Ortofrutta Dop e Igp, conquistare il mercato è possibile

Le designazioni comunitarie sono state gestite in modo troppo timido, come se fosse solo un costo aggiuntivo privo di ritorni, sottovalutando invece le tendenze che stavano affacciandosi nel mercato


domanda

Il recente rapporto 2016 di Qualivita-Ismea sulle Dop e Igp ha messo in luce come i prodotti a designazione comunitaria siano in crescita eccezion fatta per l’ortofrutta sia in Italia che all’estero. Il ruolo marginale dell’ortofrutta nel comparto delle certificazioni agro-alimentari sembra poi confermato dal fatto che il 77% delle Dop e Igp ortofrutticole viene dalle provincie di Trento, Bolzano e Cuneo e quindi appare legato essenzialmente alle mele.

Si tratta di un problema di atteggiamento, infatti fino a oggi le designazioni comunitarie sono state percepite più che altro come un mezzo per ottenere finanziamenti pubblici, oppure come strumenti di difesa di una produzione locale da competitori di altre origini. In entrambi i casi si sono ignorati i consumatori, e di conseguenza anche i distributori, per i quali l’origine particolare del prodotto costituisce un fattore importante di scelta.

Per il consumatore approcciarsi a un prodotto Dop o Igp significa avvicinarsi a un territorio, scoprendone la sua cultura enogastronomica e quindi vede in questo un prodotto di altissima qualità.

Da un’indagine di mercato del 2015 effettuata su un campione di consumatori italiani da SG Marketing è emerso come dopo “frutta e verdura di stagione” e “made in Italy” il terzo parametro più ricercato sia il fatto che un prodotto sia locale.

Insomma le potenzialità di crescita esistono e sono notevoli, ma occorre cambiare l’approccio del settore ortofrutticolo alle Dop e alle Igp: serve che vengano sviluppate linee territoriali al fine di aggiungere valore al “brand”; ovviamente esistono anche eccezioni virtuose in Italia come il marchio “Solarelli” del gruppo Apofruit, il Radicchio di Treviso e Le Ciliegie di Vignola Igp. Sono proprio queste realtà a testimoniare come sia in Italia che soprattutto all’estero esistano opportunità da cogliere immediatamente.

 

L’articolo completo può essere letto sul sito della rivista di Frutticoltura e di Ortofloricoltura

 

 


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