Ogm? Sì, per non restare al palo

All’assemblea annuale di Assobiotec, l’Associazione che riunisce le aziende italiane attive nelle biotecnologie che fa parte di Federchimica, eletto il nuovo presidente Sidoli


Ogm

Più ricerca e innovazione nelle biotecnologie in tutti campi, dall’agricoltura alla salute, per essere competitivi e non restare indietro, superando gli stereotipi sugli Ogm come quelli sulla sperimentazione sugli embrioni.

É il messaggio lanciato da Assobiotec, l’Associazione che riunisce le aziende italiane attive nelle biotecnologie che fa parte di Federchimica, nel corso dell’assemblea annuale dei soci. Assemblea che ha nominato il nuovo presidente per il prossimo triennio, Riccardo Palmisano che succede ad Alessandro Sidoli.

Un incontro-dibattito al quale ha preso parte, tra gli altri il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, che ha annunciato a giorni l’arrivo del Piano Nazionale della Ricerca, uno dei primi segnali di come la ricerca scientifica abbia un ruolo centrale nell’agenda politica del Governo.

Con un investimento medio annuo di 2,5 miliardi di euro, il Piano si concentrerà su alcuni temi prioritari, tra i quali lo spazio, la biomedicina e l’agricoltura, definiti dal ministro «le tessere di un puzzle che ricomporrà l’unità della ricerca nel Paese».

In apertura dei lavori è stato poi consegnato all’ex ministro Emma Bonino l’Assobiotec Award 2016, il premio assegnato dall’Associazione a coloro che si sono distinti nel promuovere l’innovazione, la ricerca e il trasferimento tecnologico.

 

I numeri del settore

Secondo l’ultimo report dell’Associazione, al 31 dicembre 2014 le imprese italiane del biotech sono 384 tra quelle impegnate nei comparti di salute, agroalimentare e industriale, di cui 251 si occupano comunque di ricerca di base. Di queste, quelle a capitale italiano sono 225; l’80% si trova in Lombardia (117), Piemonte (47), Lazio (35) ed Emilia-Romagna (35), con un importante divario fra Centro-Nord e Sud.

In particolare le imprese del Green Biotech, ossia attive nel comparto agroalimentare, sono 95, in aumento del 2,2% rispetto all’anno precedente. Il fatturato complessivo è di 85 milioni di euro, con investimenti per quasi 24 milioni di euro e con un numero di addetti di 792 unità, in aumento del 4,5%.

Numeri che confermano la natura anticiclica del settore, poiché l’introduzione delle nuove tecniche di ingegneria genetica, evidenzia Assobiotec, ha cambiato drasticamente la prospettiva di migliorare la produttività e la qualità di molte varietà vegetali, nel rispetto comunque della sostenibilità e della qualità dell’intera catena alimentare.

 

«Organismi geneticamente migliorati»

Palmisano non ha dubbi sulla necessità di «permettere la sperimentazione delle innovazioni biotecnologiche in agricoltura nel rispetto delle biodiversità e dell’ambiente, per non rimanere un mercato che perde l’opportunità di diventare valore per il Paese». Il neo presidente, a questo proposito, ha ricordato il caso dei pomodori Sanmarzano, di cui esiste una versione geneticamente migliorata in grado di resistere a un parassita molto aggressivo che li sta decimando.

«Preferisco parlare di organismi geneticamente migliorati per non spaventare – ha detto il presidente – perchè anche chi faceva innesti con le viti faceva naturalmente delle modifiche di ciò che era originale nel rispetto delle biodiversità e dell’ambiente».

Per quanto riguarda il biotech nel settore agroalimentare, secondo Palmisano è prioritario «operare con impegno e determinazione affinchè venga ristabilito il necessario bilanciamento tra principio di precauzione, oggi eccessivamente prevalente, e quello di innovazione. Sia in Italia che in Europa».

 

Un’Agenzia per coordinare la ricerca

E infine parlando più in generale del futuro delle biotecnologie, il presidente ha lanciato la proposta di costituire un’Agenzia di coordinamento della ricerca e degli investimenti per favorire l’innovazione; una regia nazionale che coinvolga istituzioni e imprese e che identifichi le biotecnologie come un settore prioritario per il Paese, favorendo il dialogo tra i ministeri competenti per la ricerca (come quelli di Istruzione, Università e Ricerca, Sviluppo economico e Salute) e le aziende impegnate nel settore. Infine ha lanciato un appello chiedendo di assicurare la continuità nei finanziamenti, garantendo risorse a lungo termine e non ultimo dare la possibilità di rendere esigibili i crediti d’imposta che oggi non lo sono.

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