La politica scommette sul settore biologico

Pronto il testo unico sul biologico: riconosciuta la funzione sociale e la sostenibilità


biologico

Un fatturato di 4,3 miliardi, in crescita di oltre il 12% sul mercato interno (settimo mercato al mondo) e del 16% sull’export, oltre 200mila addetti, penetrazione nel 74% delle famiglie italiane (1,2 milioni in più in un anno, +7%), primo Paese al mondo per superficie ad agrumi, secondo per apicoltura e viticoltura, terzo per olivicoltura, quarto per orticoltura e frutteti. 52.588 aziende agricole (+8,1%), 7.061 imprese di trasformazione (+8,2%), 310 importatori (+19,7%), 1.492.579 ettari (+7,5%), pari al 12% della Sau nazionale e sesto posto al mondo.

Questa, in quattro tweet, la fotografia del biologico italiano, il settore con tutta probabilità più promettente del nostro agroalimentare e con tutti gli indicatori in crescita, ma che, finora, era rimasto orfano di un proprio quadro normativo.

Esiste infatti il decreto legislativo n. 220/1995, che dava attuazione al regolamento Cee n. 2092/21991, c’è una serie di decreti ministeriali, tra cui il n.18354/2009 (che attua i regolamenti Ce n.834/2007 e 889/2008), il n. 309/21011 che disciplina le contaminazioni accidentali da fitosanitari e il n. 15962/2013 che fissa le sanzioni per le non conformità. Per tacere della sequela di decreti e note (più di venti) sull’informatizzazione e il Sistema informativo biologico istituito dal decreto 2049/2012, ma che ancora arranca.

Il Mipaaf aveva predisposto il Piano strategico nazionale per lo sviluppo del sistema biologico, che prevede una serie di azioni per lo sviluppo, ma dopo l’approvazione in Conferenza Stato-Regioni il 24 marzo 2016 se ne son perse le tracce…

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