Insetti per la zootecnia, fonte proteica alternativa

L’aumento globale della richiesta di proteine animali: un problema da affrontare. Ricerca, opportunità e criticità di una nuova tipologia di allevamento


insetti

Nel 2012 la produzione globale di cibo è stata stimata a 8,4 miliardi di tonnellate e le stime demografiche prevedono che la popolazione mondiale toccherà quota nove miliardi entro il 2050; ciò richiederà un aumento della produzione alimentare, stimato dalla Fao (Food and Agriculture Organization) intorno al 70%, e in particolare si prevede un incremento del consumo di carne, prodotti lattiero-caseari e uova.

Sempre secondo i dati della Fao, la richiesta di prodotti derivanti dall’allevamento di animali domestici duplicherà nel periodo 2000-2050, passando da 229 milioni a 465 milioni di tonnellate. Anche la richiesta di pesce, prodotto per il 50% dall’acquacultura è enormemente aumentata.

Questa crescita impressionante della domanda globale di cibo, e in particolare di proteine animali (da bestiame e prodotti ittici), metterà sicuramente in crisi le già precarie risorse del nostro pianeta e impone l’obiettivo di produrre con maggiore efficienza una quantità di proteine animali adeguata a sostenere una popolazione mondiale in crescita sana e con un impatto ambientale inferiore a quello dell’attuale.

L’International Feed Industry Federation (IFIF) indica gli animali da reddito quali polli, pesci, suini, e altri animali allevati, come la componente più importante per garantire la produzione di proteine d’origine animale di elevato valore biologico. Che va nutrita.

La produzione mondiale di mangimi composti è stimata pari a circa un miliardo di tonnellate all’anno e genera un fatturato decisamente degno di considerazione. La produzione o la vendita di alimenti zootecnici avviene in oltre 130 paesi e impiega direttamente più di 250mila persone (Ifif, 2014).

Inoltre l’industria mangimistica europea, con una produzione di circa 153 milioni di tonnellate l’anno, rappresenta circa il 15% del mercato globale dell’alimentazione animale.

La fornitura strategica di proteine anche in questo caso è cruciale e in parte dipende dalla soia, la cui produzione in Europa non è però sufficiente.

A oggi le farine di origine animale e di soia, rappresentano il 60-70 per cento dei costi di produzione. La farina di pesce sopravvive oggi solamente grazie a ritmi insostenibili di raccolta di pesci dell’oceano, soprattutto dal Sud America.

Poiché l’alimentazione animale incide per circa il 60% sui costi di produzione, la crescita della zootecnia dipenderà anche dalla disponibilità e dalla sostenibilità economico-ambientale delle materie prime. Allora perché non produrre più fonti proteiche alternative in Europa? Ad esempio gli insetti…..

 

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