Le misure europee per i giovani agricoltori non funzionano

Lo afferma un audit della Corte dei Conti dell’Ue. Sebbene il “pilastro2” abbia dato alcuni buoni risultati il “pilastro1” sembra avere pecche enormi


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«Il sostegno dell’Ue ai giovani agricoltori è concepito in modo tale da contribuire efficacemente al ricambio generazionale?» E’ questa la domanda che si sono posti i revisori della Corte dei Conti europea e che ha dato luogo a un Audit in quattro Stati membri tra i quali l’Italia.

La relazione finale dei revisori dei conti comunitari pubblicata il 29 giugno scorso, risponde al quesito proposto con un secco «No», precisando conclusivamente che il sostegno dell’Ue ai giovani agricoltori si basa su una logica di intervento definita in maniera inadeguata, che non specifica i risultati e gli impatti attesi, per cui per promuovere efficacemente il ricambio generazionale, tale logica e il relativo regime di sostegno dovrebbero essere realizzati in maniera più mirata.

L’audit si è incentrato sui quattro Stati membri dell’Ue che registrano le spese più rilevanti a favore dei giovani agricoltori cioè quelli di età non superiore a 40 anni ovvero Francia, Spagna, Polonia e Italia. La Corte ha rilevato differenze notevoli tra la gestione dei pagamenti del “pilastro1”, che prevedono per i giovani agricoltori l’integrazione dei pagamenti diretti con un ulteriore 25%, e i pagamenti del “pilastro2” versati ai giovani agricoltori al loro primo insediamento.

Il sostegno ai giovani agricoltori è stato introdotto a partire dagli anni ottanta e dal 2000 in poi, è stato erogato in gran parte nel quadro della misura del “pilastro2” per l’insediamento dei giovani agricoltori. Nel periodo 2014-2020 questa è stata seguita dalla misura “Sviluppo delle aziende agricole e delle imprese”. Tale misura viene attuata in 92 dei 118 programmi di sviluppo rurale (Psr) in 24 dei 28 Stati membri.

Un ulteriore sostegno ai giovani agricoltori è stato introdotto nel periodo 2014-2020 nel quadro del “pilastro1” sotto forma di un pagamento supplementare del 25 % ai giovani agricoltori, in aggiunta ai pagamenti diretti.

 

Obbiettivi non rispettati

Ma, come riportato nel rapporto della Corte dei conti Ue, nessuno dei due tipi di pagamenti è stato effettuato nel pieno rispetto degli obiettivi che si volevano raggiungere e in molti casi non sono state verificate le condizioni per accertare che i beneficiari avessero diritto a tali aiuti e neppure è stata fatta una valutazione dei risultati ottenuti.

Infatti per quanto riguarda i pagamenti ai giovani agricoltori erogati dal “pilastro1”, cioè quelli introdotti dal 2014, e consistenti in una maggiorazione degli aiuti diretti, si è riscontrato che:

– l’aiuto non si basa su una valida valutazione delle esigenze e il suo obiettivo non rispecchia l’obiettivo generale di incoraggiare il ricambio generazionale. Gli Stati membri non hanno coordinato i pagamenti del “pilastro1” con la misura di insediamento del “pilastro2”, né con le misure nazionali;

– in assenza di una valutazione delle esigenze, l’aiuto viene erogato in forma standardizzata come maggiorazione del 25% del pagamento annuale per ettaro cui ha diritto l’agricoltore in base alla Pac, per un importo e con una tempistica da cui non risulta chiaramente a quali esigenze specifiche si voglia rispondere, oltre a quella di fornire un reddito supplementare;

– il quadro comune di monitoraggio e valutazione non ha offerto indicatori utili per valutare l’efficacia di questo pagamento, dal momento che non esistono indicatori di risultato per questo pagamento e non vengono raccolti dati sul reddito e sulla redditività delle aziende sovvenzionate.

 

Il “pilastro1”

Sempre con riferimento ai pagamenti del “pilastro1” la relazione rileva che questo pagamento viene erogato in quasi tutti gli Stati membri, indipendentemente dai requisiti in materia di competenze e/o formazione del richiedente. Inoltre ottengono il sostegno anche i giovani agricoltori privi di qualsiasi formazione agricola ed inoltre i giovani agricoltori residenti in zone svantaggiate, che generalmente devono affrontare maggiori difficoltà ai fini della redditività, non sono favoriti rispetto a coloro che risiedono in altre zone, ed infine si rileva che ottengono il sostegno anche aziende già redditizie, che non hanno bisogno di questo pagamento supplementare

Un altro punto di critica è stato quello relativo alle società delle quali fa parte un giovane socio. Infatti in caso di controllo congiunto di una persona giuridica insieme ad altri agricoltori non giovani, questo pagamento viene erogato alle medesime condizioni, indipendentemente dal ruolo ricoperto dal giovane agricoltore in termini di potere decisionale all’interno della società. In tale situazione anche una quota esigua di una persona giuridica, detenuta da un giovane che non esercita un’attività agricola e che personalmente non può essere considerato un agricoltore in attività, può rendere l’intera azienda ammissibile a questo pagamento.

