A picco le quotazioni di albicocche e pesche

La denuncia di Antonio Dosi, presidente della Cia Emilia-Romagna e vice presidente di quella nazionale, che punta il dito verso gli interessi economici di alcuni anelli della filiera e propone delle soluzioni per uscire da questa situazione


albicocche

Aumenta l’offerta e le quotazioni di pesche e albicocche sprofondano sotto i costi di produzione. È questa l’amara realtà dell’avvio della campagna estiva, che appare evidente soprattutto nel caso delle albicocche, che hanno raggiunto i 30 centesimi al kg, e certamente non trascurabile anche per le pesche, quotate a 40-45 cent/kg.

«Quello che si sta osservando –spiega Antonio Dosi, presidente della Cia Emilia Romagna e vicepresidente nazionale- per quanto riguarda i prezzi di albicocche e pesche è solo in parte spiegabile con un’abbondante offerta sui mercati di prodotti esteri e nazionali dovuta al caldo anticipato e prolungato, che ha portato la frutta a maturare contemporaneamente in tanti areali produttivi europei».

Il vero rimprovero di Dosi va agli acquirenti dei prodotti agricoli, che appaiono in grado di sfruttare troppo facilmente la loro posizione di forza. Da anni infatti la Cia-Agricoltori propone strumenti per evitare o quantomeno mitigare queste situazioni di crisi come la programmazione delle produzioni frutticole, la condivisione della programmazione e delle strategie commerciali e l’attivazione perlomeno a livello sperimentale dei fondi mutualistici o delle polizze ricavi. «Serve poi un organismo interprofessionale che fissi regole per la produzione, la commercializzazione e la vendita – afferma Dosi – al fine di costruire le condizioni per una più equa ripartizione del reddito lungo la catena alimentare. Tutte cose da fare ma per le quali non si è mai trovata comunità d’intenti, per motivi comprensibili dal punto di vista degli interessi economici di qualche parte».

«Agli agricoltori italiani si chiede di produrre bene, con i livelli di sostenibilità ambientale e sicurezza alimentare più alti d’Europa, con le ulteriori certificazioni etiche recentemente introdotte. Poi basta qualche punto percentuale in più di offerta rispetto alla domanda perché chi acquista per immettere sui banchi della spesa non si fa scrupolo di far valere la propria posizione dominante: cosa dimostra? Siamo alle solite» conclude Dosi.

 


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