L’iscrizione all’Inps come coadiuvante

Non ha rilevanza per dimostrare la qualità di coltivatore diretto


Inps

Domanda

A seguito di una donazione di mio padre, sono ora il proprietario di circa 20 ettari di terreno agricolo e di una porzione di cascina annessa. Ho la possibilità di diventare coadiuvante dell’azienda agricola del cognato (che conduce in affitto solo 2 degli ettari della mia proprietà insieme a molti altri ettari in affitto da terzi).
Se diventassi coadiuvante di mio cognato, pagando i relativi contributi Inps (che mi dicono essere tipici del coltivatore diretto), ricevo il titolo di Coltivatore diretto (e quindi i relativi diritti di prelazione)?
Se sì, bene; se no: diventando coadiuvante (e non ottenendo il titolo di Cd), quando tra due anni aprirò una società agricola coltivando i miei 20 ettari, potrò diventare “nuovo agricoltore” e fare domanda di titoli Pac dalla Riserva nazionale?

Risposta

Ai fini dell’esercizio della prelazione agraria, la definizione di coltivatore diretto è contenuta nell’articolo 31 della L. n. 590/65 a norma del quale è coltivatore diretto chi si dedica in modo abituale e diretto alla coltivazione del fondo ed all’allevamento del bestiame a condizione che la forza lavoro propria e della propria famiglia sia pari ad un terzo di quella occorrente per la normale necessità della coltivazione del fondo e dell’allevamento.

In base alla suddetta definizione, occorre, pertanto, che il coltivatore diretto, coadiuvato dalla famiglia, sia personalmente e concretamente impegnato nell’attività di coltivazione del fondo, dedicandovi una forza lavoro pari ad un terzo di quella occorrente per la normale necessità della coltivazione del fondo.

Per poter esercitare la prelazione agraria, il soggetto interessato deve, quindi, dimostrare di essere in possesso della qualifica di coltivatore diretto secondo la definizione sopra evidenziata.

A questo riguardo la giurisprudenza ha ritenuto che “la prova della qualità di coltivatore diretto, ai fini del riconoscimento del diritto di prelazione, deve essere fornita in concreto: ciò che rileva non è il dato formale della iscrizione in elenchi o altre certificazioni amministrative, bensì l’effettivo esercizio dell’attività agricola con lavoro prevalentemente proprio e della propria famiglia” (Cass. Civ., 20 gennaio 2006, n. 1112).

Leggi la risposta completa di Angelo Frascarelli su Terra e Vita 43/2016 L’Edicola di Terra e Vita


Pubblica un commento