Lotta a tutto campo contro il caporalato

Dalla confisca dei beni agli indennizzi alle vittime. Il disegno di legge riceve l’ok in consiglio dei Ministri


stagionali

Le promesse del Governo di intervenire contro il grave fenomeno del capolarato si sono tradotte in un disegno di legge messo a punto dal Ministro Maurizio Martina e dal suo collega della Giustizia, Andrea Orlando, approvato dal Consiglio dei Ministri del 13 novembre scorso e che ha subito iniziato il suo cammino legislativo per essere approvato dai due rami del parlamento.

Solo poche settimane addietro nel corso di un’audizione alla Camera il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti aveva dichiarato che nei primi sei mesi dell’anno a fronte di 3.349 ispezioni erano risultati non in regola 2.355 lavoratori con un tasso di irregolarità del 53%, con punte del 56% nel Sud. L’ultimo Osservatorio della Flai-Cgil aveva stimato in 400mila i lavoratori “occupati” dai caporali con mancati gettiti contributivi per 600 milioni l’anno.

Il disegno di legge prevede:

Confisca – Si rende obbligatoria la confisca del prodotto o del profitto del reato, oltre che delle cose utilizzate per la sua realizzazione, in modo che la decisione sulla destinazione di questi beni non sia più affidata alla valutazione discrezionale del giudice, caso per caso come è oggi (art. 240 codice penale). In questa prospettiva, pertanto, nel caso di condanna il giudice ordinerà sempre la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato (i mezzi utilizzati per accompagnare i lavoratori sul luogo di lavoro, gli immobili destinati ad accoglierli per la notte, le cose che ne costituiscono il prodotto o il profitto). La confisca potrà avvenire anche su beni del valore equivalente.

Responsabilità in solido – Si aggiunge il reato di caporalato, di cui all’art. 603 bis c.p., tra quelli per i quali si determina la responsabilità amministrativa da reato da parte degli enti. Lo sfruttamento dei lavoratori produce infatti quasi sempre vantaggio per le aziende, che spesso sono costituite in forma societaria o associativa: accanto alla responsabilità individuale dei singoli soggetti autori del reato, si prevedono specifiche sanzioni pecuniarie, interdittive e di confisca, anche a carico dell’ente medesimo se il reato è stato commesso nel suo interesse o a suo vantaggio.

Indennizzo alle vittime – È inserito il reato di c.d. caporalato nell’elenco di quelli per cui si debba riconoscersi il diritto della vittima all’indennizzo a carico dello Stato attingendo al fondo anti-tratta istituito con legge nel 2003 e incrementato nel 2014.

Rafforzata la rete del lavoro agricolo di qualità – Viene rafforzata l’operatività della Rete attiva dal 1 settembre 2015. Con la nuova norma si estende l’ambito dei soggetti che possono aderire alla Rete, includendovi gli sportelli unici per l’immigrazione, le istituzioni locali, i centri per l’impiego e gli enti bilaterali costituiti dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori in agricoltura e i soggetti abilitati al trasporto di persone per il trasporto dei lavoratori agricoli. Allo stesso tempo si stabilisce l’estensione dell’ambito delle funzioni svolte dalla Cabina di regia della Rete stessa, che è presieduta dall’Inps e composta da rappresentanti di sindacati, organizzazioni agricole e Istituzioni.

Piano di interventi per l’accoglienza degli stagionali – Le amministrazioni statali saranno direttamente coinvolte nella vigilanza e nella tutela delle condizioni di lavoro nel settore agricolo, attraverso un piano congiunto di interventi per l’accoglienza dei lavoratori impegnati in attività stagionali. Il piano sarà stabilito con il coinvolgimento di Regioni, province autonome e amministrazioni locali e organizzazioni di 3° settore.


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