Muretti a secco “agroambientali”, ma troppo cari

La Corte dei conti europea rileva come gli investimenti destinati a compensare gli agricoltori per il miglioramento dell’ambiente, nell’ambito dei Psr 2007/2013, non sono stati efficaci in termini di costo


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Gli investimenti destinati a compensare gli agricoltori per il miglioramento dell’ambiente, nell’ambito dei Psr 2007/2013 non sono stati efficaci in termini di costo e, ad affermarlo, è una relazione della Corte dei conti europea pubblicata il 21 gennaio scorso.

I controllori contabili comunitari hanno effettuato un audit in 4 Stati, tra cui l’Italia, e hanno rilevato che i cosiddetti “investimenti non produttivi” non sono efficaci in termini di costi. Nel 75% dei casi, gli auditor hanno rilevato elementi che segnalavano l’evidente presenza di costi irragionevolmente elevati o scarsamente giustificati. Nel periodo 2007-2013, sono stati spesi circa 860 milioni di fondi pubblici per investimenti non produttivi. Il contributo pubblico fornito dal Feasr e il co-finanziamento nazionale sono spesso arrivati a coprire il 100% del costo dei progetti.

La Corte fa notare che gli investimenti hanno riguardato in massima parte il ripristino dei muretti a secco. E infatti il loro ripristino era il singolo tipo di intervento più importante definito nel Psr corrispondente al 97% del sostegno totale pubblico in Puglia. Per quanto riguarda la critica principale relativa ai costi degli interventi che nel caso dell’Italia sono stati finanziati al 100%, dall’audit è emerso che i costi per i muretti a secco in Puglia erano sistematicamente uguali al costo unitario massimo ammissibile. Anche se la Corte ha rilevato soltanto che i costi unitari massimi ammissibili erano fissati ad un livello elevato, è ovvio che l’attuazione dei progetti in condizioni diverse, in funzione dell’ubicazione (montani o meno) e dell’accessibilità richieda una differenziazione per alcuni costi.

A giudizio della Corte tutto ciò ha ridotto il potenziale impatto ambientale degli interventi stessi.


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