Moringa, l’albero esotico dei miracoli

Apprezzatissimo dal mercato, 100 g di polvere possono essere pagati fino a 200 €


Moringa

È l’ultima arrivata per chi è in cerca di miracoli. Nata in India, ma coltivata prevalentemente nelle zone tropicali ed equatoriali del pianeta – soprattutto Etiopia, Filippine, Sudan, Sudamerica – è conosciuta con il nome di “albero miracoloso” e non a caso è oggi una tra le “super-piante” più desiderate del pianeta per le sue proprietà cosmetiche, nutrizionali e depuranti.

 

Versatilità notevole

Parliamo della moringa, appartenente alla famiglia delle morigacee, interamente commestibile, con foglie, frutti e semi ricchi di proteine, vitamine e sali minerali. L’albero può raggiungere un’altezza di dieci metri e le sue foglie, verdi smeraldo, hanno un sapore simile agli asparagi. Leggenda vuole sia stata una degli elisir di lunga vita di Fidel Castro, che era solito masticarla come un chewingum, e non a caso a Cuba stanno investendo molte energie nella produzione e selezione di nuove varietà. Investimenti che riguardano anche le grandi case cosmetiche, che hanno iniziato ad utilizzare i suoi estratti nei prodotti dedicati ai capelli, all’idratazione della pelle, alle creme anti-aging. Una recente ricerca delle Pennsylvania State University avrebbe inoltre messo in luce le capacità depurative dei suoi semi che, se macinati, sarebbero in grado di danneggiare le membrane cellulari dei batteri, ripulendo le acque superficiali intorpidite e inquinate.

Dal punto di vista nutrizionale le foglie vantano alti contenuti di proteine, calcio, ferro, potassio, vitamina A e C, omega 3-6-9, amminoacidi essenziali. E non è un caso che si stiano moltiplicando integratori, polveri e persino pasticche a base di moringa che promettono di aiutarci a vivere meglio.

Che sia una moda passeggera come tante o un ingrediente con cui inizieremo a familiarizzare nei prossimi anni, è evidente che l’interesse per il prodotto sia attualmente alto. Così come il prezzo: 100 grammi di moringa in polvere (integratori) si possono acquistare in Italia con un costo che varia da un minimo di 70 ad un massimo di 200 euro (bio). Anche perché si tratta di un prodotto integralmente importato. Almeno fino ad oggi.

 

Dall’India al made in Italy

Nelle campagne di Secchia, località in provincia di Lecce, è nata infatti tre anni fa una piccola produzione di moringa made in Italy. La storia parte nel 2001, quando Pierluigi Forcella, agronomo salentino con la passione per le piante medicinali, scopre la moringa alle Canarie. «Nella serra accanto a quella dove lavoravo c’era un ragazzo tedesco che coltivava questa pianta. Me l’ha fatta conoscere e da lì è nata una passione che mi ha portato in India, nella sua terra natale».

Albero

Pierluigi Forcella vicino a un albero di moringa.

Forcella torna in Italia con una selezione di semi e inizia a cercare qualche azienda agricola disponibile a mettergli a disposizione un po’ di terreno per la sperimentazione. «Ho incontrato così Antonio Scarcia, maresciallo in pensione e titolare di vari terreni nella zona di Secchia, oltre che di un mulino e di un frantoio, che mi ha fornito un pezzo di terra, ma anche materiali e macchinari in comodato d’uso». Il progetto è decollato nel 2014: «prima 100 metri, poi 1 ettaro, oggi siamo a 2, per un totale di 10 mila piante. Nel frattempo è stata messa su una società, la “Domenica Scupola”, e il prossimo anno prepareremo altri 3 ettari, di cui uno in copertura, per cercare di allungare il ciclo di fioritura della pianta». Non basta: «siamo stati contattati da diverse aziende, una di Alessandria, che vuole affittare terreni qui nel salentino, e una di Brindisi, che vuole far partire una sperimentazione e sulla quale abbiamo già effettuato la valutazione del terreno».

La coltivazione

«Il terreno dovrebbe avere un ph intorno a 6 ed essere molto drenante, non particolarmente argilloso. Non devono esserci mai ristagni d’acqua. Inizialmente serve molto azoto per far partire la pianta, poi non servono grandi trattamenti. Per l’irrigazione usiamo tubature esterne con silo che scaldano l’acqua, in modo da non dare acqua fredda alle piante». Forcella assicura che non servono trattamenti chimici: «usiamo insetticidi naturali e alberi di neem sparsi tra quelli di moringa per tenere lontani ospiti indesiderati. Non è però una produzione semplice: c’è bisogno di molto lavoro manuale e di curare quotidianamente la pianta. Attualmente ci lavorano 3-4 persone».

Della pianta si possono mangiare le foglie, tipo insalata, ma non è questa la strada maestra per fare reddito. Calcolando che ogni esemplare rende circa 400 g di prodotto all’anno (250-300 circa nella raccolta di fine luglio e il resto nella raccolta di ottobre) e calcolando i prezzi di mercato, si possono potenzialmente fare buoni affari.

«Attualmente – spiega Scarcia – la stiamo offrendo tramite passaparola alla gente del posto. Abbiamo realizzato tintura madre, farina, biscotti e paste. Stiamo organizzandoci per realizzare un piccolo opificio per il confezionamento e la preparazione dei prodotti. Intanto ci hanno contattato alcune ditte per proporci di produrre birra. L’ambizione è quella di una moringa a 360°: cibo, cosmetica e olio».

 

La parola alla nutrizionista

«La gente vuole la panacea, il cibo che risolve tutti i problemi. Ma la verità è che una dieta equilibrata e sana non può essere sostituita da nessuna sostanza». A dirlo è Stefania Ruggeri, nutrizionista del Crea e relatrice di una tesi di laurea (di Federica Pompili) sulle qualità nutrizionali della moringa. «Indubbiamente la moringa ha ottime potenzialità: nelle foglie fresche si riscontra un buon contenuto di proteine, potassio, calcio e vitamina A. C’è anche tanta vitamina C, che però nelle polveri si perde in toto». «A livello internazionale gli studi sulla moringa sono oggi solo 3: i primi 2 riguardano il suo potere ipoglicemizzante, ossia la capacità di abbassare i livelli di glicemia post-prandiale. Il primo ha dosaggi molto alti, il secondo dosaggi più accettabili, ossia 8 g al giorno (un cucchiaio circa). Il terzo studio riguarda infine l’attività anticancerogena della sostanza: ma la ricerca è stata fatta sulle cellule del tumore, quindi solo in vitro, e i risultati per ora sono da prendere con le pinze».


There is one comment

  1. fulvio

    Ho letto l’articolo sulla nuova pianta di moringa; molto interessante da scoprire e soprattutto per una possibile coltivazione visti anche i vantaggi benefici che porta.
    Complimenti. Un saluto. Fulvio da Padova

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