La messa in sicurezza –

Tutti i requisiti per commercializzare le macchine

Macchine lavorazione terreno: Erpici rotativi e frese agricole

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L’erpice rotativo è un’attrezzatura utilizzata in agricoltura per l’interramento di stoppie ed altri residui del raccolto, per la lotta alle erbe infestanti, per la miscelazione nel terreno agricolo di letame e concime, per l’aerazione dell’apparato radicale nelle colture prative, oltre che per lo sminuzzamento del terreno e l’appianamento dopo l’aratura e prima della semina.
Generalmente si tratta di una macchina operatrice portata, collegata alla trattrice agricola mediante attacco a tre punti posteriore; tuttavia, i modelli più grandi possono assumere la configurazione semiportata o trainata.
Dal punto di vista strutturale, la configurazione di base di un erpice si compone di un telaio portante, di una struttura per il collegamento alla trattrice e di una serie di utensili che insistono sul terreno.
Ancora in base alle dimensioni, la macchina può essere dotata di un impianto idraulico per passare dalla posizione di lavoro a quella ripiegata di trasporto. Il principio di funzionamento contempla diverse tipologie di organi lavoranti: denti rigidi, denti elastici, denti oscillanti, dischi, erpice a stella, erpice snodato, erpice rotativo. In questa sede la trattazione si sofferma sull’erpice rotativo, caratterizzato in sintesi da un sistema di trasmissione cardanica dalla presa di potenza della trattrice e da coltelli di varie misure montati su supporti rotanti attorno ad un asse verticale e disposti affiancati, lungo un asse perpendicolare alla direzione di avanzamento della trattrice. Ogni rotore monta 24 denti e ruota in senso opposto rispetto ai due adiacenti: ne deriva un’azione che agisce sul terreno in virtù sia del peso della macchina, sia del movimento rotatorio dei coltelli trasmesso dalla presa di potenza della trattrice.
Sempre nell’ambito delle attrezzature dedicate alla lavorazione del terreno, alla lotta alle specie infestanti ed alla preparazione del letto di semina, la fresatrice agricola si presenta generalmente costituita da un telaio portante collegato all’attacco a tre punti della trattrice, su cui è montato un rotore munito di utensili, che erode il suolo durante l’avanzamento della trattrice.
Quest’ultima trasmette il movimento dalla presa di potenza al rotore della fresatrice, per mezzo di un albero cardanico collegato ad un riduttore.
Il rotore è protetto lateralmente e superiormente dalla scocca della macchina, mentre posteriormente un carter basculante impedisce il lancio di sassi o zolle dovuto al movimento degli utensili.
Alcuni modelli presentano un sistema idraulico di spostamento trasversale, per poter operare in punti difficilmente raggiungibili se non con un successivo passaggio perpendicolare al primo, come nel caso dei frutteti o in punti non in cui la vicinanza della fresatrice alla coltura potrebbe creare dei danni (vigneto). Spesso sono dotati di un dispositivo tastatore in grado di far spostare la fresatrice in modo automatico, per evitare un ostacolo sulla traiettoria dell’attrezzo.
 

 

Immissione sul mercato
Le macchine nuove possono essere immesse sul mercato solo se rispettano tutti i requisiti previsti dalla Direttiva 2006/42/CE, la cosiddetta Nuova Direttiva Macchine, entrata in vigore il 29 dicembre 2009 e recepita in Italia dal 6 marzo 2010 tramite il D.Lgs. 17/10.
Dal punto di vista tecnico, fondamentale per progettisti e costruttori risulta essere l’articolo 7 della Direttiva, che sancisce il principio di presunzione di conformità garantito dal rispetto delle norme armonizzate. Attualmente, la norma armonizzata di riferimento, di tipo “C”, per la progettazione/ costruzione delle macchine per la lavorazione del terreno con attrezzi azionati è la UNI EN ISO 42545: 2010.
Per quanto riguarda le macchine nuove, il Dlgs. 81/08 (Testo Unico sulla Sicurezza) prevede all’art. 70, Comma 1, che tutte le attrezzature messe a disposizione dei lavoratori siano rispondenti alle Direttive comunitarie e quindi alla Direttiva Macchine.
La legislazione di riferimento è rappresentata da:
– Direttiva 2006/42/CE
– Dlgs 17/10
– Dlgs 81/08
Per le macchine per la lavorazione del terreno con utensili azionati, le normative tecniche di riferimento consistono nelle norme armonizzate UNI EN ISO 4254-1: 2010 e UNI EN ISO 4254-5: 2010, nonché nelle specifiche tecniche UNI EN ISO 3767-2: 1998 e ISO 11684:1995.
Le norme tecniche sono reperibili presso gli uffici UNI (consultare il sito www.uni.it). I documenti a corredo sono rappresentati dalla Dichiarazione di Conformità CE (vedi articoli analoghi pubblicati nei numeri precedenti e i siti www.imamoter.cnr.it e www.agricoltura24.it) e dal Manuale d’Uso e Manutenzione. Il Manuale d’Uso e Manutenzione, fornito unitamente alla macchina, deve essere in lingua originale o tradotto nella lingua in uso nel paese dell’utilizzatore.
I contenuti del Manuale sono descritti ed elencati in:
– Punti 1.7.4.1 e 1.7.4.2 della Direttiva 2006/42/CE;
– Punto 8.1 della UNI EN ISO 4254-1;
– Punto 6.1 della UNI EN ISO 4254-5.
 

