Michele Pisante: «Ricerca, non lusso ma investimento»

L’anno appena iniziato rappresenta l’opportunità per augurare all’agricoltura, in particolare a quella italiana, una visione rinnovata nei principi, metodi e obiettivi, per sostituire all’empirismo, la cultura della competenza


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La complessità dell’agricoltura, per sua natura, richiede una continua “ricerca” di conoscenze per fornire risposte concrete alle incognite che si affacciano da un universo in divenire e con millenni di eventi alle spalle. Nonostante la crescita esponenziale delle acquisizioni scientifiche, gli ostacoli contemporanei e l’impredicibilità di tutti i fenomeni possibili, l’agricoltura resta molto vulnerabile alle grandi emergenze che i cambiamenti globali ci impongono. Tale vulnerabilità di settore, però, è contrapposta ad una intrinseca capacità di essere anticiclica alle crisi economiche, come il recente passato dimostra. Aiutare l’agricoltura, affrontare la sua vulnerabilità ambientale, non significa quindi solo fare bene all’ambiente, ma anche all’economia del Paese. Malgrado queste evidenze, anche quando le soluzioni sono disponibili, non vengono adattate o sperimentate laddove l’agricoltura esplica le sue funzioni e, in molti casi, risultano non adeguatamente conosciute dai sempre più numerosi attori della filiera, fino al consumatore finale ed in generale dalla società civile. Motivi per cui, dopo tre lustri del terzo millennio, a molti la “ricerca” appare ancora come un lusso dispendioso e non come un investimento necessario, con la diretta conseguenza che al metodo, proprio della ricerca scientifica, alternativamente si sostituisce intuito e istinto nell’affrontare problematiche vecchie e nuove.

Ma l’anno appena iniziato rappresenta l’opportunità per augurare all’agricoltura, in particolare a quella italiana, una visione rinnovata nei principi, metodi e obiettivi, per sostituire all’empirismo, la cultura della competenza, liberando energie e dinamismo per affrontare, in una visione olistica di sistema, le profonde trasformazioni in atto. Infatti, con l’approvazione dei Piani di Sviluppo Rurale da parte della Commissione Europea, si renderanno disponibili, con utile continuità, risorse importanti per rendere competitiva l’agricoltura italiana attraverso ricerca, trasferimento tecnologico e più complessivamente l’innovazione. In questo scenario, il recente “Piano strategico per l’innovazione e la ricerca nel settore agricolo, alimentare e forestale” oltre ad aver definito una strategia condivisa tra Regioni e Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, offre quell’indispensabile ed aggiornato strumento per rispondere alla prima delle sei priorità del regolamento europeo per lo sviluppo rurale. Non solo, potrà avvalersi di strumenti aggiuntivi rispetto al passato, tra cui il Partenariato Europeo per l’Innovazione “Produttività e sostenibilità del sistema agricolo” (PEI-AGRI), con l’ambizioso obiettivo di rimuovere uno dei frequenti ostacoli ai processi innovativi: la distanza tra i risultati della ricerca e l’adozione di nuove pratiche, tecnologie, forme organizzative da parte degli agricoltori, delle imprese e dei servizi di consulenza. Ma le incognite che un così giovane e plurale complesso di portatori d’interesse introduce, risiedono nella reale difficoltà di una concreta e oggettiva attuazione, con il possibile rischio che le risorse vengano polverizzate in molteplici attività. Di qui l’importanza e la determinazione con cui operare scelte coraggiose e, affinché i benefici possano risultare incisivi, sarà necessario indirizzare e coordinare le attività in un sistema di valutazione dell’efficienza, rapportando i risultati ottenuti alle risorse utilizzate per ottenerli, e dell’efficacia, monitorando il grado di realizzazione delle attività pianificate e il conseguimento dei risultati.

Certamente questa prospettiva, per essere vincente, richiede autonomia e netta separazione dei ruoli, non di arbitri e giocatori insieme: ai Ricercatori le responsabilità della ricerca, agli utilizzatori quello di garanti.

Michele Pisante

Vicepresidente Società italiana di Agronomia

mpisante@unite.it


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