Pac, pilastro dell’Unione europea

Da Bruxelles – Il primo anno di applicazione lo conferma: la politica comunitaria è da rivedere


Pac

In un momento in cui i movimenti centrifughi si fanno sempre più presenti nel dibattito comunitario, la Politica Agricola Comunitaria resta ancora un elemento essenziale dell’Unione europea, uno degli ultimi baluardi di questa Unione che scricchiola: un’Unione da difendere, secondo alcuni, da indebolire, secondo altri. Proprio come appare essere per la Pac.

È da qui che partiamo, dedicando proprio alla Pac e ai suoi dintorni questo spazio di approfondimento e di analisi delle principali ricette che bollono in pentola nelle ricche cucine di Bruxelles e Strasburgo. Ricette che vanno al di là del contenitore degli aiuti diretti e dello sviluppo rurale, e che spaziano nel commercio e nelle politiche internazionali, nelle criticità ambientali e nell’innovazione, per citare alcuni “dintorni” che pretendiamo di studiare da vicino.

«Aspettiamo il primo anno di applicazione e vediamo», si diceva a Bruxelles. Ma le cose non sono mutate, anzi. Il primo anno (o quasi) di applicazione ha confermato una necessità: metter mano alla Pac.Se ci pensiamo bene, la Pac è un po’ come il Festival di Sanremo: ancora non è finito che già si parla di quello futuro! E la politica agricola segue la stessa linea, con mille voci che ne chiedevano la revisione già all’alba del primo giorno di entrata in vigore.

Da decidere se chiamare queste modifiche “semplificazione” oppure se riaprire il dibattito sui regolamenti di base.

E da decidere se farlo in fretta, o se aspettare di esservi “costretti” dalla revisione, quella si ineluttabile, del quadro finanziario pluriennale dell’Ue.

Calendario alla mano, l’oggi ci mette di fronte un indagato e una giuria: sul greening la Commissione si affida alla consultazione pubblica: ha funzionato o no? Come migliorarlo? Al giudice Hogan l’ardua sentenza, entro l’estate.

Il tutto in quadro di profonda incertezza dovuta alla crisi di molti comparti agricoli fondamentali per l’economia dell’Ue. Questa situazione dovrebbe portare la Commissione a rivedere alcuni strumenti di gestione dei mercati e delle crisi, e il muro che da Bruxelles avevano eretto sembra segnare qualche crepa. In sede di Consiglio agricoltura, lo scorso 15 febbraio, un’ammissione importante da parte del Commissario Hogan – «non siamo di fronte a una situazione normale», ha dichiarato – e due date: il 25 febbraio per ricevere dalle controparti nazionali idee di come procedere e il 14 marzo per eventualmente decidere, in occasione della prossima riunione dei Ministri agricoli dell’Ue, quali misure adottare.
Seppur con un atteggiamento molto prudente, cui siamo ormai abituati e che lascia il dubbio su quanto incisivi si riesca ad essere da qui a un mese: le misure da proporre devono essere in linea con gli obblighi di bilancio, devono essere coerenti con il quadro legislativo attuale e devono essere condivise in Consiglio.

Continuando sulla linea del tempo, arriviamo all’estate, quando Hogan ammette la possibilità di riaprire gli atti di base della Pac 2014-2020 anche per aspetti diversi dal greening: agricoltore attivo, sviluppo rurale, solo per citarne alcuni.

Ci spingiamo ancora oltre e arriviamo alla fine dell’autunno, quando le prime proposte di revisione del bilancio dell’Unione europea (quello più sopra definito, estensivamente, “Quadro finanziario pluirennale”) inizieranno a circolare. Immediato il legame con il settore agricolo: la Pac, ingiustamente secondo chi scrive, è accusata di essere una “macchina mangiasoldi”, c’è la necessità impellente di recuperare fondi per le nuove sfide, in cima alle quali il problema dell’immigrazione, ma anche il cambiamento climatico. E anche qui il greening potrebbe avere un ruolo decisivo.

E i dintorni della Pac? Solo per citarne alcuni, c’è da concludere la riforma dell’agricoltura biologica, il dossier sui medicinali veternari, mai come ora sotto la lente di ingrandimento dell’opinione pubblica a causa del problema, serio, dell’antibiotico resistenza, il commercio internazionale, con il Ttip in prima linea, ma anche con i riflessi di decisioni figlie di esigenze geopolitiche punitive per alcuni settori (vedasi questione olio d’oliva e import dalla Tunisia), oppure del capitolo “innovazione”, con il dibattito chiave del come considerare le nuove biotecnologie (cisgenesi, per esempio), su cui la Commissione è attesa ad una difficile pronuncia in queste settimane.

Tutto questo, ovviamente, al netto delle urgenze e crisi che puntualmente, inaspettate, travolgono alcuni settori: l’anno scorso fu (ed è ancora) la Xylella, l’anno prima l’embargo russo, quest’anno cosa sarà?

In conclusione un’ultima considerazione per mettere ulteriore carne al fuoco.

La prossima Pac, quella dopo il 2020, dovrà essere finalizzata tra “soli” 4 anni; se pensiamo a quanto ci è voluto per dare alla luce quella attuale (con le proposte datate 2011) sorge il dubbio di essere già quasi in ritardo? Eppur si muove…

 

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