Kiwi e batteriosi, prove pratiche di “buona convivenza”

I progressi tecnici e i risultati della ricerca a nove anni dall’esplosione dell’epidemia di Psa


kiwi

Dal 2008, annus horribilis per la coltura dell’actinidia in Italia, molto è stato fatto dalla ricerca scientifica per arginare gli effetti dell’epidemia causata da Pseudomonas syringae pv actinidiae (Psa), agente causale del cancro batterico.

Nonostante i notevoli progressi, non è ancora possibile pensare di essere veramente fuori dallo stato di emergenza. La situazione attuale è, de facto, una stato di convivenza forzata con la malattia. Dal 2010 ad oggi, nella sola Emilia-Romagna, sono stati estirpati 210 ettari, di cui ben 100 nel 2013. Dal 2013 l’entità delle estirpazioni è progressivamente diminuita, ciò ad indicare una situazione in miglioramento dovuta, in gran parte, alle misure di contenimento messe in atto e alla maggiore disponibilità di informazioni sul batterio e sulla malattia. Molti sono stati gli aspetti considerati, ad esempio lo studio (tradizionale e molecolare) dell’epidemiologia del patogeno, la validazione di sistemi di controllo della malattia e l’inizio del percorso per l’individuazione di germoplasma resistente.

Prevenzione prima di tutto

Data l’alta capacità di diffusione della malattia, la prevenzione è fondamentale.

Per questo motivo sono state svolte diverse indagini al fine di individuare tecniche agronomiche capaci di limitarne la diffusione.

In particolare, si è rilevato come un’equilibrata gestione vegeto-produttiva del frutteto sia in grado di ridurre in maniera significativa la suscettibilità alle infezioni di Psa. Lo stress legato a sbagliati o eccessivi interventi agronomici, siano essi relativi alle concimazioni o all’irrigazione, riduce le difese della pianta; in particolare, un’eccessiva irrigazione, una potatura squilibrata o eseguita in periodi impropri (es. fase del pianto) e gli errori nell’apporto di acqua sembrano essere fattori predisponenti alla malattia.

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