Nematodi, insetti utili e insetticidi contro i tripidi

Una nuova possibilità di lotta a questi pericolosi insetti fitofagi è rappresentata dai nematodi che, se inseriti nelle giuste condizioni, possono giocare un ruolo fondamentale


serre

Per quasi ogni coltura che rientri nel settore ornamentale, esiste un pericoloso denominatore comune: il tripide. Quello che crea maggiori problemi è Frankliniella occidentalis.

I tripidi svernano allo stadio di adulto in luoghi riparati sia in serra che in pieno campo; durante il periodo invernale possono rallentare la loro attività, ma continuano il loro ciclo biologico portando a termine ben oltre le 6-7 generazioni/annue e ovidepongono all’interno dei tessuti vegetali.

In condizioni ottimali completano il loro ciclo biologico in 10-20 giorni.

 

Danni

L’azione dell’ovopositore, la terebra, provoca i primi problemi al tessuto vegetale, che viene perforato per ospitare l’uovo con preferenza per i tessuti fiorali e delle prime foglie apicali, mentre gli stadi larvali e di adulto si nutrono di linfa che estraggono dalla pianta grazie al loro apparato boccale pungente-succhiante. Le cellule vegetali vengono così svuotate compromettendo l’azione fotosintetica della pianta e le zone colpite presentano decolorazione e alterazioni cromatiche (le famose “argentature”).  Al contempo, i tripidi iniettano la loro saliva tossica che provoca deformazioni, accartocciamenti e anche necrosi. In caso di presenza di fiori il danno diventa maggiormente visibile a causa della predilezione del tripide nei confronti di polline e nettare; F. occidentalis, inoltre, è responsabile della trasmissione di diverse virosi.

 

La lotta tradizionale

Il contenimento risulta difficile e non proficuo con l’uso esclusivo di insetticidi; i principali motivi sono i seguenti:

– le piccole dimensioni di questo insetto e la sua rapida velocità di spostamento gli permettono di nascondersi molto bene nella vegetazione, così spesso il trattamento risulta vano proprio perché non si riesce letteralmente a colpire il target.

F. occidentalis deve la sua fama alla sua innata nonché spiccata capacità di sviluppare fenomeni di resistenza a molecole di sintesi.

Gli organismi utili

L’introduzione di antagonisti utili risulta un prezioso intervento nel caso della lotta al tripide, e ribatte puntualmente ad ogni aspetto elencato precedentemente. Ma ecco i principali protagonisti: Orius laevigatus, Amblyseius cucumeris.

Orius laevigatus è un antocoride predatore che viene largamente utilizzato per il controllo dei tripidi, Amblyseius cucumeris è un acaro fitoseide predatore utilizzato per il controllo dei tripidi, che si nutre delle uova in fase di schiusura e del primo stadio larvale. Diverso, invece, è il caso di O. laevigatus. Quest’insetto, entrato ormai a far parte regolarmente della lotta al tripide in colture orticole, ha bisogno di circa un paio di settimane per riprodursi e perché si ritrovi quindi in ogni suo stadio.

 

Una nuova possibilità

In aiuto a questi due ausiliari sopra descritti si trova anche un altro organismo: il nematode entomopatogeno Steinernema feltiae. Questi nematodi penetrano nella larva e rilasciano dei batteri simbionti (del genere Xenorhabdus) in grado di trasformare i tessuti dell’ospite e renderli disponibile al nematode. La larva viene utilizzata come substrato di riproduzione e i nematodi compiono al suo interno uno o due cicli, fino a quando i nuovi nematodi escono per cercare altre larve e ricominciare il ciclo.Il tutto avviene in tempi brevi e la larva muore per setticemia in 24-72 ore.

Dal punto di vista pratico, i nematodi presenti in commercio sono distribuiti allo stadio larvale con del materiale inerte per facilitarne l’utilizzo, il tutto contenuto in una busta che ad occhio nudo sembra racchiudere della “polvere”. L’impiego prevede la dispersione in acqua che viene poi distribuita a livello fogliare con le attrezzature convenzionali.

Per garantire il successo dell’intervento, oltre a colpire le larve, è necessario garantire un adeguato tasso di umidità: i nematodi infatti si spostano su film liquido e sono legati alla presenza di umidità per compiere correttamente la loro attività.

 

É possibile leggere l’articolo completo sul sito di Colture Protette


Pubblica un commento