Kiwi, anche in Campania si punta sul “giallo”

Superfici contingentate e adeguate tecniche agronomiche incoraggiano il Sud


Kiwi

Le gelate che negli ultimi 3-4 anni hanno colpito il Piemonte, un tempo regione leader per la produzione di kiwi, hanno favorito l’espansione della specie nelle aree frutticole meridionali, compresa la Campania.

In particolare, negli ultimi anni, dopo aver sperimentato diversi rimedi contro la temibile batteriosi, i frutticoltori stanno puntando ancor più sulle varietà di actinidia a frutto giallo, convinti di poter arginare la problematica.

«Il motivo principale che spinge a rischiare su questa tipologia – ci riferisce Enrico D’Aniello, Presidente della Cooperativa agricola ‘Ortofrutticola Lanzi’, i cui soci coltivano circa 60 ettari a kiwi in provincia di Caserta – è connesso con le buone e costanti quotazioni spuntate dal frutto giallo, collocato su alcuni mercati esteri che ne apprezzano le caratteristiche».

Il mercato del kiwi giallo, a differenza di quello verde, non è libero e le varietà in commercio sono proprietà di alcuni Consorzi che ne detengono il brevetto e consentono solo coltivazioni contingentate.

«I Consorzi che detengono i brevetti – spiega D’Aniello – autorizzano alla coltivazione solo una certa superficie. Il kiwi giallo è ormai diffuso in tutti gli areali di produzione nazionali e solo negli ultimi tempi sta prendendo piede anche in Campania, dove fornisce ottimi risultati produttivi». Lo spettro della batteriosi, in passato, aveva scoraggiato i frutticoltori campani che adesso, dopo l’adozione di diverse pratiche di difesa, vedono meno rischioso avventurarsi in questa scelta.

«L’innesto di varietà a frutto giallo su portinnesti di varietà verdi, sperimentato già in altri ambienti colturali – continua il nostro interlocutore – sembrerebbe garantire una certa difesa dal patogeno. Alcuni soci della nostra Cooperativa, quindi, hanno fatto richiesta di coltivare kiwi giallo e, ottenuta l’autorizzazione, hanno provveduto a preparare gli impianti da innestare con le marze delle varietà consortili».

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