui concorda Filippo Arata, presidente di Aipo, un’organizzazione di prodotto. «Occorre fare ogni sforzo a livello di filiera per promuovere il pomodoro italiano. Se cerchiamo di competere sul fronte dei prezzi con Spagna, Portogallo e paesi extra-Ue, siamo finiti».

Serve, in sostanza, un altro strumento: almeno nelle parole di Tonello, che conclude così la sua analisi: «Se siamo arrivati a marzo senza un contratto, significa che la programmazione è fallita. Sono 6 anni che si prova a far funzionare il sistema: non è il caso di voltare pagina?».

 

 

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