Il regolamento Ue sui fertilizzanti frena sul cadmio

«Per il cadmio – afferma Elisabetta Gardini, relatrice per la Commissione ambiente del Parlamento europeo sul nuovo regolamento sui fertilizzanti – dovremmo accettare i 60 mg/kg e, dopo 12 anni, verificare scientificamente la situazione prima di fare nuove proposte sulla riduzione dei residui». La proposta è emersa nel corso dell’annuale assemblea di Assofertilizzanti


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Da sinistra: Liviana Leita (Crea), Elisabetta Gardini (parlamentare europea) e Francesco Caterini (presidente Assofertilizzanti)

 

«Stiamo lavorando alacremente, per giungere al voto della proposta entro il 30 maggio – ha detto l’onorevole Elisabetta Gardini, relatrice per la Commissione ambiente del Parlamento europeo sul nuovo regolamento sui fertilizzanti, intervenendo all’Assemblea di Assofertilizzanti che si è tenuta questa mattina a Castelbrando di Treviso -. L’interesse sul tema è alto, ma devo dire che l’approccio della Commissione è vecchio di 40-50 anni: oggi, l’agricoltura di precisione, molto diffusa in Italia, a esempio, riduce i contaminanti. In proposito, sul cadmio si sta facendo uno scivolone incredibile. Ci sono proposte che chiedono di ridurre le contaminazioni togliendolo dalle rocce naturali o mescolando le varie tipologie di rocce con provenienze diverse. Ma, così facendo, il fertilizzante diventa meno efficiente. La Commissione propone il limite dei contenuti di cadmio a 60 mg/kg, in riduzione progressiva negli anni, fino ad arrivare alla soglia di 20 mg/kg: il lite più basso del mondo. La mia proposta di sintesi, invece, è quella di accettare i 60 mg/kg e, dopo 12 anni, verificare scientificamente la situazione prima di fare nuove proposte sulla riduzione dei residui, similmente a quanto sostenuto dal Governo italiano. In caso diverso, si corre il rischio di intaccare seriamente il settore delle pmi italiane che, con competenza e qualità, lavorano nel trattamento dei sottoprodotti di origine animale».

«Per stabilire le soglie, l’Ue parte dall’analisi del rischio che, in questo caso, è rappresentato dalla quantità di contaminate che possiamo ingerire – ha sottolineato Liviana Leita, dirigente di ricerca del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria -. Il cadmio entra nella catena alimentare attraverso gli alimenti che, recenti report universitari europei, indicano essere controllati, salubri e di qualità eccellente. Da ciò si evince che la sua assunzione proviene soprattutto dai prodotti di importazione, assai meno controllati. Anche per questo motivo, ritengo che l’attuale proposta della Commissione sia troppo restrittiva».

 

 


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