Micotossine sotto controllo

Con le piogge estive dell’anno scorso più fumonisine che aflatossine


mais

Dopo un 2012 disastroso per la scarsità di acqua e l’alto contenuto in aflatossine presenti sulla granella alla raccolta, un 2013 e 2014 contrassegnati da intermittenti e copiose precipitazioni primaverili ed estive, che hanno ridimensionato il problema aflatossine a scapito della presenza di fumonisine, ci si appresta ad affrontare il 2015 con una previsione climatica a lungo termine, e per questo sempre aleatoria, caratterizzata nei mesi estivi, da temperature elevate e scarsità di pioggia. Ciò potrebbe pertanto con ogni probabilità a favorire nuovamente il rischio di contaminazione da aflatossine.

Le micotossine sono sostanze naturali prodotte da alcuni funghi parassiti delle piante che causano il deterioramento delle derrate alimentari. La loro pericolosità è dovuta al fatto che, se ingerite, possono indurre, negli animali e nell’uomo, diverse patologie sia croniche che acute.

Le micotossine prevalenti nel Nord Italia sono le fumonisine (FB) e le aflatossine (AF) prodotte in campo durante la stagione vegetativa, rispettivamente da funghi appartenenti al genere Fusarium e Aspergillus, la cui soglia di contaminazione per l’alimentazione umana è rispettivamente di 4.000 ppb e di 5 ppb (AFLB1). Deossinivalenolo (DON), ocratossina A (OTA) e zearalenone (ZEA), seppur in qualche caso presenti, si riscontrano in misura limitata e quasi sempre sotto i livelli massimi ammessi o raccomandati rispettivamente per il mais alimentare e per quello a uso zootecnico (tabella 1 e 2).

La proliferazione di questi funghi in campo dipende in larga parte dalle condizioni climatiche e dalla conduzione agronomica della coltura. Gli attacchi di Fusarium vengono favoriti da temperature elevate e da prolungati periodi piovosi nel periodo che va dalla fioritura (le sete fiorali rappresentano una importante via di penetrazione del fungo) alla raccolta (da agosto a ottobre) mentre, al contrario, Aspergillus spp. si sviluppa in seguito a periodi di secco e temperature elevate che inducono, da un lato, la pianta ad accusare uno stress idrico e, dall’altro, il fungo a stimolare la produzione di micotossine. Pratiche agronomiche virtuose, sia in fase di programmazione che durante la stagione vegetativa possono preludere ad una buona resa ma soprattutto alla sanità della granella. Di seguito pertanto si riportano le scelte agronomiche che possono incidere sulla maggiore o minore contaminazione da micotossine.

Rotazioni: l’avvicendamento colturale è una pratica molto utile e quanto mai consigliabile per ridurre le sorgenti di inoculo di quei funghi che si conservano nei residui colturali. Recenti ricerche hanno evidenziato che la contaminazione da fumonisine presenti in campi di mais seguiti a ristoppio risulta maggiore di quelli soggetti a rotazione colturale. Inoltre, il ricorso alla rotazione rappresenta un vantaggio anche per la prevenzione e la difesa dalla Diabrotica virgifera.

Gestione del terreno: le sistemazioni del terreno prima della semina della coltura devono mirare a favorire la crescita delle piante ed evitare condizioni anche solo temporanee di stress. Situazioni che limitano lo sviluppo della pianta sono infatti fortemente a rischio aflatossine. Nei terreni più sciolti, ed in assenza di irrigazione, la coltura può andare soggetta a rilevanti fenomeni di stress e presentare maggiori contaminazioni sia di aflatossine sia di fumonisine.

È consigliabile curare con attenzione lo sgrondo delle acque in eccesso, specialmente nei terreni meno permeabili. Il ricorso ad una lavorazione del terreno (da eseguirsi quanto prima e comunque entro 60 giorni dalla raccolta della coltura precedente) con interramento dei residui della coltura precedente si rende particolarmente utile quando questa è stata un cereale autunno – vernino o un ristoppio di mais.

