Mezzetti: «Serve coraggio per affrontare le biotecnologie»

E smettere di credere alle ‘fake news’ che gli antagonisti utilizzano per sostenere le ragioni del no agli ogm e anche alle Nbt


biotecnologie

Alla fine è arrivato il tanto atteso documento della Commissione europea sulle Nuove Biotecnologie in Agricoltura (NBT). Un lavoro corposo e dettagliato, redatto da membri della Commissione con il supporto di esperti scientifici molto qualificati da diverse organizzazioni scientifiche europee. L’obiettivo è stato quello di analizzare e confrontare l’ampia gamma di tecnologie ora disponibili per individuare e introdurre geni di interesse in piante, animali e microrganismi, comprendendo: genome editing, cisgenesi e intragenesi, agro infiltrazione, silenziamento genico da sRNA e mRNA, innesto su portinnesti GM e il reverse breeding con l’uso di doppi aploidi.

 

Per ogni tecnica viene data una breve descrizione e indicazione delle possibili applicazioni nella genetica (evidenziando in particolare le potenzialità della CRISPR-Cas9) e nella biologia sintetica per la produzione di metaboliti. Molto approfondita è poi l’analisi sulla loro biosicurezza, sottolineando però che il documento non fornisce indicazioni sulla sicurezza assoluta o comparativa delle diverse NBT, in quanto non è possibile fornire una valutazione scientifica generalizzata su una tecnica, ma confermano la necessità di effettuare la valutazione di sicurezza valutando le caratteristiche e le proprietà di ciascun prodotto finale (caso per caso). Vengono poi dettagliati principi e metodi per valutare i fattori di rischio confrontando i prodotti ottenuti dalla NBT e dalle tecniche tradizionali di miglioramento genetico, mettendo così in evidenza quali tecniche possono essere capaci di fornire prodotti più simili a quelli tradizionali ma con metodi più efficienti.

Oltre a questo non sono andati.

 

Non viene infatti espresso il concetto esplicito di deregolamentazione delle NBT cosi come atteso da molti ricercatori e politici. Ma questo era scontato in quanto anche le NBT possono avere diversi livelli di rischio che, anche se comparabili a quelli delle tecniche tradizionali, devono essere valutati caso per caso, cosi da dimostrare che i prodotti ottenuti siano simili a quelli tradizionali o comunque sicuri. Solo cosi si possono approvare e mettere sul mercato.

Non ritengo possibile e anche utile mirare a demolire le normative europee sulla biosicurezza delle biotecnologie e tanto meno cercare di scavalcarle dicendo che certi prodotti sono meglio di altri.

Un approccio più appropriato potrebbe essere quello di continuare nella via indicata anche da questo documento di focalizzare la struttura della normativa sulla biosicurezza non sul “metodo”, come ora sono impostate le attuali normative, ma sul “prodotto”, come già molti Paesi al mondo stanno facendo, richiedendo quindi la valutazione di rischio non perché si è usata una biotecnologia invece di un’altra ma solo quando, indipendentemente dal metodo usato per ottenere quella pianta o quel prodotto, c’è idea concreta di possibili rischi per ambiente e consumatore. Oltre a questo, dopo tanti dibattiti e restrizioni, ora è il momento di mostrare con forza le ragioni della buona scienza a favore delle biotecnologie vegetali, in alternativa alle falsificazioni che il fronte degli antagonisti utilizzano per sostenere le ragioni del no agli ogm e anche alle NBT.

 

Bisogna finirla di credere alle ‘fake news’. Serve coraggio per affrontare le biotecnologie una volta per tutte. Le biotecnologie non salvano il mondo ma offrono opportunità uniche per risolvere le emergenze sempre più pressanti della nostra agricoltura. Rimbocchiamoci le maniche (ricercatori-stato-imprese) per progetti mirati a dimostrare che con le NBT si possono creare piante/prodotti capaci di risolvere problemi della nostra agricoltura (anche quella biologica), senza maggiori rischi per l’ambiente e per il consumatore. Solo cosi si può pensare di aumentare l’accettabilità pubblica, fondamentale per l’approvazione e diffusione commerciale dei nuovi prodotti biotecnologici.

 

 

di Bruno Mezzetti

Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali, Università Politecnica delle Marche

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