Pomodoro da industria, meglio i medio-tardivi

Nel foggiano rese medie entro 600-700 q/ha colpa di virus, orobanche e alte temperature


pomodoro da industria

Per moltissimi produttori foggiani di pomodoro da industria l’annata appena conclusa non ha portato alcun utile e ha permesso di recuperare a malapena una parte dei costi sostenuti. Le altissime temperature estive, in particolare a luglio, la recrudescenza del Tswv con nuovi ceppi e le gravi infestazioni di Orobanche hanno causato forti danni, tanto che le rese medie non hanno superato i 600-700 q/ha. L’aumento dei costi per l’irrigazione, passata dai consueti 5.000-5.500 m³/ha a 8.000-8.500 m³/ha (per consentire alle piante di reggere il grande caldo e limitare danni come il marciume apicale) e il calo generalizzato dei prezzi, rispetto a quelli contrattati, hanno affossato i bilanci aziendali.

«I trapianti precoci e medio-precoci hanno sofferto molto le eccezionali temperature, con punte di 42-43 °C, per quasi tutto il mese di luglio – afferma Gianluca Triggiani, responsabile tecnico della cooperativa Giardinetto di Orsara di Puglia (Fg), associata all’Op Apo Foggia, egli stesso produttore di pomodoro da industria –. Il fiore del pomodoro allega fino a 33-34 °C, per cui con quel caldo moltissimi fiori sono abortiti, tanto che la resa è calata del 50%. Invece i trapianti medio-tardivi hanno resistito meglio e dato, tra fine agosto e settembre, il prodotto migliore».

Come se non bastasse lo straordinario caldo estivo, aggiunge Marcello Martino, tecnico coordinatore dell’Op Assodaunia e membro del Comitato tecnico di coordinamento delle Op centromeridionali, «abbiamo assistito a una forte recrudescenza del Tswv, con presenza di nuovi ceppi, che hanno determinato non pochi danni, in particolare sul pomodoro precoce, e non soltanto a sud di Foggia, a Ordona, Orta Nova, Stornara, Stornarella e Cerignola, dove il virus è sempre stato più aggressivo, ma anche a nord, fra Apricena, Lesina e Sannicandro Garganico, dove si fanno molti trapianti precoci.

L’Orobanche, come ormai accade da diversi anni, ha infestato molti terreni provocando serie perdite di prodotto, anche se alcuni agricoltori hanno cominciato a limitare i danni ricorrendo alla pacciamatura o altri accorgimenti».

Il colpo finale è venuto dal netto calo dei prezzi agli agricoltori. Due le ragioni come spiega Triggiani: «l’arrivo sul mercato di tanto prodotto nello stesso momento, a causa del caldo che ha accelerato e concentrato i tempi di maturazione e raccolta e la presenza di una notevole superficie di pomodoro non contrattato». Quasi tutte le Op facenti del Distretto del pomodoro da industria del Sud Italia avevano firmato contratti a 10,50 €/q per il pomodoro lungo, «ma – dichiara Martino – i prezzi in campo sono crollati a 7-8 e persino a 6 €/q. In più l’industria ha applicato scarti molto elevati, con ulteriore perdita per i produttori».

Terra e Vita 40/2015 L’Edicola di Terra e Vita


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