La strana equivalenza tra bio comunitario e non

Parte dalla Francia, ma si estende anche all’Italia, il malcontento verso il regime d’importazione che non rileva le differenze tra i sistemi produttivi extraUe ben lontani dagli standard europei


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É partita dalla Francia la protesta ufficiale contro il regime dell’equivalenza dei prodotti biologici provenienti dai paesi extracomunitari.

La Fédération Nationale du Crédit Agricole ha presentato il 5 aprile scorso un documento trasmesso poi alla Commissione europea con il quale si evidenzia la distorsione della concorrenza che si verifica tra i prodotti bio comunitari e quelli provenienti da altri paesi extracomunitari ai quali è stata riconosciuta l’equivalenza dei loro sistemi di produzione e controllo a quelli comunitari.

La questione, è stata sollevata dall’Unione dei Gruppi di Produttori di Banane di Guadalupa e Martinica in area di pertinenza comunitaria francese ed è sostenuta dalla Federazione delle Cooperative Ortofrutticole Francesi e alle quali si è associata anche l’Alleanza Cooperative italiane.

Il documento approvato

Nel documento approvato si afferma che gli organismi certificatori dei paesi extra-Ue che certificano la natura biologica dei prodotti agricoli lo fanno attenendosi alle norme bio dei paesi interessati e non alle norme europee.

Questo regime risulterebbe, quindi, ingannevole per il consumatore che non può fare una distinzione tra un prodotto biologico che rispetta i requisiti imposti ai produttori europei dalla regolamentazione europea e uno proveniente da Paesi terzi che non rispettano tali requisiti e che viene esclusivamente etichettato come biologico in regime di equivalenza.

Anche l’Alleanza delle Cooperative Italiane ha confermato che è importante sottolineare i limiti e le gravi conseguenze del regime di importazione che si fonda in su un’equivalenza che implica il riconoscimento di sistemi produttivi sostanzialmente diversi: i requisiti in termini ambientali e di sicurezza fitosanitaria che sono applicati nei Paesi terzi non raggiungono mai gli standard europei.

La non reciprocità

É anche importante ricordare che soltanto alcuni dei Paesi terzi riconosciuti dalla Ue in equivalenza riconoscono a loro volta l’Ue come Paese in equivalenza. Su dodici Paesi terzi riconosciuti in equivalenza da parte dell’Unione europea soltanto sette riconoscono reciprocamente l’Ue in equivalenza. Si consideri che solo a inizio marzo 2017, il Cile, paese grande esportatore di prodotti bio, è entrato in equivalenza reciproca con la Ue.

Nel presentare la lettera inviata al Commissario all’agricoltura Hogan è stato fatto anche presente che sotto il profilo politico i paesi del Nord Europa, fortemente importatori di prodotti bio premono per il mantenimento della procedura di equivalenza. Infatti nella nuova proposta di Regolamento per il Bio, la Commissione vorrebbe passare ad un regime di conformità per i prodotti bio importanti in modo da renderli sempre più rispondenti alle norme comunitarie che sono più stringenti di quelle in vigore nei paesi esportatori.


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