Op e regole della concorrenza

Concentrazione dell’offerta e fissazione del prezzo sono stati al centro di una pronuncia dell’avvocato generale del Tribunale di Lussemburgo che apre la strada ad una prossima sentenza


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In un momento in cui si discute sempre di più delle problematiche legate al diritto della concorrenza nella Pac, con particolare riferimento alle Op, non solo per il futuro post 2020 ma anche in sede di Omnibus, la Corte di Giustizia Ue aggiunge un capitolo che dimostra la complessità della questione.
La pronuncia dell’avvocato generale del Tribunale di Lussemburgo parte da una causa intentata da Op e Aop francesi attive nella produzione di indivia contro una multa di 4 milioni di euro inflitta dalle autorità francesi per pratiche lesive della concorrenza, come la fissazione collettiva di un prezzo minimo e concertazioni sulle quantità commercializzate.
Nelle sue conclusioni, che di solito la Corte tende a seguire nella sua sentenza definitiva, l’avvocato generale rileva innanzitutto che «le Op e le Aop hanno, tra gli altri compiti, come obiettivo generale l’adeguamento della produzione alla domanda, la riduzione dei costi di produzione e la regolazione dei prezzi alla produzione. Così, le Op e le Aop sono chiamate a svolgere un ruolo decisivo in materia di centralizzazione della commercializzazione dei prodotti dei loro membri e costituiscono, per definizione, luoghi di concertazione collettiva».
Pur riconoscendo poi la primazia della Pac sugli obiettivi della concorrenza (come sancito dal Trattato Ue) e quindi pur dando margini di azione alle Op o Aop, tuttavia l’Avvocato generale ritiene che «non sia sufficiente che le misure adottate dalle Op o Aop concorrano in un modo o nell’altro alla realizzazione dei compiti che sono loro affidati dal legislatore dell’Unione affinché possano essere sottratte all’applicazione del diritto della concorrenza».
Per poter essere sottratte all’applicazione del diritto della concorrenza occorre che «le pratiche di cui trattasi siano effettivamente state adottate all’interno di un’Op o di un’Aop effettivamente incaricata della gestione della produzione e della commercializzazione del prodotto considerato. Pratiche poste in essere all’interno di una siffatta Op o Aop, infatti, sono equiparabili a quelle adottate nell’ambito di una società o di un gruppo che si presenta, nel mercato considerato, come un solo e unico ente economico. Siffatte pratiche «interne» esulano dall’applicazione del diritto della concorrenza».
In attesa della sentenza definitiva questa pronuncia si inserisce nel solco tracciato dalla Direzione generale dell’agricoltura e sviluppo rurale della Commissione Ue, impegnata, anche grazie ai risultati della Task Force sui mercati agricoli, a chiedere chiarezza e garanzie affinché le organizzazioni di produttori possano svolgere più liberamente il loro compito, senza essere minacciate da regole di interpretazione rigida delle norme sulla concorrenza.


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