Scelta varietale: l’idoneità dell’ibrido alle caratteristiche del suolo e alle condizioni climatiche della zona in cui dovrà essere coltivato è fondamentale. La scelta della classe di maturità è legata alla disponibilità di acqua e all’epoca di raccolta.

Gli ibridi più precoci (Classe FAO 300-400) sono maggiormente suscettibili alla contaminazione da aflatossine in quanto completano le ultime fasi di maturazione della granella in condizioni climatiche spesso caratterizzate da elevate temperature e scarse precipitazioni, mentre gli ibridi più tardivi (Classe FAO 600-700) sono maggiormente predisposti alla contaminazione da fumonisine in quanto nel prosieguo della stagione è più probabile si manifestino maggiormente le condizioni predisponenti per un loro accumulo (umidità, precipitazioni, temperature più fresche).

Semina: è necessario effettuarla tempestivamente, in corrispondenza di buone condizioni agronomiche e climatiche (temperatura del terreno di almeno 10°C da alcuni giorni a 5 cm di profondità), cercando di evitare di fare coincidere la fase fiorale con le massime temperature. Le semine tardive (indicativamente dalla terza decade di aprile) sono più a rischio per contaminazioni da fusariotossine, in particolare modo per gli ibridi a ciclo tardivo (Classe FAO 600 – 700).

Negli ambienti dove l’acqua può essere un fattore limitante è necessario optare per semine anticipate e ibridi che meglio si adattano agli stress idrici. Anche la giusta densità di semina è importante. Densità elevate in ambienti fertili e in prima epoca di semina possono aumentare il rischio di stress idrico delle piante e comportare condizioni micro-climatiche più favorevoli allo sviluppo dei funghi tossigeni. Su terreni sciolti e in assenza di irrigazione, è bene ridurre la densità di semina a 1-1.5 piante/m2..Densità di semina superiori a 8,5 piante/m2 possono aumentare sensibilmente le contaminazioni delle principali fusariotossine.

Fertilizzazione: per evitare stress nutrizionali a carico delle piante è importante una corretta e bilanciata fertilizzazione. L’elemento al quale porre maggiore attenzione è l’azoto (N): piante con evidenti sintomi di carenza azotata sono maggiormente predisposte alla contaminazione da aflatossine. Tuttavia è opportuno evitare anche gli eccessi, in quanto possono favorire la contaminazione da fumonisine. Nel caso la dose da applicare in copertura superi i 100 kg/ha di N, è bene frazionare le applicazioni.

Gestione infestanti: lo sviluppo di erbe infestanti può diventare un elemento di stress per la pianta, e pertanto predisponente l’infezione fungina. Per il diserbo chimico si raccomanda di fare riferimento alle norme e ai principi attivi consentiti dal disciplinare di lotta integrata. Inoltre, in fase di levata si consiglia la sarchiatura.

Irrigazione: l’irrigazione è uno degli elementi più importanti per il controllo delle micotossine nel mais. In campo, condizione ad alto rischio di infezioni da A. flavus, produttore di aflatossine, è la presenza di uno stress idrico successivo alla maturazione cerosa della granella. Se le condizioni di umidità del terreno sono insufficienti a soddisfare le esigenze idriche della pianta, gli interventi irrigui vanno effettuati non solo prima della fioritura maschile, ma anche nella fase più avanzata della coltura. Tuttavia, irrigazioni prolungate oltre la fase di maturazione lattea della granella, favoriscono le condizioni microclimatiche per l’accumulo di fumonisine.

Difesa: esiste una correlazione significativa tra le infestazioni di piralide presenti nella spiga a maturazione cerosa e la contaminazione da fumonisine alla raccolta. Per quanto esposto precedentemente, la difesa è da realizzarsi esclusivamente nelle situazioni con forte pressione del fitofago e posizionati sulla seconda e terza generazione del fitofago. Per il contenimento delle micotossine, è stato dimostrato che il trattamento contro la piralide risulta più efficace dell’applicazione fungicida.

Gli autori sono del Servizio Fitosanitario – Regione Emilia-Romagna

L’articolo completo di tabelle è pubblicato su Terra e Vita n. 14/2015


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