Opera, la pera fatta ad arte

La nuova Op, guidata da Luca Granata, è al 25% della produzione e si prefigge l’obiettivo di unire i produttori e renderli più competitivi sul mercato


pere

L’Italia è il terzo produttore mondiale di pere, dopo Cina e Nord America, il primo tra i paesi europei con 700.000 t prodotte, di cui circa il 65% in Emilia-Romagna, quasi totalmente distribuite sulle provincie di Bologna, Ferrara, Modena e Ravenna. Circa il 50% della produzione è data da un’unica varietà, l’Abate Fétel. Sulla carta, consumo e commercializzazione della pera sembrano destinati ad aumentare per una serie di fattori. produzione di una notevole quantità, in un areale tutto sommato limitato; prodotto che evoca salubrità e benessere; quarto frutto più consumato in Italia.

Frazionamento offerta – La realtà del mercato è il contrario con superfici in calo anche nel 2015. Questo avviene a causa dell’eccessivo frazionamento dell’offerta, secondo Luca Granata, ex direttore generale del consorzio Melinda, ora alla guida della neonata organizzazione dei produttori di pere Opera: «I pericoltori, invece di unirsi e fare massa critica sia per la vendita del loro prodotto sia per l’acquisto dei fattori di produzione, si rivolgono direttamente al mercato, che beneficia di questa disorganizzazione». Opera si prefigge lo scopo di unire, dietro un’unica identità, i produttori che vogliono aggregarsi, per avere insieme la forza di imporsi su un mass market dove il vantaggio più rilevante va alle dimensioni maggiori.

Aumentare la plv – «Il futuro dei produttori di pere italiani è nelle loro mani, se avranno la volontà di unirsi, potranno invertire la tendenza e accrescere la loro plv a valori profittevoli». Opera attualmente comprende 18 entità, rappresentanti di circa 1.000 produttori dell’Emilia-Romagna e della Lombardia, che insieme lavorano 7.500 ha di impianti produttivi, corrispondenti a circa 200.000 t di pere. Un buon risultato per un’organizzazione di recentissima formazione, ma rischia di non essere sufficiente. Questi numeri rappresentano infatti solo il 25% della produzione nazionale, che non basta a garantire il giusto peso per imporsi con successo in un business dove i maggiori competitor hanno dimensioni internazionali e occupano uno spazio ben sedimentato all’interno della mente del consumatore.

II progetto – Il progetto di Opera è ambizioso e potrebbe stravolgere in maniera radicale l’attuale mercato delle pere italiane. I produttori aderenti dovranno impegnarsi a commercializzare il loro prodotto con il marchio proposto dall’organizzazione, affidandosi all’ufficio commerciale che, oltre a provvedere alla collocazione sul mercato, si occuperà di promuoverlo attraverso mirate strategie di marketing e comunicazione, così da massimizzare il reddito dei produttori, beneficiando di una minore concorrenza interna, di una maggiore competitività al di fuori del nostro paese, basando questo sulla politica di marca, derivante da un’organizzazione collettiva centralizzata.

La forza di Opera non è solo nell’offerta, ma all’interno della sua rete, i soci possono e devono unire tutte le loro forze, affinché il know-how, accumulato in anni di esperienze diverse, possa convergere ed essere beneficio e vantaggio per tutti.


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