Origine in etichetta per tutelare il pomodoro italiano

L’Oi Pomodoro da industria del Nord Italia auspica che possa diventare obbligatoria a livello europeo a vantaggio della qualità che la filiera italiana è già in grado di esprimere, ma che non gli viene ancora riconosciuta


POMODORO Lavorazione del pomodoro

La filiera del pomodoro da industria del Nord Italia rappresenta indubbiamente un esempio di qualità. Basti pensare che nell’Italia settentrionale il 96% delle produzioni viene coltivato secondo i principi dell’agricoltura integrata, mentre il restante 4% è rappresentato dalle produzioni biologiche. Inoltre l’irrigazione a goccia delle colture rappresenta un’importante soluzione per il contenimento dell’utilizzo dell’acqua in campo, mentre all’interno delle industrie di trasformazione sono ormai ben diffusi gli impianti di lavaggio e di lavorazione dei pomodori a circuito chiuso, che permettono di riutilizzare a lungo la stessa acqua. Ma non è tutto, infatti anche il ricorso a energia proveniente fa fonti rinnovabili e a sistemi di risparmio ed efficienza energetica hanno trovato largo impiego all’interno di queste industrie. Infine la filiera del pomodoro da industria del Nord Italia è stata la prima a realizzare uno studio volto a misurare l’impronta ambientale di un certo prodotto durante tutto il suo ciclo all’interno della filiera.

Eppure tutto questo impegno non sembra essere valorizzato ancora come dovrebbe: «Dal nostro punto di vista – afferma pertanto Tiberio Rabboni, presidente dell’Oi Pomodoro da industria del Nord Italia – siamo convinti che la produzione nazionale di pomodoro da industria esprima oggi valori sottovalutati e sottopagati dal mercato». I motivi di ciò risiederebbero nel fatto che non esiste ancora un obbligo d’indicare sull’etichetta l’origine della materia prima impiegata. Da qui non solo non si fornisce al consumatore un’informazione che lo può enormemente interessare, ma al contempo non si permette una valorizzazione in termini di marketing delle stesse materie prime impiegate.

«Siamo decisamente a favore dell’introduzione dell’obbligo dell’indicazione di origine in etichetta in Europa anche per il settore del pomodoro da industria, tanto da essere disponibili ad un progetto sperimentale di etichettatura volontaria. Sarebbe una fondamentale forma di tutela verso la produzione Made in Italy, una garanzia ulteriore per il consumatore ed un importante riconoscimento per una filiera di grande qualità come quella del Nord Italia» ha continuato Rabboni all’indomani dell’audizione alla Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati. D’altronde, poiché la filiera dell’Oi Pomodoro da industria del Nord Italia è già interamente tracciabile, tanto da poter permettere di risalire alla provenienza di ogni pomodoro in ingresso negli stabilimenti di trasformazione, non c’è da stupirsi se Rabboni percepisca come fondamentale sperimentare su larga scala un’etichettatura volontaria. Questa infatti potrebbe sensibilizzare positivamente l’opinione pubblica nazionale ed Europea.

Per tutti questi motivi e per valorizzare come meriterebbe la produzione nazionale di pomodoro da industria l’Oi rappresentata da Rabboni ha proposto che a livello europeo venga introdotta come obbligatoria l’indicazione del paese d’origine della materia prima, che potrà essere così schematizzata:

-“singolo Paese di origine europeo”, se tutta la materia prima giunge da un unico Paese;

-“origine in Ue”, quando la materia prima agricola proviene da due o più Paesi dell’Ue, ma solo da essi;

-“origine Extra Ue”, quando anche solo una quota della materia prima proviene da Paesi ExtraUe;

-“origine in un singolo Paese Extra-Ue” quando la materia prima proviene da uno specifico Paese Extra-Ue.


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