Tale situazione è stata rilevata dai controllori comunitari in Italia e in particolare in Emilia-Romagna dove viene citato il caso di un giovane agricoltore che detiene una quota del 16% delle azioni di una società semplice, non lavorava nella società né esercitava alcuna attività agricola e personalmente non poteva essere considerato un agricoltore in attività. Ciononostante, nel 2016 la società ha ricevuto 8mila euro come pagamento supplementare per i giovani agricoltori, per i propri 90 ettari ammissibili per il solo fatto che uno dei soci è stato considerato agricoltore giovane.

 

Il “pilastro2”

Per quanto riguarda la misura del “pilastro2” per l’insediamento dei giovani agricoltori, la Corte ha riscontrato qualche elemento di positività in quanto le finalità generali appaiono maggiormente rispettate, ma non mancano i punti negativi, per cui la relazione della Corte dei conti precisa che:

– malgrado sia basata, in linea generale, su una valutazione vaga delle esigenze, tale misura persegue obiettivi parzialmente specifici, misurabili, realizzabili, pertinenti e corredati di un termine, e rispecchia altresì l’obiettivo generale di incoraggiare il ricambio generazionale. Vi è in qualche misura un coordinamento efficace con la misura di investimento del “pilastro2”;

– l’aiuto viene erogato in una forma, come la corresponsione di una somma forfettaria subordinata alla realizzazione di un piano aziendale e, in alcuni casi, anche come un abbuono d’interessi su un prestito, che risponde più direttamente alle esigenze dei giovani agricoltori in materia di accesso alla terra, al capitale e alla conoscenza. L’importo dell’aiuto è generalmente collegato alle esigenze e modulato per promuovere azioni specifiche come ad esempio, l’introduzione dell’agricoltura biologica o di iniziative per il risparmio idrico o energetico;

– l’aiuto è diretto agli agricoltori più qualificati, che si impegnano ad attuare un piano aziendale teso a guidarli nello sviluppo di aziende redditizie e che spesso vengono incoraggiati, tramite il processo di selezione dei progetti, a insediarsi in zone svantaggiate. La qualità dei piani aziendali non è però omogenea e in alcuni casi le autorità di gestione non hanno applicato procedure di selezione per concedere la priorità ai progetti migliori. I revisori comunitari lamentano che nel periodo 2007-2013 l’introduzione di criteri di selezione è avvenuta in ritardo, le soglie minime erano troppo basse o inesistenti e in alcuni Stati membri il bilancio settennale destinato alla misura è stato esaurito per finanziare quasi tutte le domande presentate all’inizio del periodo di programmazione, privando così della possibilità di ricevere finanziamenti i giovani agricoltori che si sono insediati successivamente;

-la Corte infine, ha reperito solo scarsi elementi di prova attestanti che le misure dell’Ue hanno favorito l’insediamento di giovani agricoltori, migliorando il ricambio generazionale e la redditività delle aziende beneficiarie, principalmente a causa della scarsa qualità degli indicatori stabiliti dal sistema comune di monitoraggio.

 

Le barriere per i giovani

Sulla base degli studi della Commissione e dei colloqui con le autorità di gestione sottoposte ad audit e le associazioni di giovani agricoltori, le barriere che impediscono ai giovani di dedicarsi all’agricoltura possono essere così suddivise:

  1. barriere relative all’accesso alla terra: circa il 60 % dei giovani agricoltori nei 28 Stati membri dell’Ue ha segnalato problemi connessi all’acquisto o all’affitto dei terreni. Secondo numerosi studi, il problema dipende dagli elevati prezzi dei terreni e dalla riluttanza degli agricoltori più anziani a ritirarsi dall’attività;
  2. barriere all’accesso al capitale: circa il 35 % dei giovani agricoltori nei 28 Stati membri dell’Ue ha segnalato problemi di accesso a sovvenzioni e crediti. Secondo studi e colloqui con le associazioni di giovani agricoltori, in Francia, Italia e Spagna il problema dipende dalla complessità e dalla lunghezza delle procedure di sostegno pubblico piuttosto che dall’insufficienza delle sovvenzioni;
  3. barriere all’accesso alla conoscenza: circa il 20 % dei giovani agricoltori nei 28 Stati membri dell’Ue ha segnalato problemi di accesso alla conoscenza. Nel 2010 solo il 14 % degli agricoltori di età non superiore ai 35 anni nei 27 Stati membri dell’Ue poteva vantare una formazione agricola completa, anche se tale percentuale variava sensibilmente all’interno dell’Unione. Per esempio, in Francia (Pays de la Loire) l’84 % degli agricoltori di età non superiore ai 35 anni disponeva di una formazione agricola completa, in Italia (Emilia-Romagna) il 27 %, in Polonia il 26 % e in Spagna (Andalusia) solo il 3 %;
  4. barriere all’accesso a un reddito sufficiente e stabile: alcuni Stati membri e alcune associazioni di giovani agricoltori hanno segnalato tale esigenza, benché nei quattro Stati membri sottoposti ad audit non esistano dati statistici rappresentativi sul reddito dei giovani agricoltori (di età non superiore a 40 anni) o dati che indichino se il reddito dei primi anni di attività agricola sia generalmente insufficiente o instabile, o lo sia più che negli anni successivi
  5. barriere all’accesso, nelle zone rurali, a servizi e infrastrutture di base equivalenti a quelli disponibili ai giovani che non vivono in zone rurali, come banda larga, asili nido, scuole, trasporti e servizi postali, assistenza sanitaria e servizi di sostituzione.

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