Un Piano 4.0 per la ricerca e l’innovazione biotecnologica

Lo chiede Riccardo Palmisano, presidente di Assobiotec: «un piano unitario che guardi oltre i tempi di una legislatura e che preveda un coordinamento e uno sforzo comune di istituzioni, università, imprese e capitali di rischio»


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Human Technopole e Autorità europea del farmaco (EMA) a Milano. Due sfide, due opportunità di crescita per l’industria biotecnologica nazionale e per il Paese che l’Italia non può permettersi di non cogliere. Questo il messaggio lanciato dal presidente di Assobiotech, Riccardo Palmisano, nel corso dell’annuale conferenza stampa dell’associazione, quest’anno focalizzata proprio sul progetto del dopo Expo e sulla candidatura di Milano ad ospitare la nuova sede dell’EMA, ma anche sui limiti che ancora frenano un pieno sviluppo del settore.

Un settore che, come si evince dal rapporto realizzato dall’associazione in collaborazione con Enea, continua a crescere in termini di fatturato (oltre 10,5 miliardi nel 2015), ma mostra segni di rallentamento per numero di aziende (541 contro 553), «indicativi di una certa sofferenza in alcuni ambiti». Quattro i problemi di fondo: la dimensione delle imprese, mediamente troppo piccole e sottocapitalizzate; una iper regolamentazione che impone tempi di sviluppo particolarmente lunghi e onerosi; la carenza di soggetti di Venture Capital specializzati; la difficoltà nel trasformare l’innovazione in impresa e di creare un collegamento stabile tra ricerca e industria.

Da qui la richiesta di Assobiotec di sviluppare un piano unitario, «una sorta di Piano 4.0 per la Ricerca e l’Innovazione Biotecnologica, che guardi oltre i tempi di una legislatura e che preveda un coordinamento e uno sforzo comune di istituzioni, università, imprese e capitali di rischio».

 


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