«Periti agrari aggiornati e moderni, l’agricoltura ne ha bisogno»

Lo sostiene Lorenzo Benanti, presidente del Collegio nazionale.


periti

La professionalità dei periti agrari italiani è solida, la loro presenza nel settore agricolo diffusa e indispensabile. Questo in sintesi il messaggio sulla situazione della categoria consegnato a “Terra e Vita” da Lorenzo Benanti, presidente del Collegio nazionale dei periti agrari. Abbiamo approfondito con lui queste affermazioni.

Presidente, cosa intendiamo dire quando sottolineiamo che la presenza dei periti agrari nel settore primario è diffusa?

«Vogliamo dire per esempio che i periti agrari iscritti all’albo sono numerosi, 15.500 circa. In più consideriamo che mentre una decina d’anni fa il numero dei periti agrari manifestava un trend in contrazione, ora invece la tendenza è cambiata: questo numero è stabile già da 4-5 anni. Tutto questo indica una cosa sola, che l’agricoltura italiana di questo tipo di figura professionale ha effettivamente bisogno».

A valle dunque la richiesta c’è. Ma a monte, cioè dal punto di vista dei giovani che si affacciano sul mercato del lavoro, come si spiega questa stabilità del numero dei periti agrari?

«Si spiega col fatto che le motivazioni che spingono i ragazzi a iscriversi all’istituto tecnico agrario o alle università del settore e poi a sostenere l’esame di stato da perito agrario sono forti. La più intuibile è l’intenzione di dare continuità all’azienda agricola di famiglia con consapevolezza e con conoscenze più moderne. Ma ce ne sono anche altre. D’altra parte la maggioranza dei periti agrari non ha parenti tenutari di azienda agricola».

Ricordiamone quindi qualcuna.

«Be’, una delle motivazioni principali che può spingere un giovane di città a scegliere di provare a lavorare in agricoltura è sicuramente l’appeal esercitato dalla possibilità di occuparsi di alimentazione e di ambiente in modo professionale. Oggi infatti le problematiche del cibo sano e dell’attenzione verso il verde e la natura sono più vive che mai, soprattutto tra i giovani. Un’altra motivazione può essere di carattere occupazionale».

Analizziamola.

«I ragazzi italiani sono ben consapevoli delle difficoltà del mondo del lavoro, delle scarse probabilità di trovare, almeno subito, un rapporto di lavoro dipendente o comunque stabile. Tutto questo molte volte li spinge a orientarsi verso un’attività di tipo autonomo, e quindi a iscriversi agli albi professionali».

Ritorniamo a occuparci della questione da valle, dal punto di vista delle esigenze del settore agricolo. Quali sono i settori dell’agricoltura più recettivi nei confronti del lavoro dei periti agrari?

«Oggi il perito agrario può occuparsi con successo di quasi tutti i problemi tecnici ed economici del comparto agricolo. Ma se vogliamo segnalare un paio di settori in cui l’azione dei periti può essere particolarmente incisiva si possono indicare il mondo della trasformazione agroindustriale e quello dell’applicazione delle norme Ue. La trasformazione perché è un ambito produttivo che richiede specialisti, picchi di competenze».

E l’applicazione delle norme Ue?

«Non vorrei arrivare a definirlo un settore in espansione… Ma è evidente che per il singolo imprenditore agricolo non è certo cosa semplice districarsi tra Psr, Pac, direttiva nitrati, fisco, giustizia, eccetera; e relative domande, relativi contrattempi, relativi rapporti con la pubblica amministrazione. Ha bisogno dell’assistenza o della consulenza di studi professionali specializzati; il perito agrario inoltre può gestire i centri di consulenza dei vari organismi associativi (organizzazioni agricole, centrali cooperative, eccetera) e se giovane può trovare impiego al loro interno. Può essere naturalmente impiegato nelle pubbliche amministrazioni che si occupano del nostro mondo».

Passiamo ad altro. Un ruolo chiave in tutto questo discorso lo gioca l’istruzione, la scuola. Giudica efficace l’offerta formativa degli istituti agrari italiani?

«Premessa: all’albo dei periti agrari non si iscrivono soltanto i diplomati degli istituti tecnici agrari, ma anche i laureati, l’importante è superare l’esame di stato. In ogni caso devo dire che tanto gli istituti quanto le università italiane garantiscono spesso un buon livello formativo. Anzi con punte d’eccellenza in materie come viticoltura, enologia, elaiotecnica, trasformazioni casearie… E in questi ambiti di eccellenza gli sbocchi occupazionali sono concreti e a volte di qualità. Interessante anche la novità dell’alternanza scuola-lavoro».