 

Come mettere a norma l’usato
Per quanto riguarda le macchine per la lavorazione del terreno usate, il Dlgs. 81/08 (Testo Unico sulla Sicurezza) prevede all’art. 70,comma2, che tutte le attrezzature messe a disposizione dei lavoratori non marcate CE, siano rispondenti all’Allegato V del Dlgs. 81/08. Dal punto di vista tecnico, i riferimenti per l’adeguamento delle macchine sono rappresentati dalle norme tecniche (art. 70,comma3), in quanto documenti che possono fornire indicazioni precise per eliminare i pericoli residui emersi dall’analisi rischi. Nel caso di vendita della macchina il Dlgs 81/08, Art. 72,comma1, richiede l’emanazione dell’Attestazione di Conformità, redatto in base all’Allegato V del Decreto stesso (simile a quanto già riportato negli articoli pubblicati sui numeri precedenti).
I rischi maggiori, in presenza di suddette macchine, sono raggruppabili in:
rischio di contatto non intenzionale con gli organi di lavoro: la protezione dell’operatore è garantita dal rispetto di requisiti di forma della macchina o dall’applicazione di barriere distanziatici;
rischio di contatto non intenzionale con gli organi di trasmissione del moto: la protezione dell’operatore è garantita dalla presenza di ripari e barriere.
Altri rischi da non sottovalutare sono legati a:
– collegamento della macchina alla trattrice;
– collegamento della trasmissione cardanica;
– stabilità macchina quando scollegata dalla trattrice;
– tubazioni idrauliche;
– mancanza di adeguati pittogrammi.
 

 

TARGHETTA DI IDENTIFICAZIONE
Le macchine già marcate CE sono dotate di targhetta di identificazione, che riporta il nome del costruttore, il modello e le caratteristiche principali.
Si consiglia di dotare le macchine usate, non dotate di targhetta CE, di altra targhetta che identifichi la macchina. Inoltre la macchina deve essere dotata del “Manuale d’uso e manutenzione”.
Targhetta di identificazione
Modello Anno di revisione
Eventuale matricola
 

 

ALBERO CARDANICO
L’innesto dell’albero cardanico sulla macchina deve essere dotato di una cuffia di protezione che impedisca il contatto con l’organo di trasmissione (UNI EN ISO 4254-1).
Tale protezione deve sovrapporsi alla protezione dell’albero cardanico di trasmissione della presa di potenza almeno per 50 mm.
La macchina deve essere provvista di un supporto per l’albero di trasmissione quando la macchina non è agganciata (non può essere utilizzata la catenella usata per impedire la rotazione della protezione dell’albero cardanico) (UNI EN ISO 4254-1).
L’albero cardanico utilizzato deve essere dotato di una protezione integra e in buono stato.
 

 

ORGANI DI TRASMISSIONE, ORGANI ROTANTI, ORGANI IN MOVIMENTO
Proteggere con carter e/o con protezioni tutti gli organi o elementi di trasmissione del moto (cinghie, catene di trasmissione, pulegge, ecc.) ogni qualvolta possano costituire un pericolo. Devono essere rispettate le distanze riportate sui prospetti 1, 3, 4 e 6 della UNI EN ISO 13857 oppure occorre proteggere mediante ripari fissi o ripari mobili interbloccati. Il fissaggio dei ripari fissi deve essere ottenuto con sistemi che richiedono l’uso di utensili per la loro apertura o smontaggio.
Nel caso in cui siano previsti accessi frequenti, la macchina deve essere munita di ripari che possono essere aperti soltanto per mezzo di attrezzi. Questi ripari devono rimanere collegati alla macchina una volta aperti (per esempio per mezzo di cerniere) e successivamente chiudersi in maniera automatica senza l’ausilio di attrezzi.

Nota: I ripari che, per motivi operativi, possono essere aperti in campo devono essere dotati di dispositivi di chiusura di tipo imperdibile.
 

