Plastiche per serre, nuovi film fotoselettivi

Ma anche fotoriflettenti, colorati, più resistenti, biodegradabili, antigoccia, antinebbia… L’evoluzione dei materiali di copertura per l’orticoltura intensiva spiegata da Pasquale Mormile, ricercatore presso l’Istituto di Scienze applicate e Sistemi intelligenti Isasi-Cnr di Pozzuoli (Na)


fotoselettivi

Da alcuni anni l’atteggiamento della maggior parte degli imprenditori agricoli nei confronti dei film plastici di vario tipo sta cambiando, anche in virtù di una interessante evoluzione dei materiali di nuova generazione che si stanno affacciando sul mercato.

«L’idea di considerare i teli agricoli semplici coperture che riparano dal vento e dalla pioggia è ormai lontana», afferma Pasquale Mormile, ricercatore presso l’Istituto di Scienze applicate e Sistemi intelligenti Isasi-Cnr di Pozzuoli (Na). «Le aziende agricole evolute chiedono film più performanti e con caratteristiche innovative, perché hanno capito che il ruolo dei film non è di secondo piano e può sicuramente contribuire a ottenere raccolti che soddisfano sia per quantità che per qualità».

serreLa tipologia dei film foto-selettivi, per il loro utilizzo nelle coperture o nella pacciamatura, è ormai entrata a pieno merito nel vocabolario dei coltivatori, non solo grazie alla conoscenza teorica sul loro funzionamento ma anche a risultati agronomici tangibili e concreti.

«Ricordo, continua Mormile, che il concetto di selezionare la radiazione solare che attraversa un film di plastica da impiegare in agricoltura per determinare le condizioni fisiche più vantaggiose per lo sviluppo e la difesa delle coltivazioni, è noto da alcuni decenni come “effetto foto-selettivo” e, da alcuni anni, sta guadagnando un largo interesse e consenso sia da parte delle società produttrici che delle aziende agricole».

Grazie ai film foto-selettivi, a seconda del tipo di telo e delle sue caratteristiche termo-ottiche, si riesce a sfruttare l’energia solare per riscaldare o raffreddare il terreno, per migliorare le condizioni climatiche in serra, per ridurre la presenza di insetti nocivi, per ottenere un elevato risparmio idrico o per ottenere un elevato accumulo termico nel suolo.

«Tra i polimeri di base impiegati dalle aziende produttrici di film agricoli, continua il ricercatore, i materiali che stanno suscitando maggiore interesse appartengono alla famiglia dei metallocèni, scelti per assicurare agli utenti finali maggiori proprietà meccaniche. Molto si sta facendo anche a livello di additivi, per assicurare performance ben al di sopra degli standard tradizionali».

Grazie a tutta una serie di nuovi materiali, è possibile oggi assicurare una maggiore durata dei teli, un effetto anti-goccia e anti-nebbia più prolungato, una migliore tenuta termica (effetto serra) e un migliore sfruttamento della radiazione solare.

«Altra categoria sempre più presa in considerazione è rappresentata dai materiali biodegradabili a base di amidi. Novamont e Basf offrono ormai da anni, ai produttori di film agricoli per pacciamatura, polimeri biodegradabili per meglio affrontare il problema di impatto ambientale che i materiali polimerici tradizionali stanno creando a tutte le latitudini».

Per quanto riguarda i teli per la copertura di serre, la durata degli stessi rimane il requisito più richiesto dagli utenti.

«La scelta di un film plastico, spiega il nostro interlocutore, spesso si sofferma su questa esigenza ed è determinata da esperienze dirette o indirette o da garanzie fornite dal produttore sulla minima durata del telo. Per questa esigenza primaria, anche l’attenzione della maggior parte dei produttori di film agricoli si è concentrata sui processi di degradazione e sull’attacco chimico subito dai film plastici (principalmente composti sulfurei e cloruri) durante i vari trattamenti in serra».

Allo scopo di rispettare le Classi dichiarate dai produttori, contemplate dalle nuove normative comunitarie, si sta lavorando molto su nuove formulazioni con additivi e stabilizzanti di nuova generazione che assicurano una maggiore durata dei teli e delle caratteristiche dichiarate (effetto anti-goccia, effetto anti-nebbia, ecc.).

