Con la fertirrigazione crescono resa e qualità

Il parere di tre esperti in campo viticolo, frutticolo e orticolo


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La fertirrigazione è una pratica che permette di massimizzare l’efficacia e l’efficienza della concimazione (vedi l’articolo di Carlo Grignani e coll. su Terra e Vita n. 42, pag. 82). Perché questa possa fornire effettivamante i risultati che ci si aspetta, deve però essere effettuata senza dimenticare alcuni semplici ma imprescindibili accorgimenti basilari.

Innanzitutto l’impianto di fertirrigazione deve essere adeguatamente dimensionato (vedi articolo di Walter Biasi su Terra e Vita n. 41 a pag. 64) in funzione della superficie coperta, della coltura e del risultato che vogliamo ottenere. L’ottimale riuscita di un piano di fertirrigazione inizia dalla fase di progettazione dell’impianto microirriguo e delle attrezzature per la solubilizzazione dei concimi e l’iniezione della soluzione concentrata.

Per un’ottimale nutrizione idrico-minerale risulta fondamentale la scelta del tipo di concime e della sua concentrazione nella soluzione a contatto con l’apparato radicale.

L’aspetto probabilmente più delicato della fertirrigazione è la preparazione delle soluzioni nutritive concentrate da iniettare nel sistema microirriguo (vedi articolo di Mauro Schippa e Giorgia Terzulli su terra e Vita n. 39 a pag. 64) con l’utilizzo di specifiche attrezzature denominate “dissolver”.

Ma al di là degli aspetti teorici della fertirrigazione, abbiamo interpellato tre esperti che nella loro attività e nelle ricerche condotte hanno avuto e hanno a che fare con la pratica della fertirrigazione.

Ecco le loro esperienze.

Nel vigneto

Diego Tomasi

Diego Tomasi

«Da anni ci stiamo occupando di fertirrigazione in vigneto nell’ambito della tematica sostenibilità – ci spiega Diego Tomasi, direttore del Centro ricerca viticoltura – Crea-Vit –. Riteniamo infatti che nutrire la vite senza sprechi e in modo fisiologicamente più corretto sia un obbligo di noi ricercatori in un contesto di riduzione dell’impatto ambientale nella gestione del vigneto. Le esperienze non sono state sin da subito incoraggianti in quanto si è dovuto superare uno standardizzato modo di intervenire non sempre conforme alle necessità della vite. Superata questa prima fase, i risultati hanno visto una migliore qualità complessiva, dove gli aromi si sono fatti più definiti e su livelli maggiori (vitigno Pinot grigio), su Merlot le uve sono risultate solo leggermente più zuccherine, ma più ricche in colore (vedi minor vigoria), su Cabernet Sauvignon grazie ad uno sviluppo più equilibrato nella fase vegetativa si è avuta una maggior produzione (+12%), nel Glera si è avuta una tenuta acida tendenzialmente migliore, ma qui stiamo provando ad interessare anche la fase post invaiatura. Da qui si intuiscono le potenzialità offerte dalla fertirrigazione nel condurre anche il percorso qualitativo».

La tecnica della fertirrigazione, abbiamo chiesto a Tomasi, può rappresentare un’opportunità per rendere più competitiva la produzione viticola?

«Accanto ai positivi risultati in termini quali-quantitativi – ci spiega –, che del resto già contribuiscono al risultato economico, ciò che rende questa tecnica certamente praticabile è la riduzione delle unità fertilizzanti fornite. Apportare a livello radicale gli elementi fertilizzanti, già in soluzione, nei quantitativi voluti e nei momenti più corretti, contribuisce a rendere la produzione più competitiva in termini economici grazie ai minori sprechi a cui si aggiunge, come detto, il maggior valore qualitativo dell’uva. La competitività va vista però anche nei termini della sostenibilità ambientale, argomento che il consumatore ben comprende e ben accetta quando la gestione del vigneto si fa più ragionata e meno invasiva. Una competitività quindi complessiva che può riferirsi sia alle produzioni di pregio, sia per produzioni di più largo consumo dove la concimazione è diventata elemento centrale della tecnica viticola. Va però ricordato che la fertirrigazione deve raccordarsi con la completa gestione del vigneto che deve armonizzare la nutrizione con il carico di gemme prima e produttivo poi, con gli interventi in verde e il rapporto foglie/uva, con la gestione del suolo e non ultimo con il risultato qualitativo cercato».

