New entry tra gli insetti, funghi sempre più precoci

Continua la tendenza all’anticipo delle infezioni primarie di peronospora


insetti

Viticoltori sempre allerta contro le malattie fugine, ma oggi preoccupano anche gli insetti. La specie chiave della difesa della vite è la tignoletta (Lobesia botrana) ma, nel 2015, la ribalta fitosanitaria è stata dedicata al monitoraggio della preoccupante presenza della cimice asiatica (Halyomorpha halys) anche nei vigneti. Fortunatamente l’allarme cimice, almeno per quello che riguarda la vite, è in parte rientrato e, almeno per quanto ha riguardato il 2015, possiamo concludere che per questa coltura, gli insetti non hanno creato particolari problemi.

 

Tignoletta sotto soglia

La specie “chiave” della vite, la Tignoletta (L. botrana), è un lepidottero tortricide presente in tutta Italia. La specie è tendenzialmente polifaga e, pur prediligendo la vite, attacca anche altre piante coltivate (olivo, ribes) e piante spontanee tipiche dell’ambiente mediterraneo. I danni provocati dalle larve della Tignoletta vanno dalla distruzione dei bottoni fiorali e dei racimoli, allo svuotamento e disseccamento dei grappoli. I danni ai bottoni fiorali generalmente non sono particolarmente gravi, grazie alla capacità del grappolo di compensarli con una maggiore allegagione; quelli agli acini, invece, oltre a provocare sicure perdite di peso, possono predisporre i grappoli ad attacchi di botrite e di marciume acido.

La gravità delle infestazioni di Tignoletta è fortemente influenzata dalle condizioni climatiche e microambientali e l’estate particolarmente calda del 2015, molto probabilmente, non l’ha favorita e le popolazioni solo in alcuni casi hanno superato la soglia di attenzione.

La difesa viene realizzata con l’impiego del metodo della confusione sessuale e di trattamenti realizzati contro la seconda generazione. Quest’anno, come succede nelle annate con normale pressione del fitofago, questa linea di difesa ha contenuto efficacemente le infestazioni.

Negli ultimi decenni le cicaline della vite hanno assunto una crescente importanza agraria, sia per la dannosità di alcune specie indigene, come Empoasca vitis sia per l’introduzione di specie esotiche, come lo scafoideo (Scaphoideus titanus). Per quello che riguarda le specie autoctone, quest’anno in Romagna, sono state segnalate diffuse infestazioni con problemi all’attività fotosintetica, effetti negativi sulla maturazione, riduzione del contenuto in zuccheri e sulla lignificazione dei tralci. I danni sono stati amplificati dalle condizioni climatiche molto calde e siccitose che hanno contraddistinto l’estate.

 

Scafoideo e cimice asiatica

È continuata anche la diffusione sul territorio dello scafoideo, responsabile della trasmissione del fitoplasma della flavescenza dorata (FD): attualmente la più pericolosa fitopatia della vite. La Flavescenza dorata e il suo vettore sono comparsi in Europa per la prima volta all’inizio degli anni ’60 mentre in Italia, malattia e vettore, sono stati rinvenuti per la prima volta in provincia di Imperia nel 1964. In seguito la specie ha continuato la sua espansione ed è comparsa in varie zone viticole delle regioni settentrionali e in seguito in quelle centro meridionali. La lotta allo Scafoideo è normata dal DM 31/05/2000 e, ogni anno, sulla base di un monitoraggio del vettore, vengono stabilite delle zone focolaio, di insediamento e indenni, nonché le misure da applicare sul territorio consistenti in trattamenti insetticidi obbligatori contro il vettore della malattia (Scaphoideus titanus) e nell’estirpo delle piante infette.

Con densità di popolazione molto basse il vettore della FD può essere controllato con un unico trattamento (posizionato indicativamente nell’ultima decade di giugno). In presenza di popolazioni significative del vettore e con epidemie in atto, sono consigliati due trattamenti insetticidi (il 2° da effettuare circa. 30 giorni dopo il 1° trattamento).

Nella Pianura Padana gli attacchi di cimice asiatica (Halyomorpha halys) sui fruttiferi sono stati seguiti con particolare attenzione in quanto, con il procedere delle raccolte delle colture limitrofe, si è temuto lo spostamento di elevate popolazioni di insetti sulla vite, proprio in prossimità della vendemmia. Il timore non era quello di un danno diretto provocato dalle punture quanto che un numero molto elevato di cimici nascoste fra i grappoli, venissero raccolte durante le operazioni di vendemmia e arrivassero nelle cantine alterando con la “puzza di cimiciato” il normale processo di vinificazione. Fortunatamente, pur osservando nel corso del 2015 un aumento della diffusione di cimici nei grappoli, il livello di infestazione è rimasto entro livelli accettabili e non si sono registrati problemi.

 

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