«Le garanzie offerte dai produttori di film agricoli e “imposte” dalle normative europee saranno maggiormente rispettate grazie alle recenti implementazioni adottate dalle varie industrie sia nazionali che europee».

Le nuove frontiere

Recentemente, i risultati teorici e pratici di alcune ricerche pionieristiche, nel campo dell’interazione radiazione elettromagnetica con le piante, stanno creando un grande fermento che preannuncia una nuova rivoluzione in agricoltura.

Bisogna però fare qualche premessa, ci dice Mormile. «In genere, quando una pianta è attaccata da patogeni, sia di natura animale che vegetale, per difendersi produce i metaboliti secondari, riducendo la produzione di quelli primari. Tali sostanze, a seconda dei casi, possono essere tossiche, urticanti, appiccicose, acide, repellenti, ecc., tutte secrete per difendersi da insetti, funghi e patogeni vari. Allo stesso modo, l’impatto dei raggi Ultra Violetti, specialmente quelli di tipo B (UV-B), che fanno parte della radiazione solare, stimola nelle piante la produzione di metaboliti secondari perché percepiti da queste come un “nemico” da cui difendersi».

In realtà il processo fotochimico che regola l’interazione pianta-raggi UV è abbastanza complesso ma ben noto da alcuni decenni, e varia a seconda della tipologia delle piante irraggiate.

«Attraverso l’effetto fotochimico i metaboliti secondari, prodotti in presenza dei raggi UV, sono, in questo caso, sostanze altamente benefiche per la salute dell’uomo. Antociani, licopeni, carotenoidi, flavonoidi, polifenoli, β-carotene, tutte sostanze antiossidanti fondamentali per la difesa da malattie cardio-vascolari e da alcuni tumori (principalmente del colon e della pelle), sono oggetto di grande interesse scientifico per la Nutraceutica».

Con l’avvento delle crescenti produzioni in ambiente protetto, gli effetti benefici della produzione di sostanze antiossidanti da parte delle piante si sono ridotti, o addirittura azzerati.

«Come è ben noto, spiega il ricercatore, i film plastici per la copertura delle serre bloccano largamente i raggi UV provenienti dal sole, perché per la loro produzione, vengono impiegate, insieme alla materia prima (polietilene, EVA ecc.), stabilizzanti, detti appunto anti UV, usati per la protezione delle plastiche dai raggi UV che, attraverso il processo di foto-ossidazione, invecchiano precocemente il telo. In altre parole, gli additivi usati nel processo di produzione allungano la vita dei film plastici ma non fanno passare i raggi UV e le piante non producono (o ne producono in minima parte) sostanze come antociani, licopeni, e così via».

Per favorire la produzione di sostanze nutraceutiche, una risposta arriva proprio dal mondo dell’industria dei teli plastici per l’agricoltura.

«Si sta lavorando su film per copertura serre con una “adeguata” finestra ai raggi UV (UV-B), cioè con una “giusta” dose di radiazione Ultra Violetta. Questo è un aspetto importante perché troppi UV rallentano la produzione dei prodotti coltivati, con ritardi fino a due settimane, e riducono i quantitativi fino al 30%; mentre una bassa dose di UV produce sostanze nutraceutiche non significative ai fini della salute umana».

Film con una trasmissione alla radiazione UV calcolata per ottimizzare la produzione di sostanze nutraceutiche nei prodotti agricoli, senza penalizzare assolutamente quantitativi, tempi di produzione e caratteristiche organolettiche, daranno all’agricoltura di frontiera la possibilità di fare un grande salto di qualità, dove le aziende saranno chiamate a spostare il loro target dall’alimentazione alla “nutrizione”.

«Si tratta di un concetto non affatto banale o scontato. Grazie alle nuove materie plastiche, i produttori dei film innovativi metteranno in condizione l’agricoltura moderna e futura di alimentare, nutrire e curare».

 

Leggi l’articolo su Terra e Vita 17/2017 L’Edicola di Terra e Vita


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