 

Nel frutteto

Duilio Porro

Duilio Porro

«Dalle prove da me effettuate su melo – ci racconta invece Duilio Porro, ricercatore della Fondazione Edmund Mach-Centro trasferimento tecnologico – si è confermato che la fertirrigazione risulta più efficiente rispetto a una tradizionale fertilizzazione con concime granulare, sia per una maggiore veicolazione dei nutrienti verso le radici, sia per questioni fisiologiche intrinseche alle dinamiche di rifornimento per le piante.

Infatti, la modalità di somministrazione dei fertilizzanti tramite fertirrigazione permette ai nutrienti disciolti in acqua in soluzione a concentrazioni ottimali di essere trasportati più rapidamente verso le radici e di raggiungere nel volume di terreno bagnato una superiore massa radicale: ciò favorisce una più elevata efficienza di assorbimento, innalzandola anche del 30%.

La possibilità di frazionare le somministrazioni in più momenti con la fertirrigazione, inoltre, permette di assecondare al meglio le esigenze nutrizionali delle piante, garantendo loro un preciso rifornimento di elementi nutritivi più flessibile nel tempo rispetto alle tradizionali fertilizzazioni, anche se frazionate.

Il successo della fertirrigazione, però, deve essere ricercato individuando le corrette modalità e i tempi di intervento in relazione ai diversi contesti ambientali e pedologici in cui si opera, suggerendo e consigliando adeguatamente la modulazione dei nutrienti e dell’acqua.

Spesso i quantitativi irrigui sono eccessivi, in maggior misura in climi caratterizzati da piovosità consistenti. L’eccesso idrico, ha un effetto negativo più spiccato in caso di utilizzo della fertirrigazione, in quanto la somministrazione di sali disciolti, spesso, per loro natura chimica non trattenuti dal potere assorbente del terreno, li espone maggiormente al dilavamento.

I migliori risultati nell’uso della fertirrigazione richiedono conoscenze relativamente alle tipologie di fertilizzanti da utilizzare al fine di ottimizzare l’efficacia delle somministrazioni delle soluzioni nutritive».

Secondo lei la tecnica della fertirrigazione dovrebbe essere più consigliata nell’ambito dei Disciplinari di produzione?

«La tempestiva sincronizzazione dei rifornimenti dei nutrienti e dell’acqua tramite fertirrigazione, garantendo una più elevata efficienza e riducendo i fenomeni di lisciviazione, può permettere una riduzione delle unità fertilizzanti da apportare, contribuendo così ad un minor impatto ambientale e per tale motivo è necessario tenerla in forte considerazione e consigliarla nell’ambito dei Disciplinari di produzione – risponde Porro –. I consigli, però, non possono prescindere dalla richiesta del tipo di acqua che si utilizza. Infatti, la verifica della qualità delle acque ad uso irriguo, in termini di salinità e di caratteristiche microbiologiche, è il primo passo per favorire una migliore efficacia della fertirrigazione stessa».

 

In orticoltura

Incrocci Luca

Incrocci Luca

«La fertirrigazione proprio per la sua prerogativa di poter fornire basse quantità di nutrienti in interventi ripetuti, permette di ottimizzare la nutrizione minerale delle colture, apportando i nutrienti direttamente nella zona radicale esplorata dalle radici e al momento in cui questi sono maggiormente assorbiti dalla coltura – è l’opinione di Luca Incrocci, ricercatore del dipartimento Disaaa dell’Università di Pisa –. Nei vari anni di attività di sperimentazione che ho condotto sulle colture ortive in serra e in pieno campo, l’adozione della tecnica della fertirrigazione ha, quasi sempre aumentato le rese e la qualità delle produzioni ottenute rispetto alla tecnica di fertilizzazione tradizionale.

I vantaggi dell’uso della tecnica della fertirrigazione, sono esaltati dall’uso di impianti con micro portate e con un efficiente gestione della irrigazione, in modo da limitare anche la lisciviazione dei nutrienti.

Prove effettuate nella zona di Venturina (in provincia di Livorno) su pomodoro da industria hanno dimostrato che l’utilizzo della fertirrigazione abbinata con la gestione idrica controllata, ha permesso una riduzione di circa il 30% dell’azoto applicato nella normale tecnica tradizionale, con un netto miglioramento dei parametri qualitativi della produzione ottenuta (+7% del °Brix)».

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Moderatore ALESSANDRO MARESCA – Giornalista Edagricole

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Il workshop è ad ingresso libero e gratuito fino ad esaurimento posti. E’ necessario preiscriversi on line :

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AL TERMINE DEL WORKSHOP VERRA’ PRESENTATO IL VOLUME

“FERTILIZZAZIONE SOSTENIBILE”

DI CARLO GRIGNANI.

FERTILIZZAZIONE LIBRO


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