 

CONTATTI INVOLONTARI CON GLI ATTREZZI
Erpici rotativi e fresatrici devono essere costruiti o adeguati in modo da minimizzare il rischio di contatto involontario con gli attrezzi di lavoro. Anteriormente, posteriormente e lateralmente la zona di libero accesso, la macchina deve presentare una barriera a un’altezza massima di 400 mm dalla traiettoria inferiore dell’attrezzo (meno la profondità minima di lavoro) e a una distanza orizzontale minima di 200 mm dalla medesima traiettoria. Nella parte superiore, l’area che copre gli attrezzi deve essere protetta almeno fino alla parte più esterna della loro traiettoria mediante un solido riparo; l’area compresa tra le barriere e il bordo del dispositivo di protezione superiore non deve permettere il raggiungimento degli organi di lavoro. Qualora, in posizione di lavoro, lateralmente e posteriormente una protezione copra completamente gli attrezzi per la parte che si trova al di sopra del livello del terreno, la distanza può essere < 200 mm.
Nel caso in cui il dispositivo di protezione posteriore sia incernierato, l’estremo inferiore, qualsiasi sia la sua posizione, deve essere a una distanza minima; il riparo posteriore può essere di tipo rimovibile o spostabile, per consentire l’inserimento di attrezzi e accessori secondo le istruzioni fornite del costruttore. Gli accessori che possono fornire una protezione equivalente (es. rulli compattatori) possono essere usati a sostituzione del riparo posteriore, purché non si tratti di accessori motorizzati e l’accesso agli attrezzi azionati risulti impedito da una barriera. In presenza di tali accessori, non dovrà essere possibile accedere agli utensili azionati della macchina. Ciò significa che, in presenza di tali accessori, la protezione posteriore deve estendersi per una quota di 550 mm dal bordo esterno della macchina, fino all’accessorio.

NB – Per il dettaglio delle distanze minime di protezione, consultare la versione integrale  nella sezione "Per approfondire".
 

 

LINEE IDRAULICHE
I componenti idraulici, quali tubi e raccordi in pressione, devono essere costruiti e collocati in modo che, in caso di perdite di liquidi o di rotture di elementi dell’impianto, non ne derivi alcun danno all’operatore (es. dotare i tubi di guaina antiscoppio) (UNI EN ISO 4254-1). La macchina deve essere dotata di idonei dispositivi per supportare i tubi idraulici, quando non sono collegati all’unità di potenza (UNI EN ISO 4254-1).
Gli innesti dei tubi idraulici devono essere dotati di un codice di riconoscimento (colori, numeri ecc.) per evitare errori di connessione (UNI EN ISO 4254-1). n Esempio di supporto tubi idraulici con guaine antiscoppio.
 

 

STABILITÀ DELLA MACCHINA SCOLLEGATA DALLA TRATTRICE
Stabilizzatori, piedi di appoggio o altri dispositivi di supporto della macchina devono essere in grado di supportare la massa gravante e devono poter essere bloccati nella posizione di trasporto (UNI EN ISO 4254-1). Con l’esclusione delle ruote stabilizzatrici, i dispositivi di supporto non devono esercitare sul terreno una pressione superiore a 4 kg/cm².
La macchina non deve ribaltarsi o scivolare quando è posta su una superficie orizzontale dura, per esempio cemento, ed è inclinata di 8,5° in tutte le direzioni (UNI EN ISO 4254-1).
 

 

ELEMENTI SOLLEVABILI
Le macchine con elementi sollevabili devono essere fornite di dispositivi di bloccaggio meccanici o idraulici nella posizione di trasporto, comandabili esternamente alle zone pericolose.
Se sono utilizzati dispositivi idraulici, i martinetti devono essere dotati di idonei dispositivi di bloccaggio, che impediscano la caduta accidentale delle parti sollevate (UNI EN ISO 4254-1).
Gli elementi ribaltabili che possono essere movimentati manualmente devono inoltre essere muniti di maniglie; tali maniglie devono trovarsi ad una distanza di almeno 300 mm dal punto più vicino di articolazione, possono essere parte integrante degli elementi stessi e devono essere chiaramente identificate. La forza richiesta per il ripiegamento non deve superare i 250 N come media e i 400 N come picco (UNI EN ISO 4254-1).
 

 

STABILITÀ DELL’INSIEME TRATTRICE-MACCHINA OPERATRICE
L’insieme trattrice-macchina operatrice può diventare instabile, a causa della massa della macchina. La seguente formula per la verifica della stabilità consente di verificare il peso minimo sull’assale anteriore pari al 20%del peso a vuoto della trattrice.
M x (s1 + s2) ≤ 0,2 x T x i + Z x (d + i)
dove: i = interasse ruote trattrice
d = distanza dell’asse anteriore dalle zavorre
s1 = distanza tra il centro dell’assale posteriore e il centro dei punti di attacco inferiori
s2 = distanza tra il centro dei punti di attacco inferiori e il baricentro della macchina
T = massa della trattrice + operatore (75 kg)
Z = massa della zavorra
M = massa della macchina
Il costruttore è tenuto a fornire sul manuale di istruzioni il valore della quota s2.
Per garantire la stabilità è inoltre necessario, a collegamento avvenuto, eliminare la possibilità di spostamento laterale della macchina, agendo sugli appositi tiranti posti a lato dei bracci di sollevamento della trattrice.
 

