Lattughe, allerta fitofagi

Come combattere i fitofagi che danneggiano la lattuga coltivata in pieno campo


fitofagi

Per combattere i fitofagi che danneggiano la lattuga coltivata in pieno campo, si consiglia di integrare l’impiego dei mezzi di lotta agronomici con quelli biotecnici, fisici, chimici e biologici, nel rispetto delle più scrupolose norme igienico-sanitarie, onde fornire al consumatore un prodotto con i requisiti commerciali richiesti e assoluta garanzia di igienicità.

Sotto il profilo agronomico è importante impiegare per il trapianto materiale vivaistico esente da organismi nocivi per prevenire il diffondersi in pieno campo di intollerabili infestazioni. Inoltre può risultare utile distruggere nelle vicinanze delle coltivazioni le erbe infestanti sulle quali trovano rifugio i fitofagi in grado di trasferirsi sulle colture in atto e compiere danni diretti o trasmettere temibili malattie da virus.

Al termine di un ciclo produttivo è importante raccogliere e distruggere o interrare con una lavorazione profonda i resti colturali rimasti in campo a raccolta ultimata.

Attraverso attenti controlli in campo o mediate il monitoraggio dei parassiti con trappole a feromoni sessuali di sintesi per la cattura dei lepidotteri, vasi-trappola per l’individuazione della presenza nel terreno degli elateridi, trappole cromotropiche per la cattura di afidi e tripidi, ecc, è possibile valutare quando sussiste la necessità di ricorrere all’uso dei mezzi chimici. A questo proposito si raccomanda di utilizzare agrofarmaci in grado di fornire garanzia di efficacia per non essere costretti di dover effettuare ulteriori interventi che implicherebbero ripercussioni a livello economico, igienico-sanitario ed ambientale.

 

Antagonisti e piante biocide

Per quanto riguarda la lotta contro i nematodi galligeni, è consigliabile effettuare la solarizzazione del terreno nei mesi estivi per ridurre il livello delle loro popolazioni o ricorrere alla coltivazione intercalare di piante biocide, rappresentate da Rhaphanus sativus var. oleifera, Brassica juncea, Ruta spp. e Tagetes spp. Interessante è anche l’impiego del fungo antagonista Paecilomyces lilacinus, che agisce sulle uova e sulle larve di secondo stadio dei nematodi.

 

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