A rendere la situazione ancora più grave c’è l’elevato allarme micotossine –

Secondo le prime stime il caldo record di questa estate ha causato riduzioni nelle rese fino al 70% rispetto al 2011

Mais e sorgo vittime della siccità

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Se frumento e orzo hanno vissuto una stagione quasi paradisiaca, per mais e sorgo si profila invece un’annata infernale.

I vari anticicloni africani che si sono susseguiti nel corso di quest’estate e che hanno determinato in alcune zone oltre due mesi e mezzo senza pioggia, hanno fatto le loro vittime in tema di produzioni agricole. «Prima della trebbiatura – sostiene Loredano Poli, responsabile settore conferimenti di Progeo – nell’areale bolognese-modenese avevamo già preventivato un calo del 40-50% nelle rese del sorgo e del mais, ma la situazione si è rivelata ancora più drammatica al momento di trebbiare. Il sorgo è stato già in buona parte raccolto, mentre il mais è all’inizio, ma il calo produttivo per entrambi arriva anche al 60-70%. Nel caso del sorgo, rispetto ai 90-110 q/ha dello scorso anno siamo scesi a una media di 40 q/ha. In tanti casi nel sorgo manca la spiga o è più piccola, mentre nel mais se apri la pannocchia, la trovi incompleta. In 30 anni di lavoro non ho mai visto una cosa simile. Quando arriveremo a trebbiare i mais irrigui (ma nella nostra zona solo il 20% del mais è irriguo e si scende al 5% nel sorgo), forse avremo qualche quintale in più, ma servono 3-4 interventi per arrivare a fare 70 q/ha di mais».

Spostandoci in Veneto, la situazione non è migliore. «Il mais precoce non irriguo – conferma Enrico Cavallini, contoterzista socio Unima della provincia di Rovigo, che ha già raccolto quasi la metà di 500 ettari a mais – ha prodotto mediamente 40 q/ha, contro la norma di 100 q/ha. Andando verso i medio-tardivi irrigui (2-3 interventi), se la regola sono i 130-150 q/ha, quest’anno si fa fatica a raggiungere i 100 q/ha. E bisogna precisare che chi ha fatto irrigazione fin dall’inizio, limita le perdite al 20%, mentre chi è intervenuto solo con irrigazione di soccorso, recupera poco e perde comunque fino al 40%».

Il rischio micotossine secondo Cavallini è più che concreto. «Nel mais non irriguo siamo su valori doppi della soglia consentita, mentre si salvano probabilmente i tardivi trebbiati a umidità oltre il 20%. Noi abbiamo registrato un’alta presenza di piralide e ragnetto rosso, che con un mais in forte stress idrico vanno a nozze, con conseguente insorgenza dei funghi responsabili delle micotossine». Anche in questo caso per chi ha irrigato i danni sono meno gravi, ma sarebbero stati necessari interventi irrigui ogni 8 giorni per garantire produzioni accettabili, con conseguenti costi alle stelle (solo di gasolio servono 40 €/ha nel mais, conferma Cavallini).

Più o meno drammatica la situazione anche per il mais trinciato. «La pianta ha mantenuto le foglie troppo chiuse a causa del caldo – spiega Sergio Baseggio, contoterzista socio Unima in provincia di Treviso – e non si è sviluppata correttamente, per cui anche il peso specifico ne ha risentito. Così anzichè i soliti 500-600 q/ha di biomassa, ne stiamo raccogliendo 350-360. La pianta ha incamerato meno acqua, forse in Friuli la situazione è migliore, perchè un minimo di pioggia l’hanno vista. E anche da noi è esplosa la diabrotica, così come la piralide ha approfittato del caldo, insomma il pericolo micotossine è davvero in agguato».

A questo punto l’attenzione si sposterà sul prezzo, in quotazione nei prossimi giorni. Molti prevedono quotazioni alte, ma l’equazione rese basse prezzi alti non è così scontata.

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