Latte in polvere nei formaggi. Scontro produttori-industria

L’Italia ha tempo sino a fine luglio per rispondere ai rilievi di Bruxelles


latte

La Commissione Ue è scesa in campo contro la legge italiana che da oltre 40 anni vieta l’uso del latte in polvere per la produzione di formaggi, mozzarelle, yogurt e altri prodotti caseari, con una diffida del 29 maggio scorso che apre la procedura d’infrazione n. 2014/4170.

Il divieto, esistente solo in Italia, risale a una legge del 1974. Secondo gli uffici della Commissione, la normativa sarebbe contraria alle disposizioni in tema di mercato interno e libera circolazione delle merci. L’abolizione di tale divieto interesserebbe i soli formaggi comuni, e non i formaggi a marchio Dop e Igp che sono soggetti a disciplinari che vietano la produzione con materie prime diverse dal latte crudo.

La messa in mora dell’Italia deriverebbe secondo Daniel Rosario, portavoce del commissario all’agricoltura Phil Hogan «dalla denuncia di un’entità italiana (Assolatte secondo l’agenzia Ansa, ma Bruxelles non ha confermato la notizia), a difesa della libera circolazione delle merci nell’Ue».

L’alternativa della Commissione – Secondo la Commissione europea le disposizioni nazionali avrebbero l’effetto di impedire l’accesso al mercato nazionale del prodotto. Come possibile alternativa al divieto, la Commissione Ue suggerisce di utilizzare un sistema di etichettatura per informare i consumatori dell’eventuale presenza di latte in polvere.

Il Mipaaf ha risposto sottolineando in particolare il diritto degli Stati membri di adottare una propria normativa in mancanza di un’armonizzazione a livello europeo e rilevando che la normativa relativa a Dop e Igp è applicabile solo a determinati prodotti e alle peculiari caratteristiche della zona di produzione.

La notizia ha scatenato una serie di reazioni contarie a quello che è stato considerato un diktat dell’Ue. Numerosissimi gli interventi parlamentari con interrogazioni e proposte di mozioni e ordini del giorno da approvare per supportare il Governo a non cedere a questa richiesta comunitaria.

Gli industriali – La norma italiana contestata dall’Ue (L. n. 138/74) anche a livello nazionale era stata da sempre contrastata, in quanto, secondo i trasformatori, limiterebbe la libera circolazione delle merci nella Ue e porrebbe i nostri produttori di formaggi in una situazione di debolezza concorrenziale rispetto ai produttori di altri Stati membri che possono utilizzare senza alcun limite e condizione la polvere di latte, tralasciando di valutare il fatto della doppia tutela cui puntava e cioè quella della qualità delle produzioni italiane e la prevenzione delle frodi.

Negli stabilimenti – Insomma uno scontro diretto tra l’industria lattiero-casearia e il mondo dei produttori di latte italiani. La divergenza di opinioni tra Italia e Ue va avanti da circa due anni come ha precisato il Vice Ministro Andrea Olivero nel question time alla Camera: «sin dal 2013 la Commissione ha avviato un caso Eu-Pilot nei confronti dell’Italia contestando la non conformità al diritto europeo delle norme vigenti in Italia per la produzione di prodotti lattiero-caseari. Il 19 febbraio 2014 il governo ha spiegato dettagliatamente le ragioni della normativa italiana e ha difeso il divieto previsto dalla L. n. 138/74 a garanzia del prodotto italiano e a tutela dei consumatori. Inoltre il divieto di detenzione di latte in polvere negli stabilimenti dove si produce latte alimentare o prodotti lattiero caseari è strettamente correlato e direttamente funzionale al rispetto del divieto di rigenerazione e utilizzo della materia del latte concentrato o comunque conservate per la fabbricazione di latte alimentare e prodotti caseari e volta a facilitare l’efficacia dei controlli in tal senso».

Escluse Dop e Igp – «L’invio all’Italia di una lettera di messa in mora, prima tappa della procedura d’infrazione – ha sottolineato Daniel Rosario, portavoce del commissario Hogan – non ha nulla a che fare con la politica di qualità dell’Ue, ma solo con il buon funzionamento del mercato unico. Tutti i prodotti italiani tutelati nell’ambito dei regimi di qualità, come le Dop e le Igp non sono interessati in quanto già tutelati dal loro disciplinare di produzione».

Se ne deduce pertanto che l’uso di latte in polvere interesserebbe solo i prodotti standard la cui composizione è libera a patto che le norme di commercializzazione e quelle sanitarie vengano rispettate.

Ora l’Italia ha tempo sino a fine luglio per rispondere alle osservazioni di Bruxelles.

 


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