 

COMANDI
I comandi e il relativo posizionamento devono essere correttamente illustrati nel manuale dell’operatore; devono inoltre essere identificati mediante simboli conformi alla norma UNI EN ISO 3767-2. I comandi manuali che per essere azionati richiedono una forza ≥100 N (≈ 10 kg) devono essere sistemati in modo tale che la distanza tra i contorni esterni o da altre parti della macchina sia almeno uguale a 50 mm. Per i comandi che per essere azionati richiedono una forza <100 N, tale distanza deve essere almeno uguale a 25 mm. Queste prescrizioni non si applicano ai comandi che si azionano con la sola punta delle dita, per esempio: pulsanti, interruttori elettrici (UNI EN ISO 4254-1).
Qualsiasi comando manuale che deve essere azionato dall’operatore in piedi, mentre l’albero cardanico di trasmissione dalla presa di potenza sta girando, deve essere situato ad una distanza orizzontale minima di 550 mm dall’albero cardanico di trasmissione dalla presa di potenza (UNI EN ISO 4254-1). In ogni caso, l’operatore deve poter verificare l’assenza di persone nelle zone pericolose, da ogni posto di comando (Direttiva 2006/42/CE).
Generalmente le macchine per la lavorazione del terreno con attrezzi azionati presentano uno o più comandi manuali per regolare la profondità di lavorazione degli utensili; la loro ubicaubicazione può essere sulla macchina stessa, con accessibilità all’operatore in piedi, oppure sulla trattrice, accessibile solamente dalla postazione di guida. Nel primo caso, la norma armonizzata UNI EN ISO 4254-5 stabilisce che le operazioni di regolazione vengano effettuate con gli attrezzi di lavoro fermi e che questi comandi manuali siano posizionati ad una distanza massima di 550 mm dai limiti esterni della macchina. Questa distanza deve essere misurata a partire dalla zona accessibile parallela alla direzione di avanzamento per i comandi manuali accessibili anteriormente o posteriormente alla macchina, e perpendicolarmente alla direzione di avanzamento per i comandi manuali accessibili lateralmente. Se la macchina è progettata in modo che rulli o altri accessori simili possano essere utilizzati, essendo parti integranti della macchina durante la lavorazione, la distanza di 550 mm deve essere misurata a partire dal limite esterno di queste attrezzature. Nessun comando manuale deve essere situato nell’area tratteggiata riportata nella norma armonizzata UNI EN ISO 4254-5.
 

 

SPINE DI SICUREZZA
È molto importante che tutti i perni impiegati nell’utilizzo e nel collegamento della macchina siano dotati di adeguate spine di sicurezza, per evitare sganciamenti improvvisi pericolosi per la macchina e, soprattutto, per l’operatore.
Si consiglia di collegare le spine di sicurezza al perno per mezzo di una catenella, di un filo di plastica o di gomma.
 

 

SOLLEVAMENTO
Per permettere il sollevamento della macchina, occorre prevedere e rendere adeguatamente visibili i punti di aggancio, che devono essere correttamente dimensionati e testati per sorreggere la massa dell’erpice o della fresatrice.
 

 

EQUIPAGGIAMENTO ELETTRICO
I cavi elettrici devono essere protetti nel caso in cui possano venire a contatto con superfici metalliche potenzialmente abrasive e devono resistere ai contatti con il lubrificante o il carburante o essere protetti contro queste sostanze.
Quando la macchina non è agganciata a un veicolo semovente, deve essere dotata di idonei dispositivi per supportare i cavi elettrici pendenti (UNI EN ISO 4254-1). Qualora sia dotata di componenti elettronici o elettroidraulici, la macchina deve soddisfare ai requisiti in materia di compatibilità elettromagnetica, ai sensi della direttiva 2004/108/CE.
 

 

RUMORE
Occorre valutare l’emissione sonora della macchina (UNI EN ISO 4254-1) ed eventualmente prescrivere il ricorso a trattrici agricole dotate di cabina oppure a dispositivi di protezione individuale.
 

 

PITTOGRAMMI
Le macchine, infine, devono essere dotate di idonei pittogrammi di sicurezza, che richiamino l’operatore a porre particolare attenzione ai pericoli residui presenti in prossimità dei punti evidenziati.
Sul Manuale di Uso e Manutenzione devono essere riportati e spiegati tutti i pittogrammi presenti sulla macchina, unitamente all’indicazione della loro precisa ubicazione, in modo da poterli ripristinare se deteriorati o smarriti.
 

 

* Cnr Imamoter – Torino


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