Pagamenti diretti e semine

Nessun obbligo di grano duro certificato


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Domanda

Partendo da un articolo pubblicato su TV n.11/2015 faccio riferimento all’ultima frase dell’articolo: “Non è richiesto l’utilizzo di semente certificata e pertanto non esiste un elenco di varietà di sementi di grano duro utilizzabili.”

Preciso che non mi trovo in agricoltura biologica, quindi la domanda è la seguente: posso seminare grano e orzo senza cartellino? (Se così fosse, potrei acquistarlo da un altro agricoltore?). Nella fattispecie, mi sono rivolto ad un rivenditore di grano e orzo il quale mi ha detto che farà la fattura di vendita aggiungendo la dicitura “per uso zootecnico”, può andar bene? Non potendo scrivere “seme” altrimenti ci vuole il cartellino.

Oppure chiedo: si può scrivere solo “grano duro nazionale” o “orzo nazionale” e nient’altro, ha valore ai fini Pac?

Risposta

L’obbligo di semente certificata è rimasto in vigore fino al 2014, ai fini del percepimento dei pagamenti dell’art. 68 del Reg. 73/2009. Con la nuova Pac, i pagamenti diretti (compreso il pagamento accoppiato per il grano duro) non obbligano l’utilizzo di semente certificata. Quindi, ai fini della Pac, l’agricoltore può seminare grano duro o altri cereali senza cartellino.

Il lettore fa espresso riferimento all’opportunità di approvvigionarsi di grano “da seminare” da un rivenditore di grano e orzo, che farà la fattura di vendita aggiungendo la dicitura “per uso zootecnico”. Il rivenditore può farlo perchè non è tenuto a sapere l’utilizzo (non zootecnico) del cereale che l’agricoltore andrà a seminare. Tuttavia si tratta di seme non conciato e l’agricoltore deve sostenere i costi della concia. Lo stesso discorso vale se il rivenditore scrive sulla fattura la dicitura “Grano duro nazionale”. Il rivenditore non commette alcun reato e l’agricoltore può destinarlo alla semina. Rimane sempre il problema della concia.

In sintesi, l’agricoltore può certamente utilizzare la semente non cartellinata e autoriprodotta in azienda. Ai fini della Pac non vige alcun obbligo. Tuttavia, l’agricoltore deve prestare attenzione a due aspetti:

  1. il rispetto della legge sementiera;
  2. i vantaggi tecnico-economici dell’utilizzo della semente certificata, indipendentemente dall’obbligo della Pac.

In merito al 2° punto, i benefici della semente certificata sono molteplici:

–   certezza sulla varietà utilizzata (origine e identità varietale), con tutti i vantaggi legati alla tracciabilità, sanità, germinabilità e purezza del seme, concia del seme, facilità d’uso e il sostegno alla ricerca varietale (solo dal seme certificato, in Italia, derivano le risorse finanziarie destinate al miglioramento genetico a sua volta finalizzato all’ottenimento di varietà più rispondenti alle richieste dell’agricoltore e del mercato);

–   purezza (assenza di specie diverse e di semi di infestanti) e germinabilità elevata;

Leggi la risposta completa di Angelo Frascarelli su Terra e Vita 02/2016 L’Edicola di Terra e Vita


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