Ma ha pronunciato anche la parola “spesso”…

«In effetti non si può nascondere che molti istituti agrari e università hanno finito per annacquare la qualità della propria formazione, impoverendo la loro offerta proprio nei contenuti di competenza che servono ai ragazzi per trovare riscontro nel mondo del lavoro. Posso entrare nei particolari: a causa della riforma della scuola secondaria superiore abbiamo visto ridursi le ore di insegnamento di estimo rurale, topografia, costruzioni rurali, chimica, entomologia, botanica applicata, coltivazioni erbacee, coltivazioni arboree. Analoga scarsa attenzione alle materie qualificanti la possiamo trovare in alcuni percorsi di laurea».

Un vero peccato che la scuola agraria italiana abbia accusato cedimenti proprio in materie come queste, per le quali il nostro paese ha sempre garantito livelli didattici e scientifici molto elevati…

«Già… E a causa di questo problema il livello di preparazione del diplomato/laureato rischia di essere meno elevato di un tempo. Ma a questi limiti anche il Collegio nazionale dei periti agrari cerca di sopperire. Come? Collaborando alle iniziative didattiche di molti istituti agrari italiani; vedi Locorotondo, Firenze, San Michele all’Adige… ma potrei citare numerosi altri istituti. E poi organizzando direttamente dei corsi di aggiornamento e formazione».

Corsi di formazione?

«Certo. Come tutti i professionisti anche i periti agrari hanno l’obbligo della formazione continua, dell’aggiornamento, con procedure codificate e crediti formativi da ottenere ogni anno. Noi del Collegio nazionale, poi, non ci limitiamo ad applicare questo obbligo di legge, non intendiamo giocare il ruolo dello svogliato distributore di crediti. Al contrario vogliamo rendere più efficiente questo sistema di aggiornamento professionale. Su questo stiamo lavorando a fondo proprio negli ultimi tempi, abbiamo un discreto portafoglio di attività formative».

 

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Chi sono e cosa fanno questi professionisti

Quali sono le attività per le quali è competente il perito agrario? Si può rispondere riassumendo quanto dice il sito internet del Collegio, www.peritiagrari.it, che a sua volta cita il testo coordinato della legge che disciplina la professione.

Il “Perito agrario e Perito agrario laureato” è colui che, conseguito il diploma di Perito agrario o la Laurea Triennale delle discipline previste dalla normativa vigente, ha superato l’esame di stato per l’abilitazione alla professione ed è competente nelle seguenti attività:

   la direzione, l’amministrazione e la gestione di aziende agrarie e zootecniche e di aziende di lavorazione e commercializzazione di prodotti agrari e zootecnici limitatamente alle piccole e medie aziende;

   progettazione, direzione e collaudo di opere di miglioramento fondiario e di trasformazione di prodotti agrari;

   la misura, la stima, la divisione di fondi rustici, delle costruzioni e delle aziende agrarie e zootecniche, anche ai fini di mutui fondiari;

   i lavori catastali, topografici, cartografici e tipi di frazionamento, inerenti le piccole e medie aziende;

   la stima dei tabacchi, delle colture erbacee ed arboree, la valutazione degli interventi fitosanitari;

   la valutazione dei danni alle colture, la stima di scorte e dei miglioramenti fondiari agrari e zootecnici, nonché le operazioni di consegna e riconsegna dei beni rurali e relativi bilanci e liquidazioni;

   direzione manutenzione e progettazione di parchi e giardini;

   i controlli analitici per i settori di specializzazione enotecnici, caseari, elaiotecnici ed altri;

   le funzioni di perito e di arbitratore;

   progettazione e direzione di piani aziendali e interaziendali di sviluppo agricolo limitatamente alle medie aziende;

   le attività tecniche connesse agli accertamenti, alla valutazione ed alla liquidazione degli usi civici;

   l’assistenza tecnica ai produttori agricoli singoli ed associati.

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E in ottobre il congresso nazionale

Un momento importante per la crescita professionale dei periti agrari italiani si concretizzerà fra poche settimane, con l’edizione numero 18 del Congresso nazionale dei periti agrari e dei periti agrari laureati. L’incontro è programmato per il 6, 7 e 8 ottobre a Barga, in provincia di Lucca, e avrà come tema “Il ruolo del perito agrario nella filiera agroalimentare”.

I lavori si concentreranno su produzione, qualità e sostenibilità degli alimenti, con tre macro aree di approfondimento: “Produzione”, “Trasformazione” e “Commercializzazione e qualità”, nell’ottica del rispetto del territorio. Da segnalare che la prima delle tre giornate parlerà il professor Angelo Frascarelli dell’Università di Perugia.

Per saperne di più si può consultare il sito internet del Congresso (http://18congressonazionaleperitiagrari.it).

A congresso concluso la rivista Terra e Vita, d’accordo con il Collegio nazionale, pubblicherà sul proprio sito web (www.terraevita.it) le presentazioni che saranno state esposte durante l’incontro.


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