Irlanda, tutti i progetti per l’agroalimentare

Formazione e sviluppo di nuove competenze in primo piano


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Iverde dell’Irlanda è sempre più agricolo. La crisi economico finanziaria che ha duramente colpito l’isola ha fatto riscoprire il valore dell’economia reale e dell’agroalimentare, principale industria del Paese e oggetto di un sostanzioso programma di investimenti nei prossimi anni, come anticipato dal primo ministro Enda Kerry in visita a Expo.

Negli anni compresi tra il 2009 e il 2013, secondo dati del ministero dell’Agricoltura, l’export di tutti i prodotti irlandesi è cresciuto del 4%. Quello di cibi e bevande del 45%. Un balzo che ha contribuito a salvare molte aree rurali dalla povertà, evidenziando la capacità del settore di resistere alle crisi vendendo all’estero. Attualmente il Paese esporta i propri prodotti enogastronomici in 175 nazioni, per un valore di 10,45 miliardi di euro (+3,2 dal 2009). Il grosso della fetta è composto dai prodotti lattiero-caseari (3 miliardi, 29% del totale) e della carne (2,3 miliardi, 22% del totale), in particolare quella bovina. Negli anni della crisi hanno registrato un balzo anche le esportazioni di pollame (+20%), frutti di mare e cibi pronti.

Il principale mercato di destinazione è il Regno Unito (40%), seguito dall’Europa continentale (31%). Insieme rappresentano oltre il 70% delle esportazioni, anche se negli ultimi anni si è registrata una forte crescita delle spedizioni verso l’Asia. Unica nota dolente, ma non isolata, l’embargo russo: l’export irlandese verso la Russia è sceso da 213 milioni nel 2013 a 145 milioni nel 2014 e nel 2015 si prevede un ulteriore netta diminuzione. L’Irlanda, come il resto d’Europa, sta cercando mercati alternativi.

 

TTIP, ok ma non troppo

Non stupisce dunque che l’isola guardi con forte interesse al trattato di libero scambio tra le due sponde dell’Atlantico, ma il ministero dell’Agricoltura evidenzia la necessità di difendere le proprie bistecche dall’attacco di ormoni, ogm (permessi in mangimistica, anche se rappresentano una minoranza dell’alimentazione) e regole meno rigide sul benessere animale.

In questa cornice va inquadrato anche il progetto Wise 2025 (radici locali, obiettivo globale), piano decennale per l’agroalimentare, lanciato a novembre scorso. Ambizioso negli obiettivi e nella strategia. Per quanto riguarda i primi, Wise conta di incrementare entro il 2025 le esportazioni agroalimentari dell’85% (per un totale di 19 miliardi di euro), il valore aggiunto del 70%, il valore dell’agricoltura del 60% e i posti di lavoro di 23mila unità. Si punterà in particolare sulla formazione e allo sviluppo di nuove competenze (tecniche, ma anche manageriali e linguistiche), sull’individuazione di nuovi mercati e target di consumatori, sull’aumento di produttività e sulla sostenibilità ambientale delle produzioni.

 

 

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