L’olio punta alla super-Igp regionale

Alla ricerca di nuovi strumenti di riconoscimento basati sull’identità regionale. Il rischio è che “nascondano” le piccole denominazioni locali


super-igp

Oltre alla Igp «Toscano», sono diverse le proposte di riconoscimento di oli extravergine Igp su scala regionale. Si tratta delle Igp «Sicilia», «Olio di Calabria» e «Marche», transitoriamente riconosciute a livello nazionale e in fase di valutazione da parte della Commissione Ue.

Anche per l’olio pugliese è in corso una procedura di riconoscimento di Igp regionale così come per la produzione lucana si è ipotizzato un simile percorso.

Si tratta per certi aspetti di segnali di riadattamento del comparto alle logiche del mercato che spesso pretende semplicità comunicativa e una maggiore riconoscibilità del nome geografico.

Senza contare che la super-Igp rappresenta anche uno strumento che consente (almeno potenzialmente) di ottenere una maggiore massa critica così da poter – anche con l’aggregazione dell’offerta – meglio affrontare il mercato, soprattutto nei confronti della gdo.

Ma con il rischio che, almeno in parte, possa spostarsi il baricentro commerciale a favore del brand regionale, a scapito delle sottostanti Dop di ridotte dimensioni territoriali.

Sotto il profilo territoriale le Dop e Igp sono spesso considerate troppo piccole, non adeguate per affrontare il mercato.

Dall’altra parte, la rivendicazione di Igp regionali rischia di impattare su un preesistente sistema regolamentato fatto di piccole Dop che in alcuni casi rischiano di restare all’ombra delle produzioni di nuovo riconoscimento o comunque di uscirne ulteriormente ridotte.

In altre parole, si tratta di un fenomeno che a livello commerciale potrebbe dirottare l’offerta su poche (forse più promettenti) produzioni territoriali, all’interno di un comparto già fortemente ‘concentrato’ e caratterizzato da una sostanziale leaderschip (non a caso altro brand regionale) della Igp «Toscano».

La leadership Igp «Toscano»

Gli oli extravergine territoriali comprendono tutti prodotti Dop, ad esclusione di una sola Igp, l’olio «Toscano», che è caratterizzato, secondo i dati Istat, dal maggior numero di operatori e di superficie coltivata, circa 66mila ettari olivetati su quasi 110mila assoggettati.

Tra gli oli Dop sono pure presenti riconoscimenti di portata regionale (Dop «Umbria», Dop «Molise» e Dop «Sardegna») ma a livello di fatturato e di export, la Igp «Toscano» rimane in testa alla classifica degli oli extravergine territoriali e, insieme alla Dop «Terre di Bari», copre quasi i 2/3 del valore complessivo.

Una questione, quella del rapporto tra ampiezza dell’area geografica e capacità commerciale, di non poco conto che nel caso dei vini è stata affrontata consentendo di indicare, accanto al nome della Dop o Igp, anche l’area geografica più ampia, come il nome della Regione, così da permettere una più facile individuazione geografica della produzione regolamentata.

Senza contare che il bollino Ue, regionale o meno che sia, rappresenta un punto di partenza e non di arrivo, un tassello nell’ambito di una più ampia strategia di valorizzazione e di agro-marketing.


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