L’invasione dell’olio tunisino

Ne arriveranno nella Ue altre 70mila t senza dazio. Per le organizzazioni di settore così si mette a rischio il made in Italy. L’Europarlamento prenderà a marzo la decisione finale


olio

La Commissione commercio internazionale del Parlamento europeo ha approvato la proposta della Commissione europea, espressa lo scorso settembre, di mettere a disposizione, sino a fine 2017, un contingente tariffario senza dazio unilaterale di 35.000 t/anno per le esportazioni tunisine di olio d’oliva nell’Ue, in aggiunta alle attuali 56.700 t già previste dall’accordo di associazione Ue-Tunisia. Con questo gesto la Commissione europea aveva voluto ribadire «l’impegno di sostenere il governo e i cittadini tunisini, approfondire le relazioni tra l’Ue e la Tunisia e proteggere l’economia tunisina a seguito degli attentati terroristici del 2015».

Il provvedimento passa ora all’esame dell’aula per il voto definitivo.

Una proposta accettata dall’Alto rappresentante Ue per gli affari esteri Federica Mogherini, per la quale «circostanze eccezionali richiedono misure eccezionali ». Ma sgradita alle organizzazioni agricole italiane, che già a settembre avevano manifestato il loro dissenso.

«Ancora una volta in Europa il settore agricolo diventa merce di scambio senza alcuna considerazione del pesante impatto economico, occupazionale e ambientale sui nostri territori – afferma il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo –. Il rischio concreto in un anno importante per la ripresa dell’olivicoltura nazionale è il moltiplicarsi di frodi e speculazioni. L’importazione riguarderebbe tutti i tipi di olio di oliva tunisino, per i quali non devono essere rispettati i rigidi requisiti ambientali e fitosanitari cui i prodotti europei devono attenersi: così, oltre a creare sleale concorrenza, verrebbe immesso sul mercato italiano prodotto di discutibile qualità e sicurezza alimentare. Inoltre gli oli di oliva importati vengono spesso mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, una parvenza di italianità a danno di produttori italiani e consumatori. È urgente l’attuazione completa delle norme già varate con la legge salva olio “Mongiello” n. 9/2013, dai controlli per la valutazione organolettica ai regimi di importazione per verificare la qualità merceologica dei prodotti in entrata».

Per Agrinsieme l’accordo dell’Ue sul prodotto tunisino è uno schiaffo agli agricoltori italiani. «La pace nel Mediterraneo non si costruisce sulle spalle dei nostri olivicoltori, che hanno fatto della qualità una bandiera da nessuno riconosciuta sui mercati. Pur condividendo l’obiettivo di solidarietà dell’Europa verso i Paesi terzi in difficoltà socio-economiche tramite azioni commerciali di privilegio, non si possono sempre penalizzare le produzioni agricole mediterranee, come l’olio di oliva».

Superflua è, per Donato Rossi, presidente di Confagricoltura Puglia, la possibilità di chiedere alla Commissione commercio estero la valutazione di medio periodo, a fine 2016, dell’impatto sul mercato Ue e quindi l’eventuale adozione di misure correttive, qualora si rilevino squilibri. «Una valutazione sarebbe stata opportuna prima di assumere decisioni così strategiche. Questa misura danneggia direttamente il made in Italy. L’annata olearia in corso è una delle migliori degli ultimi tempi, per qualità e quantità, ma l’ingresso di olio extraeuropeo vanificherà il margine di vantaggio competitivo delle nostre aziende».

Un emendamento “riparatore”

Ora la parola sul dossier “olio tunisino” passa all’Europarlamento che dovrà esprimere il proprio parere definitivo entro marzo. Paolo De Castro, membro della Commissione Agricoltura del Pe, promette «un emendamento che porti correttivi importanti rispetto alla proposta iniziale della Commissione Ue». Ma i margini di manovra sembrano minimi, se non nulli, se si considera, come osserva Rossi, che «è in fase di definizione un accordo di libero scambio (Aleac) fra Ue e Tunisia che prevede la piena liberalizzazione degli scambi tra le due aree!».

 

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