Nuovi percorsi di valorizzazione per le pere

Il futuro del settore sembra dipendere da tre elementi: aggregazione, innovazione e comunicazione


pere

Sarà per l’urgenza di dare risposte ai produttori, sarà per non perdere una assoluta e riconosciuta leadership europea e mondiale, sarà perché gli attori della filiera sono diventati consapevoli delle valenze del prodotto, fatto sta che la pericoltura nazionale negli ultimi anni sta godendo di attenzioni crescenti ed è diventata protagonista di una serie di importanti novità a livello di varietà e di modelli organizzativi.

Esaminando il trend produttivo, il panorama varietale italiano ed europeo appare statico, oltre che fortemente regionalizzato: in Spagna prevale la cultivar Blanquilla (Spadona estiva), in Portogallo la pera Rocha, in Belgio e Olanda la Conference, in Francia la Dr. Guyot e in Italia l’Abate Fetel.

In realtà numerosi sono i programmi di breeding – pubblici e privati – condotti negli ultimi anni, specie in Usa, Francia, Canada, Italia, Germania e Romania, e molte sono le varietà introdotte e brevettate.

 

L’innovazione varietale in Italia

Nel nostro paese l’innovazione varietale per il pero è stata condotta principalmente dal Cra-Frf di Forlì (Unità di Ricerca per la Frutticoltura) e dal Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Bologna, che ha avviato nel 1990 un programma di miglioramento genetico dedicato. Solo per citare alcune delle nuove varietà, il Cra ha selezionato Tosca (1993), Carmen, Norma, Turandot (2000), Aida, Bohème (2005), Falstaff (2012); il Dipsa Lucy Sweet™, Early Giulia™ e Debby Green™ (al programma ha partecipato anche il Civ di Ferrara).

Come spiega Giuseppe Pallotti, responsabile dell’area Innovazione e sviluppo varietale dell’Ufficio tecnico di Apo Conerpo, «i tempi di osservazione e valutazione di una nuova cultivar di pero sono decisamente lunghi, molto superiori a quelli di altre specie frutticole. Se per le mele dopo 4-5 anni di lavoro si è già capito se la varietà in test ha tutte le carte in tavola per poter essere immessa sul mercato, per le pere servono non meno di 8-9 anni per verificare la produttività, i calibri, il comportamento della pianta. La pera può e deve prendere il posto del dessert, ma per farlo serve un prodotto di ottima qualità. L’innovazione cerca di risolvere problematiche produttive e commerciali e di offrire al contempo al consumatore un prodotto in linea con le più moderne richieste.

Leggi l’articolo completo su Terra e Vita 44/2016 L’Edicola di Terra e Vita


Pubblica un commento