Meno erba medica, più rotazione

Da “rompere” parte dei prati per effetto del greening della Pac. I produttori perdono circa 300 €/ha


sementi

Non si può certo parlare di boom di semine, ma per l’erba medica il 2015 è stato un anno sicuramente in crescita. L’Istat a inizio primavera aveva già stimato un aumento delle superfici a livello nazionale del 3,6%, dato confermato a fine annata dai produttori, che hanno visto nella foraggera una pratica soluzione alla creazione delle aree a focus ecologico previste dal greening della nuova Pac. Insieme alla soia, infatti, l’erba medica è stata una delle colture leguminose più utilizzate allo scopo, tanto che nell’areale nord-est della Pianura Padana le semine hanno fatto segnare un +7/8% rispetto all’anno prima.

ALTE TEMPERATURE – Quindi, una coltura in crescita almeno per le superfici, ma che ha riscontrato, come tante altre quest’anno, non poche difficoltà legate ad un andamento stagionale tutt’altro che favorevole. Dopo un inizio positivo, con buone performance produttive in maggio e in giugno, le produzioni dei tagli estivi, luglio e agosto, si sono rilevate decisamente sotto le attese, con un calo produttivo del 40%. Le alte temperature registrate a luglio, infatti, in concomitanza di un lungo periodo siccitoso, hanno di fatto penalizzato la coltura, che a fine anno ha segnato una perdita media del 20% di produzione rispetto alla scorsa annata. E questo registrando un sensibile aumento dei costi produttivi, dovuto ai maggiori interventi irrigui di soccorso, fino a 4-5, rispetto alle canoniche 2-3 irrigazioni di un’annata normale. Ma non è tutto. In zone dell’Emilia con scarsa disponibilità irrigua, di fatto nei mesi estivi non si è praticamente prodotto, con una resa 2015 inferiore anche del 50% rispetto all’annata precedente. Per chiudere il quadro, infine, non si può non ricordare anche i forti attacchi di lepidotteri defogliatori che, favoriti dalle alte temperature, hanno in molti appezzamenti peggiorato il la situazione delle rese.

I LISTINI – Ma anche sul fronte dei listini di mercato le performance non sono state ad oggi esaltanti. Se qualche produttore vedeva nelle scarse rese una causa di un possibile aumento dei prezzi, ecco pronta la smentita. Guardando i listini di diverse piazze italiane e confrontandoli con quelli di anno prima, si scopre che le variazioni sono tutte con il segno meno. Si parte da un -1% per il fieno di quarto taglio quotato al mercato di Modena, fino ad arrivare a quasi -18% per il fieno di primo taglio sulla piazza di Mantova. Mediamente, comunque, la diminuzione di prezzo del fieno in 12 mesi è stata del 5-6%. Buon per gli allevatori di bovini da latte che, dovendo acquistare fieno per far fronte alle magre scorte aziendali di quest’anno, potranno rimpinguare i magazzini comprando a prezzi più competitivi. Non va bene invece per gli agricoltori che hanno seminato per vendere sul mercato il prodotto, per i quali i ricavi sono più bassi anche di 300 €/ha.

 

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