Mario Guidi: «Tre azioni per rilanciare l’agricoltura»

Le proposte di Confagricoltura su burocrazia, Agea e lavoro per uscire dal guado


Guidi

«Vogliamo produrre cibo di qualità e non carte in quantità»: parto da questo slogan su uno dei tanti cartelli innalzati dagli agricoltori nelle manifestazioni in diverse parti d’Italia per ricordare come ancora stiamo dibattendo e lottando per avere la semplificazione burocratica.

 

Ogni azienda produce annualmente 40 chili di carte per adempiere agli obblighi di uno Stato invasivo, 2 kg per la presentazione di una domanda Psr.

Quella della burocrazia è la madre di tutte le battaglie che richiede, innanzi tutto, un cambiamento di mentalità. Serve una Pubblica Amministrazione al servizio e non contro, che favorisca e non contrasti l’attività imprenditoriale. Se si sconfigge l’approccio mentale da Azzeccagarbugli poi ne discendono tutti i miglioramenti necessari.

Pensiamo al comparto del vino con la filiera che ha chiesto, proposto e ottenuto un Testo Unico con la semplificazione delle norme di settore e la dematerializzazione dei registri vitivinicoli (dal sistema cartaceo a quello telematico).

Certo abbiamo voluto un congruo periodo di prova per rodare il nuovo meccanismo, ma siamo i primi a desiderare questo passaggio epocale che non può e non deve fermarsi solo al settore vitivinicolo.

 

L’altra battaglia fondamentale riguarda Agea e gli altri organismi pagatori regionali. Solo ora si è riusciti a ottenere lo sblocco dei pagamenti Pac; stanno arrivando i fondi  che avrebbero dovuto essere nelle disponibilità delle imprese già ad ottobre 2015; questo si traduce, come è facile comprendere, in un gap competitivo.

Occorre accelerare il processo di riforma dell’attuale modello di organizzazione di Agea e degli altri organismi pagatori e, contestualmente, dare attenzione alle nuove linee guida di evoluzione del Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN) sulle quali, recentemente, si è espressa anche la Conferenza Stato-Regioni. Guardo con interesse ad altri Paesi dell’Unione europea che – sebbene abbiano un sistema agricolo meno frammentato – hanno dimostrato di saper adottare un modello più snello e meno burocratico del nostro.

 

E parliamo di lavoro. Approfondiremo il tema e presenteremo le nostre proposte, finalizzate a dare occupazione e a creare nuovi posti di lavoro, nell’Academy di Confagricoltura che terremo a breve. Tra l’altro sollecitiamo una semplificazione burocratica per le grandi campagne di raccolta e per le attività di breve durata; chiediamo poi una riduzione del costo del lavoro per quelle aree del Paese dove non vi sono agevolazioni fiscali e, paradossalmente, il lavoro ha un costo superiore a quello di altri settori produttivi.

Per quanto riguarda il caporalato certamente lo si combatte anche attraverso la certificazione etica delle aziende che rispettano le regole. Ovviamente il “certificatore” deve facilitare l’accesso nella rete del lavoro di qualità delle imprese virtuose; non è accettabile che venga negata l’iscrizione in presenza di violazioni amministrative lievi e meramente formali che, in alcuni casi, nulla hanno a che vedere con la regolarità del lavoro.

Come Organizzazione agricola abbiamo il dovere di schierarci apertamente per la legalità, senza consentire in alcun modo zone d’ombra. In questo senso andrà fatto funzionare il nostro “Agrijob” – l’ente di intermediazione che vuole far incontrare domanda ed offerta di lavoro – che può avere un ruolo fondamentale.

 

di Mario Guidi

presidente nazionale di Confagricoltura

 www.terraevita.it@confagricoltura


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