Mais, innovazione anti-stress

Presentati all’Expo i risultati del progetto Combi Mais Idrotechnologies


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Mais sempre più sull’orlo di una crisi di nervi. Tra superfici in costante calo, eventi climatici estremi, crescente necessità di import dall’estero e prezzi poco remunterativi, non sembra esserci via di scampo.

E invece dall’Expo arriva un messaggio di speranza, in occasione della presentazione dei risultati del progetto Combi Mais Idrotechnologies, che è stato condotto presso l’azienda Folli dei fratelli Vigo in provincia di Milano e che ha puntato tutto sulla innovazione per massimizzare le rese. «Tutto sommato – ha detto Amedeo Reyneri, dell’Università di Torino, nel presentare la stagione produttiva mais 2015 – nonostante annate negative, chi coltiva mais in modo adeguato è riuscito negli ultimi anni a ottenere produzioni superiori alla media, considerando anche momenti critici come il famoso 2003 e soprattutto il 2015, più critico perché seguiva un 2014 molto produttivo. Nel complesso, rispetto al 2014 quest’anno le produzioni nazionali attese parlano di un 22-26% in calo (-20% rispetto alla media degli ultimi 15 anni), il che significa un altro anno in cui il mais italiano si allontana dalla autosufficienza.

La conseguenza è che siamo costretti a impegnarci per innovare e far fronte a queste condizioni di stress. E gestire gli stress significa anche gestire le avversità, perchè una pianta provata da condizioni climatiche estreme è chiaramente più sensibile ai patogeni. A questo proposito, nel caso del 2015 si prevede la presenza di aflatossine e fumonisine, mentre non dovrebbero esserci problemi in termini di don e zea. Dando anche uno sguardo ai prezzi, ormai solo differenziando il prodotto dal tradizionale ibrido nazionale (per esempio mais zootecnico o alimentare) si possono spuntare prezzi superiori, in percentuali che possono raggiungere il 20%.

In conclusione, innovare è l’unica arma a disposizione e questo progetto dimostra che innovare è complesso, ma possibile, mettendo insieme tutti i diversi tasselli in un contesto agronomico razionale. Nella pratica significa aumentare la produzione del mais grazie a questi passaggi: potenziamento dell’early vigor, difesa della plantula, controllo della piralide, difesa della foglia e infine irrigazione a goccia più fertirrigazione».

Abbiamo parlato di Combi Mais e il deus ex-machina di questo progetto, Mario Vigo, ha ringraziato le aziende partecipanti (Syngenta, Netafim, Unimer, Cifo, Kuhn, Same Deutz-Fahr e Banca Popolare di Lodi), richiamando le istituzioni, spesso latenti quando si tratta di sostenere chi fa innovazione, e sottolineando il meteo estremo che ha caratterizzato questi due anni di progetto. «I record si fanno quando tutto va per il verso giusto – ha spiegato – ciò nonostante le risposte di Combi Mais sono state positive, a partire dalle rese, con valori tra 130 e 160 q/ha a seconda delle parcelle. A questo vanno aggiunti il risparmio idrico (60% in meno di acqua rispetto a una coltivazione tradizionale) e quello azotato (240 unità di N rispetto alle 300-320 del tradizionale). Infine, il progetto prevede anche una valutazione qualitativa, per la quale sono ancora in corso le analisi, ma ci collocheremo sicuramente nella fascia massima».

A Francesco Scrano, Head of Customer Marketing di Syngenta, e Paolo Piola, direttore marketing di Netafim Italia, il compito di dettagliare sul protocollo di produzione seguito dal progetto e sui risultati ottenuti, produttivi ed economici. «Non siamo soddisfatti se ci confrontiamo con l’obiettivo ambizioso che avevamo – hanno riferito – ma lo siamo invece se ci confrontiamo con il calo di rese medio (circa 20%) che la coltura ha accusato nel 2015 per il pesante shock termico. Il calo produttivo rispetto al 2014, infatti, è del 13%, sicuramente più contenuto di quello largamente osservabile in Pianura Padana».

 

Leggi l’articolo completo di tabella su Terra e Vita 39/2015 L’Edicola di Terra e Vita


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