Slitta a primavera la risposta di Bruxelles sull’innalzamento del limite a 250 kg d’azoto per ha –

Audizione del ministro Galan: in arrivo la revisione del decreto sull’utilizzo in agricoltura degli effluenti

Nitrati, un futuro eco-compatibile

movimentazione

È in corso da oltre un anno il negoziato tra l’Italia e Bruxelles sulla direttiva nitrati, ma la risposta della Ue alla richiesta italiana di innalzare il limite dei 170 chili di azoto per ettaro l’anno nelle zone vulnerabili arriverà solo nella tarda primavera 2011 e non a fine anno come inizialmente previsto.
Alla fine del 2010 scadono infatti i piani d’azione quadriennali delle regioni del bacino padano veneto (Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia) che stabiliscono in modo dettagliato come applicare la direttiva nitrati per rientrare nei parametri dell’azoto massimo consentito.
I documenti regionali dovranno non solo essere revisionati sulla base della normativa nazionale, ma essere sottoposti alla Vas, la Valutazione ambientale strategica, che consentirà di verificare ex-ante gli impatti ambientali che derivano dalle scelte contenute negli stessi programmi d’azione prima della loro approvazione.
Lo ha ricordato anche il ministro delle Politiche agricole forestali e alimentari, Giancarlo Galan, rispondendo alla Camera a una interrogazione della Lega. «D’intesa con la Conferenza Stato-Regioni e con il ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, il 29 aprile scorso, è stato approvato il Piano strategico nazionale sui nitrati che pone grandi vincoli per le nostre aziende.
Da allora – ha continuato il ministro – è cominciato un percorso, che ha portato da un lato alla necessità di implementare la direttiva per rispetto dell’Unione europea, e, dall’altro lato, ha portato una richiesta di deroga, che abbiamo rivolto all’Unione europea, volta a ottenere una concessione di deroga al valore limite di 170 chilogrammi di azoto.
La concessione di questa deroga è subordinata alla rivisitazione dei singoli programmi regionali e in tal senso – lo spero, almeno, ma ne sono anche convinto – le Regioni stanno operando».
Galan ha confermato anche la revisione in corso del cosiddetto «decreto effluenti» (Criteri e norme tecniche generali per la disciplina regionale dell’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento) che stabilirà non solo come calcolare l’azoto contenuto nel digestato, il materiale in uscita dall’impianto di biogas, ma anche come valorizzarlo come fertilizzante assieme ad altre biomasse agricole. «Questo provvedimento – ha detto il ministro – sarà molto utile alle Regioni, perché in pratica permetterà di utilizzare in agricoltura il potenziale inquinante, trasformandolo in concimi ed energia».
In particolare in Lombardia, la regione più colpita dalle penalizzazioni della direttiva, ha anche sollecitato il riconoscimento al digestato di un’efficienza, ossia della capacità di assorbire l’azoto, vicina al 90% se nell’azienda vengono rispettate determinate condizioni: raggiungere nell’impianto di biogas almeno il 70% di rapporto tra azoto ammoniacale e totale, ossia una mineralizzazione più spinta; coprire le vasche, distribuire il digestato secondo tecniche virtuose come l’interramento o la fertirrigazione; limitare il calendario di spandimento e prevedere applicazioni di digestato alle colture nel periodo in cui sono più pronte ad asportarlo.
Oltre all’impiego del digestato come fertilizzante è in arrivo anche una modifica al testo unico ambientale sulle acque (il decreto legislativo 152 del 2006) per quanto riguarda le matrici di origine agricola ossia paglia, residui delle lavorazioni agricole, biomasse di origine agricola e agroindustriale: non saranno più considerati rifiuti, ma saranno utilizzati nell’impianto di biogas assieme ai reflui zootecnici.
Sulla direttiva nitrati l’Italia ha chiesto a Bruxelles di innalzare a 250 chili l’azoto massimo per ettaro che è possibile distribuire nei campi nelle aree vulnerabili nelle aziende zootecniche con almeno il 70% di colture a elevata domanda di azoto e a lunga stagione di crescita.
Le colture interessate sono mais (ibrido a tarda maturazione), mais + erbaio invernale, cereale invernale + erbaio estivo, prato permanente o temporaneo (con meno del 50% di leguminose) e altre colture con asportazione di azoto di almeno 250 chili di azoto per ettaro l’anno e lunga stagione di crescita.
Ne potranno usufruire liquami bovini, frazioni chiarificate di liquami suini, ma non la pollina degli allevamenti avicoli.

 

 


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