Nuove sfide per le Bonifiche

All’assemblea nazionale dell’Anbi tenutasi ad Expo si è discusso di molti temi “caldi”: dalla successione alla province alla partita della nuova Pac


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Notizia numero uno, la siccità minaccia le colture: “Siamo alla vigilia della richiesta di stato di calamità naturale per l’agricoltura. Ancora risorse destinate alla riparazione dei danni”. Lo ammette Francesco Vincenzi neo presidente di Anbi (Associazione nazionale consorzi gestione tutela territorio e acque irrigue) e chiede subito a Regioni e Autorità di Bacino, ma soprattutto al Mipaaf, un “tavolo” nazionale per il monitoraggio costante dell’emergenza idrica.
In realtà, al primo posto dell’agenda di Vincenzi c’è un cambio di passo a partire dalla stessa Anbi: ”Ho chiesto a tutti, direttori e presidenti, di non aver paura del cambiamento” ha detto all’assemblea nazionale tenutasi a Expo. Sul doppio binario del contrasto al dissesto idrogeologico e della gestione delle risorse idriche Anbi si giocherà infatti diverse partite.

Intanto la riforma dell’ordinamento delle province: “Tutto è legato a un paese in movimento, all’accelerazione delle riforme – ha detto Massimo Gargano, direttore generale Anbi -. Ricordate qualche anno fa? Le province volevano la fine dei Consorzi; oggi dovremo pensare noi a colmare quel vuoto”. Un caso di “successione invertita” secondo Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale. E Vincenzi: “Siamo a disposizione perchè queste competenze ci vengano date per quel che ci compete”.

Con una consapevolezza: “L’acqua è una risorsa limitata. Vinceremo la sfida con un progetto. economico e di ricerca, che metta al centro il suo utilizzo. La sfida si vincerà se anche le organizzazioni professionali la porteranno avanti. Dobbiamo rimettere in moto gli investimenti lungo quei 200mila km di canali”. Anbi propone, fra l’altro, che Irriframe (il sistema di irrigazione intelligente che risparmia fino al 25% di acqua) diventi un modello di gestione irrigua efficiente per il Paese. Chiede inoltre che venga superata la gestione commissariale delle bonifiche del Sud; una legge sul consumo di suolo che non sia ipocrita, ma esempio di buona politica.

Ce n’è anche per l’Europa: “A questa Europa stanca chiediamo un cambio di passo. Non abbiamo bisogno che metta in discussione l’irrigazione dei Paesi mediterranei. L’agricoltura non spreca l’acqua, ma la utilizza: l’84% dell’agroalimentare è irriguo”.

Ma proprio dall’Europa pioveranno risorse, grazie alla Pac 2014-2020 dove l’acqua gioca un ruolo centrale. Vi sono notevoli opportunità per obiettivi chiamati ammodernamento, “efficientamento” e aumento della sostenibilità del sistema irriguo nazionale. Delle tre misure previste nel Programma nazionale per lo Sviluppo rurale una è dedicata alle infrastrutture irrigue: 300 milioni di dotazione finanziaria destinati a migliorare l’efficienza d’uso dell’acqua e aumentare le superfici irrigue. Un’opportunità per le imprese agricole e per il territorio. Anbi potrebbe essere coinvolta in diverse misure.

Altro fronte caldo, quello dei costi dell’irrigazione: “Dobbiamo affrontare la questione delle tariffe. Spesso Bruxelles fa da foglia di fico ai nostri problemi come è successo nel caso del latte in polvere. La Germania ha già scelto” sottolinea Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti. Che ribadisce la priorità dell’uso agricolo dell’acqua: “Dobbiamo applicarla anzitutto per una questione morale: non possiamo essere messi da parte quando c’è poca acqua”.

Michele Pisante, commissario delegato Crea, dice che il punto di partenza è uno solo: “L’acqua va vista come un alimento”. Secondo, “le nuove sfide possono essere opportunità solo se adeguiamo le conoscenze”. E nell’ambito delle nuove sfide che affronterà il neonato Crea sottolinea il problema, cogente, dell’olivicoltura: “Solo il 6,6% della superficie olivicola è irrigata. Avanti di questo passo ci sarà il rischio di trovare oliveti in Svizzera, non più in Italia. L’olivicoltura italiana richiede investimenti: le competenze regionali e nazionali devono confluire. Occorre rendere irrigui i nostri oliveti per aumentare la produzione. E ricorda le due opportunità del Green Act: gli strumenti dell’agricoltura di precisione e la rivoluzione nella formazione degli operatori: “Dobbiamo passare da un’agricoltura produttiva, ma inquinante, a un’agricoltura che produce servizi ecosistemici con il riconoscimento di sussidi ai produttori efficienti tramite la rete dei Consorzi di bonifica”.

È la nuova pelle dell’attività delle bonifiche, ambientale e sostenibile che in passato sono state prima igieniche, poi idrauliche, quindi integrale.

Arriva infine il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, che promette la firma, imminente, di Accordi di Programma per un miliardo e 200 milioni di euro per contrastare il dissesto idrogeologico: anche lì i Consorzi di bonifica saranno tra i protagonisti.


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