Invasioni fitopatologiche, in Italia sempre più specie esotiche

L’Europa cambia approccio con l’adozione di una black list di 37 specie


esotiche

Secondo una recente stima ammontano a circa 12 miliardi di euro i danni provocati in Europa dalle IAS (“invasive alien species”), ovvero da quegli organismi esotici che riescono ad adattarsi in maniera eccellente ai nuovi ambienti, causando danni all’ecosistema e alle popolazioni umane.

Nella maggior parte dei casi le specie alloctone non sono adatte all’ambiente di arrivo e si estinguono rapidamente. A volte, invece, riescono a sopravvivere, riprodursi e insediarsi così bene nel nuovo ambiente da diventare una vera e propria minaccia agli ecosistemi, ai raccolti e agli animali di allevamento, turbando l’ecologia locale con effetti sulla salute umana e serie conseguenze sul piano economico.

In passato le barriere geografiche naturali (oceani, catene montuose, deserti e persino i grandi fiumi) costituivano una barriera fisica invalicabile che impediva lo spostamento delle specie animali e vegetali, contribuendo in maniera significativa alla grande biodiversità del pianeta. È stato in seguito all’intervento umano che queste barriere sono via via cadute e le varie specie sono riuscite ad arrivare in località distanti migliaia di chilometri dal loro habitat naturale. Va detto, infatti, che la maggior parte delle specie aliene invasive (IAS) presenti in Europa è stata introdotta intenzionalmente dall’uomo. L’uso di specie esotiche in agricoltura, foreste, acquacoltura, maricoltura e a scopi ornamentali, orticoli o ricreativi è aumentato esponenzialmente in tutta Europa dagli inizi del XX secolo. Diversi sono i motivi per cui le specie esotiche sono importate: perché crescono più in fretta (consentendo maggiori guadagni economici) ma anche semplicemente perché piacciono (animali domestici, piante da giardino). Per avere una idea della dimensione del fenomeno basta guardare i dati forniti dal progetto DAISIE, finanziato nell’ambito del sesto programma quadro per la ricerca dell’UE, che ha individuato 10 822 specie alloctone presenti in Europa, il 10-15% delle quali avrà probabilmente un impatto economico o ecologico negativo.

 

*Servizio Fitosanitario – Emilia-Romagna

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