Patate, prezzi in ostaggio di un mercato imprevedibile

Occorre concentrare gli sforzi sui binomi: territorio e varietà, marchio e territorio, varietà ed uso in cucina, qualità e marchio. Ma è indispensabile che lavori in sintonia il rapporto produzione-distribuzione


patate

Un anno vanno su, un altro scendono rapidamente in basso. Stiamo parlando dei prezzi alla produzione delle patate. Le ultime due campagne, ad esempio, hanno mostrato un’eccezionale volatilità con quotazioni agli antipodi. La campagna 2014/2015 è stata caratterizzata da prezzi franco magazzino molto bassi, infatti la media nazionale è stata di circa 0,19 euro/kg. Si tratta di quotazioni che non coprono neanche i costi di produzione e confezionamento. Di contro, la campagna 2015/2016 ha registrato un forte innalzamento dei corsi, con prezzi medi superiori a 0,45 euro/kg (figura 1).

Quali sono i motivi di queste ampie oscillazioni delle quotazioni? È possibile per le imprese pataticole attuare strategie per stabilizzare i prezzi e sfuggire quindi alla “dinamica dell’ottovolante”? Innanzitutto, analizziamo le caratteristiche di questa filiera. Se guardiamo ai fondamentali, ossia quei pochi numeri che descrivono l’economia di questo prodotto, il primo elemento che balza agli occhi è che l’Italia produce meno patate di quelle che consuma.

Infatti, se sommiamo la produzione di prodotto novello, essenzialmente siciliano, pugliese e campano, e quella di prodotto comune contiamo circa 1 milione di tonnellate a fronte di un consumo che ammonta a circa 1,6 milioni di tonnellate. Quindi mancano all’appello 600mila tonnellate di prodotto all’anno.

 

Interrogativi

A questo punto sorgono due interrogativi: 1) dove prendiamo le patate che mancano? 2) in un economia di mercato, se l’offerta di un bene non è sufficiente a soddisfare la domanda, il prezzo di mercato tende ad aumentare. Perché nel caso delle patate spesso accade il contrario?

Procediamo con ordine. Chi sono i fornitori dell’Italia? Nelle ultime 5 campagne pataticole, per convenzione da luglio a giugno, l’Italia ha importato mediamente 580mila tonnellate e il 60% di queste sono di origine francese (figura 2).

La restante parte proveniva da Germania e Paesi Bassi.

I principali produttori europei di patate presentano costi di produzione nettamente più bassi rispetto all’Italia e quindi sono in grado di competere sul prezzo. Da ciò ne consegue che nel caso delle patate, l’offerta di prodotto estero, determina una pressione competitiva che spinge in basso il prezzo del prodotto italiano. In altre parole, l’Italia è in una condizione di price taker, ossia il mercato interno risulta fortemente influenzato dalle quotazioni internazionali.

 

Leggi l’articolo completo su Terra e Vita 28/2016 L’Edicola di Terra e Vita


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